Angouleme 2012 warm-up in 6 mosse (3): incontri parigini

Se andare ad Angouleme significa anche fare tappa nella capitale, un altro piccolo rito pre-festivaliero sono:

3 > incontri parigini.

Come è ovvio che sia, dietro agli incontri che i ‘festivalieri’ organizzano in questa settimana di gennaio, si incrociano ragioni diverse, professionali e personali.

Quelle professionali sono banali: si decide di incontrarsi tra autori editori giornalisti (e fumettologi), soprattutto per aggirare il caos e la fatica dei giorni angoumoisini. Parigi è certamente la capitale produttiva del fumetto europeo, e in molte redazioni il clima in questi giorni è concitato – come inevitabile a ridosso del festival – ma il passaggio ’obbligato’ di tanti professionisti rende i giorni pre-Angouleme un momento utile per discutere e lavorare tra persone abitualmente distanti. Fumettologi inclusi.

E poi ci sono le ragioni personali. Che dal mio punto di vista – per quel poco che può interessare qui – riguardano la possibilità di ritrovare un po’ di persone, tra cui autori e professionisti italiani del fumetto stabilitisi a Parigi nel corso degli ultimi anni. Gli expatriés del fumetto nostrano, che tra arrivi e partenze hanno ormai costituito una (anzi: più d’una) comunità. Fatta di supporto pratico-logistico ai ’nuovi arrivati’, condivisione di studi/uffici e contatti di lavoro, e un regolare confronto artistico-professionale che mescola l’identità italiana con la conoscenza sul campo del contesto francese.

Gli italiens à Paris sono un insieme composito, e in parte frammentato per appartenenze, sia generazionali giovani/anziani, sia di matrice culturale e/o editoriale (la dialettica popolare/”d’autore” unisce e separa, come sempre è stato e sarà). Ma in quella piccola galassia, nelle occasioni cui mi è capitato di trovarmici immerso o coinvolto, quel che è chiaro è che non manca di certo una grande energia creativa: gli italiani qui non sono, come talvolta ha raccontato certa stampa, artisti “in fuga” o creativi “baciati dalla fortuna”. Sono per lo più 30enni (verso i 40) con una sana ed evidente voglia di fare, di affermarsi, e di cercare strade che corrispondano ai propri talenti e alle proprie ambizioni.

Una piccola galassia che ormai riesce a ritagliarsi spazi editoriali e di attenzione critica non irrilevanti (come testimoniano articoli come questo). Perché popolata da autori fortemente motivati, in grado di discutere con competenza non solo del lavoro proprio e quello altrui, ma di caratteristiche degli editori e di gusti dei singoli editor, di condizioni contrattuali e di dati commerciali. E di alimentare una naturale, decomplessata competizione ‘nazionale’ tra italiani e non-italiani. Perché gli italiani anche qui, portano con sé i segni di una genealogia cui – volenti o nolenti – sanno di appartenere. Con i limiti e le opportunità che questo comporta.

Quest’anno ho fatto in tempo a rivederne solo alcuni. Ma anche quest’anno c’era una new entry: un bravo autore trasferitosi da pochi mesi. E siccome le ragioni, come dicevo, talvolta sono anche personali – il semplice piacere di ritrovarsi e chiacchierare – può accadere che “prepararsi ad Angouleme” significhi anche ricordarsi dei banali segni di un incontro.

In questo caso, punteggiato da: disegnacci, fogliacci, e pessime foto (le mie):

Paperino by Giacomo Nanni

Tintin by Manuele Fior

Pippo by Luigi Critone

Paperino by Manuele Fior

Fumettologo simpsonizzato by Luigi Critone

Annunci

Italieni: Reviati in Francia (premiato)

Gennaio è il mese del festival di Angouleme, e purtroppo nessun italiano correrà quest’anno per un premio nella Selection Officielle (l’anno scorso vinse Manuele Fior – mettiamola così: quest’anno “si salta un giro”).

