Nel frattempo, in Africa…

…si è concluso uno dei festival di fumetto più importanti del continente. Il 5° Festival International de la bande dessinée d’Alger. Uno di quei festival di cui quasi nessuno si occupa. Figuriamoci, peraltro, nei giorni tra la Buchmesse e Lucca Comics.

Grazie a Internet, tuttavia, è possibile osservarlo a distanza quanto basta per notare come anche altrove – anche in Africa – le cose si evolvano. Basta poco: basta guardare il palmarès. Che dimostra come la cultura del fumetto si stia sempre più internazionalizzando. Anche là dove gli editori occidentali sono più distanti.

Non è solo questione di concorsi per cosplayers, quindi. Il punto, piuttosto, è che i premi di questa edizione del FIBDA offrono una percezione credibile e interessante dell’orizzonte globale del fumetto: lo scenario mondiale, osservato da uno sguardo africano (algerino). Uno sguardo che sa cogliere il cambiamento in diverse direzioni:

  • la circolazione di produzioni “d’autore” o “indie” che raccontano la società araba contemporanea [il premio a Mhayya]
  • il ricambio generazionale nella scena nazionale e nei paesi dell’area arabo-maghrebina [i premi a Illies & El Amine, e Toudji, e alla rivista egiziana Touk Touk]
  • la crescente consapevolezza delle (difficili) relazioni coloniali tra Africa, Oriente e Occidente (francofono) [il premio a La grippe coloniale]
  • la presenza di autori africani sulla scena europea (francofona) [i premi a Golo e Sonon]
  • le nuove tendenze creative in Asia [la rivista Taiwan Comix, distintasi come finalista nel 2011 ad Angouleme]

Meilleur Album en langue arabe : Ville avoisinant la terrre, di Jorj Abou Mhayya (Dar Onboz / Libano)
Meilleur Album en langue étrangère : La grippe coloniale 2, di Appollo & Serge Huo-Chao-Si (Vents d’Ouest / Francia)
Meilleur Scénario : Golo, per Mes mille et une nuits du Caire (Futuropolis / Francia)
Meilleur Dessin : Hector Sonon, per Toubab or not Toubab (Rivages-Casterman/ Francia)
Meilleur Projet : A contre-pied, di Bensâada Illies & Benali Mohammed El Amine (Algeria)
Mention Spéciale du jury : L’Algérie pour les nuls, di Samir Toudji (Algeria)
Encouragement : Japhet Miagotar, per Une vie volée (Cameroun)
Meilleur Fanzine ou magazine BD : Touk Touk (Egitto)
Mention du jury : magazine Taïwan Comix (Taiwan)

Questo post è anche una risposta indiretta ad alcuni commenti di giorni fa, rispetto alla varietà e ricchezza dell’offerta di fumetto in Italia. Come si diceva, è vero: dopo la Francia, siamo il mercato che offre il migliore rapporto tra quantità/varietà dei prodotti fumettistici. E non solo: rispetto all’Africa vantiamo anche quello che è ormai il principale concorso internazionale, Africa Comics (il cui nuovo bando è in scadenza proprio tra un mese).

Eppure, in tanta varietà, e in tanto impegno cooperativo e para-cooperativo, di fumetto africano non se ne produce né traduce quasi mai. La stessa stampa che si occupa di Africa rappresenta bene questa disattenzione: mentre la francese Africultures offre una sorta di copertura costante sulla scena del fumetto africano (con tanto di rubrica), l’italiana Nigrizia – peraltro eccellente newsmagazine – non se occupa quasi mai.

Anche qui – purtroppo – il fumetto pare un caso esemplare di un discorso più ampio. Certo, la “vicina” Italia aiuta spesso, e molto, l’Africa. Ma non ne parla quasi mai.

Un breve reportage di ActuaBD, e uno del quotidiano algerino LaTribune

A 5000 km dall’Africa: rivoluzioni viste (disegnate) dalla cameretta

Di fronte a notizie come quelle che arrivano ogni giorno dall’Africa, peraltro anche in paesi dove vivono e studiano ragazzi che conosco o seguo (chiamiamolo pure ‘volontariato’), alimentare un blog dedicato al fumetto non mi pare poi questa gran cosa urgente.

Tuttavia, qualche motivo per continuare a occuparsi di fumetto c’è.

Il primo è seguire le vicende e il lavoro di quei disegnatori che, nei paesi scossi dalle drammatiche ‘rivoluzioni’ di queste settimane, contribuiscono con fumetto e illustrazione a dare voce, o a fare da sponda, alle domande o alle azioni dei movimenti di ‘liberazione’. Come ha scritto Al Jazeera, “i cartoonists [l’esempio riguarda l’Algeria] sono tra quelli che sono rimasti ispirati dalla rivoluzione in Egitto e dal suo effetto domino sulla regione”. Nei giorni scorsi ho citato qualche caso particolarmente noto o interessante in Tunisia e in/sull’ Egitto. Ma certamente sono dozzine, se non centinaia, i disegnatori che si stanno dedicando a raccontare e sollecitare gli avvenimenti prendendosi anche, talvolta, un tot di rischi. Disegnatori attivi un po’ in tutti i paesi coinvolti, sia quelli in primo piano come Algeria o Egitto, sia quelli sullo sfondo, come Costa D’avorio, Gabon, Burkina Faso, Kenya, Sud Africa, che pur distanti dall’area maghrebina e mediorientale stanno vivendo situazioni tutt’altro che serene.

Il secondo motivo è invece osservare la partecipazione, anche e soprattutto a distanza, attraverso il disegno. E qui non penso ai numerosi professionisti del political cartooning che – in fondo non è che il loro mestiere – hanno prodotto migliaia di vignette sul tema. Penso invece a due casi. Da un lato il lavoro di networking svolto da progetti come Cartoon Movement, una “piattaforma collaborativa dedicata a editorial cartoons e comics journalism” che ha dato ampio spazio alle vicende africane, grazie al coinvolgimento di illustratori professionisti e non, uniti dal desiderio di contribuire, disegnando, alla costruzione sociale dell’attenzione verso i paesi in rivolta. Dall’altro, il caso del fumetto online Egypt from 5,000 Miles Away, realizzato da Sarah Glidden (il suo How to Understand Israel in 60 Days or Less, tra i graphic novel del 2010 più apprezzati dalla critica americana, uscirà in Italia per Rizzoli) e Domitille Collardey, colleghe e co-inquiline nello stesso studio:

In questo breve racconto postato sul blog dello studio, Glidden e Collardey raccontano “in presa diretta” come hanno seguito gli eventi africani. Ovvero, più o meno come tutti noi: guardando la tv – magari a caccia di Al Jazeera in inglese – usando Twitter – magari tweettando con sconosciuti egiziani – e leggendo online di qua e di là. Perdendo la speranza davanti alle repressioni, ed entusiasmandosi al procedere delle conquiste dei manifestanti. Hanno raccontato la rivoluzione raccontando sé stesse, due giovani ragazze disegnatrici, partecipando emotivamente agli eventi raccontati dai media: da un lato assaporando l’adrenalina dell’evolversi delle notizie, e dall’altro percependo l’amaro retrogusto di chi sa bene che, in fondo, sta partecipando a qualcosa di rischioso sì, ma senza rischiare nulla, coccolato dalla serenità di vivere distanti, a 5000 miglia dalle tragiche difficoltà della realtà.

Un racconto che è aneddotico, semplice, persino banale. Come la nostra quotidianità di spettatori. Insieme lontani e partecipi, grazie a quegli odiosi&amati media – inclusi il disegno e il fumetto – che sempre ci separano e ci connettono.

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