I Peanuts adulti di Crepax

Una tavola assai poco nota di Guido Crepax: un omaggio ai Peanuts reimmaginati come giovani adulti (peppercorns = granelli di pepe, peperini):

Pubblicata nel 1968 sulla rivista della Sipra “Sipra Uno” (che ne ospitò alcune altre), ho trovato ristampata questa tavola sfogliando il supplemento alla rivista “Sipra Due” n.3 del 1969, interamente dedicato a Crepax, che offre – con un testo di Corrado Farina – accanto a un’analisi dei suoi primi fumetti, una ricognizione della sua già brillante carriera pubblicitaria.

Googlando ho scoperto, peraltro, che una decina di anni fa andò all’asta a meno di 400 euro, qui.

Per avermi ‘messo in mano’ questi materiali, un grazie alla Biblioteca dell’Università Cattolica e a Gianni Bono.

Il graphic novel romantico di Roy Lichtenstein

Non è uno scherzo, ma un libro reale: un centinaio di pagine, in cui i disegni di Roy Lichtenstein raccontano la vita di un aspirante artista e la sua storia d’amore con Vicky, classica “girl next door”.

Si intitola Brad ’61, e il punto è che si tratta di un lavoro di détournement, realizzato accostando le celebri tele di Lichtenstein in una sequenza creata ad arte, e in cui lo sviluppo della trama è affidato a semplici didascalie collocate in testa ad ogni pagina, che offre così un nuovo senso alle immagini del pittore.

L’autore è Tony Hendra, ex editor del National Lampoon, e il libro è del 1993. La storia d’amore si sviluppa in sequenze come questa (tre pagine consecutive):

Persino la tela più celebre dell’artista, Masterpiece (1962), acquista un nuovo significato, rappresentando i sogni di gloria del protagonista:

Il lavoro di Hendra pare l’altra faccia di quello svolto da David Barsalou con il suo ormai celebre progetto Deconstructing Lichtenstein. Ovvero: capovolgere, decostruendolo, il senso dell’opera di uno dei più influenti artisti del Novecento. Non tanto però per svelarne il ‘segreto’ del processo produttivo, ma il segreto del suo ‘sapore’ immaginifico.

Partito da storie di azione e romanticismo senza troppe pretese, con Brad ’61 Lichtenstein ad esse ritorna. Non senza ironia, direi.

[Arcifumetti] Flush Gordon, by Joe Orlando

La parodia di Flash Gordon che realizzò, a suo tempo, Joe Orlando:

Le (pazze) lezioni di virtuosismo disegnato di Segar

Che E.C. Segar sia stato uno dei maggiori autori umoristici del Novecento era già chiaro a Vittorini. Figuriamoci a noialtri, che abbiamo l’opportunità di leggere i suoi lavori in un sol fiato, grazie alle eccellenti riedizioni complete che Fantagraphics produce ormai da qualche anno.

Proprio riprendendone in mano una (nel bailamme di queste settimane, tra ricerche puntuali e ritrovamenti fortuiti) mi sono fermato a riguardare le strisce di Sappo, una serie cosiddetta topper pubblicata ogni domenica accanto (o meglio: on top) la serie principale, ovvero ThimbleTheatre/Popeye.

Questa serie è abitualmente poco ricordata. Per un motivo evidente: potrebbe essere un esempio da manuale per il genere “serie geniali andate in vacca”.

Sappo debuttò nel 1920 come una divertente ma piuttosto canonica commedia di situazione, farcita di gag sulle relazioni marito/moglie. Fu solo con l’ingresso di un folle inventore, il professor Wottasnozzle, che all’inizio degli anni ’30 la strip visse una sterzata creativa che la condusse alla sua stagione più interessante. Sull’onda delle folli invenzioni messe in scena dal nuovo personaggio, Sappo divenne una strip ricca di invenzioni grafiche, in una fase in cui la serie principale, Popeye, non aveva ancora espresso il meglio da questo punto di vista. E alla metà degli anni Trenta Sappo poteva persino permettersi di “bucare la quarta parete” della pagina, in una sequenza come questa (10 febbraio 1935):

In realtà, come già anticipato in sequenze come quella relativa all’invenzione di un robot-disegnatore (5 giugno 1932), nella strip (e nella vita professionale di Segar) divenne presto un elemento centrale la pratica del disegno.

Accanto a Sappo, infatti, già nel 1934 era apparsa la prima gag del Popeye’s cartoon club: un vero e proprio corso di disegno durato oltre un anno, con Popeye protagonista. Sappo divenne così, a partire dalla metà del 1935, una sorta di sponda giocosa al più “didattico” corso di Segar/Popeye, e le immaginifiche avventure col professor Wottasnozzle sparirono. Il risultato fu la fine di invenzioni insieme narrative e grafiche, pre-Rube Goldberg, che avrebbero potuto condurre chissà dove l’ormai abilissimo Segar (che peraltro morirà poco dopo, solo 43enne, nel 1938).

Riguardando quelle strisce neglette, però, non si può certo dire che siano di scarso interesse. E anzi, con Sappo trasformato in supporto al nuovo corso “how to draw”, Segar si sbizzarrì in virtuosisimi che confermano, a mio avviso, la sua grandezza all’epoca.

E allora ecco qua una serie di quelle strip. In cui Sappo-disegnatore interpreta in modo originale un esercizio classico del virtuosismo nel disegno: trasformare alcuni segni apparentemente scollegati e poco o nulla figurativi – dai numeri ai nomi di persona – in caricature efficaci ed espressive [cliccare x ingrandire]:

Disegni di mani che disegnano (parole)

Guardando autoritratti di disegnatori, un dettaglio fra tutti mi è sempre parso particolarmente interessante: le mani all’opera.

Disegnarsi mentre si disegna è piuttosto ovvio e naturale, per un disegnatore. Ma proprio per questo le differenze contano. E l’abilità – la capacità autoriflessiva – di alcuni mi è sempre apparsa nei tentativi di esprimere non solo il semplice gesto, ma la processualità dell’atto stesso di disegnare; e disegnare quel segno, quelle forme. Di più: suggerire insieme un gesto, un processo, e persino un atteggiamento.

Spulciando tra i disegni raccolti su Comicartfans, ho trovato un paio di splendidi esempi, declinati su un ulteriore sotto-aspetto: mani che disegnano parole.

E le parole che emergono dall’atteggiamento cpmulsivo e scomposto di un corpo che disegna ‘sempre’, anche quando dorme; o quelle manipolate come un filo da dipanare, un gomitolo che è un costrutto grafico – ci dicono davvero tanto di quei grandi disegnatori che erano (sono) Harvey Kurtzman e Joost Swarte:

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