Nel frattempo, però, un autore italiano ha conquistato un altro premio: quello attribuito dalla rivista dBD, il principale magazine francese dedicato a prebubblicazione e informazione sul fumetto.

Un premio ‘minore’, certamente, ma pur sempre un segnale. Congratulazioni dunque a Davide Reviati, miglior libro straniero per il suo Etat de veille (in Italia: Morti di sonno, Coconino Press):

Fumetto popolare italiano in Francia, tra i chiari di luna

Il fumetto popolare italiano, in Francia, non se la passa bene. Ormai da decenni.

Sono passati i tempi del boom di Pepito, ed è finita la stagione delle “bédé de gare” zeppe di prodotti Bonelli, EsseGesse eccetera.

L’editore filo-italiano principale, oggi come oggi, rimane Casterman, grazie al successo dell’unico vero longseller internazionale di casa nostra, Corto Maltese. Ma un po’ di buon fumetto popolare italiano fa capolino nei cataloghi di diversi editori. Incluso il relativamente piccolo e sconosciuto Clair de Lune, editore di manga, bédé e diversi fumetti nostrani.

Tra questi ci sono sia titoli classici (Tex, Diabolik, Storia del West, Martin Mystère, Nick Raider) sia titoli recenti, come ESP, Dampyr, Caravan, il one-shot bonelliano Stria e persino i meno noti Lambrusco & Cappuccino, Don Zauker, Luana o Gaki:

La notizia, infine: sarà proprio Clair de Lune a portare in Francia, per la prima volta, Grazia Nidasio, con Stefi e Valentina Melaverde. Una piccola, buona notizia per la circolazione della migliore tradizione del fumetto popolare italiano.

L’Italia vista da Angouleme

E anche per quest’anno, è finita. Terminato l’abituale ciclo di lezioni al Master in Fumetto dell’EESI di Angouleme, torno a casa con l’ennesima doppia conferma: del talento fumettistico degli studenti di questa università, e della qualità del progetto formativo.

Grazie all’energia e alla visione soprattutto di Thierry Smolderen, è stata – as usual – una bella occasione per chiacchierate fumettologiche lunghe e distese, in quello che è ormai un inevitabile punto di ritrovo per i fumettologi di mezzo mondo (quest’anno, chiacchiere e scambi su colonialismo e fumetto, con il documentatissimo storico americano Mark McKinney).

Dagli studenti di quest’anno, tra le piccole gratificazioni per un docente, i burocraticissimi fogli di “verifica presenze”. Che alcuni di loro hanno trasformato in giochi disegnati, arricchendoli con la presenza di degnissimi studenti immaginari:

Cioè, non-so-se-rendo-l’idea, persino Cora (by Antonio Rubino):

Di questa settimana in Francia, mi dispiace solo una cosa: avere saltato i festeggiamenti post-elettorali dei referendum italiani. Per fortuna, comperando una delle testate locali più diffuse, sono stato accolto da questa prima pagina:

Dylan Dog, il film, anzichenò

In giro per Milano ho già visto diverse locandine. E dopodomani debutta nelle sale.

Il momento di andare a vedere il film tratto da Dylan Dog, insomma, è arrivato per tutti. E non avendo la minima voglia di parlarne qui, rimando a chi lo ha già (in parte) fatto, con doverosa ironia, ovvero Nanni Cobretti:

  1. è ufficiale e definitivo che non c’entra proprio un cazzo col fumetto;
  2. Brandon Routh mette davvero il “Dog” in “Dylan Dog”;
  3. non riesco a credere la sfacciata incoscienza con cui ci buttano in faccia i credits dei produttori i quali corrispondono nell’ordine a due clamorosi tonfi al botteghino (Terminator Salvation e Superman Returns) e a un film che non è ancora uscito (Cowboys & Aliens).

E infine, il passaggio chiave (quello per i buoni di spirito):

pare un film abbastanza scemo da rischiare di essere divertente.

Poi ditemi anche voi cosa ne pensate. Ah, inclusi i pregi, anzichenò.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: