Bonelli online (con un nuovo sito)

Dopo lunga attesa, Sergio Bonelli Editore ha messo online il proprio rinnovato sito internet (una sua presentazione è qui).

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Finalmente l’editore milanese ha una piattaforma più al passo coi tempi, utile soprattutto per la consultazione del catalogo e delle release, oltre che per qualche contenuto informativo di approfondimento, curiosità e fan-service.

Oggi il sito fatica e va a rilento: un debutto è un debutto. Ma che l’editore leader del fumetto italiano disponga, finalmente, di una vetrina efficace, mi pare una buona notizia.

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Storyboard, addio (ci pensa Amazon)

“I cartoni animati sono fatti al computer?”, si chiedeva qualcuno – fantasticando – trent’anni fa. Oggi, più ancora che la modellazione 3D, la risposta sembra venire da Amazon, che ha lanciato (in fase beta) Amazon Storyteller, un tool online in grado di trasformare ‘automaticamente’ una sceneggiatura in uno storyboard, che funziona grosso modo così:

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Storyteller parte dalla scansione di una sceneggiatura di un film che è stata precedentemente caricata su Amazon Studios. Esso identifica le scene, i luoghi e i personaggi dalle loro descrizioni, e li “seleziona” da una library di centinaia di personaggi, oggetti di scena e sfondi. I registi possono operare nuove selezioni, cambiare locations, oppure possono caricare le proprie immagini.

Storyteller pone il cast di fronte al giusto sfondo in modo che i registi possano concentrare i propri sforzi sull’emozione e l’energia delle scene utilizzando panoramiche e zoom, cambiando le espressioni facciali e le posizioni dei personaggi, aggiungendo veicoli o oggetti di scena o aggiungendo anche didascalie con descrizioni o dialoghi supplementari. Una volta completato, lo storyboard può essere pubblicato su Amazon Studios, dove altri utenti sono in grado di vederlo e di dare un feedback sul progetto.

Tra le conseguenze: uno strumento del genere potrebbe incidere non solo sugli storyboarder ‘puri’, ma anche sul mestiere dello sceneggiatore/autore di fumetti. Più o meno quanto i vari software come Manga Studio stanno già facendo con la pratica di ‘impaginazione’ da parte dei disegnatori. Ovvero, non tanto come mezzo onnipotente per la “sostituzione” di una tecnica e di un’intera professione creativa (lo storyboarder, e/o lo sceneggiatore-fumettista), quanto come opportunità integrativa nei processi di realizzazione di bozze, mock-up, versioni di lavoro – e come supporto (con funzione anche formativa) per le pratiche del fumetto amatoriale e semi-professionale (soprattutto quello attivo su piattaforme online).

Certo, con un limite notevole, per la sintassi del fumetto: costruire vignette come fossero inquadrature può funzionare per alcuni modelli (quello strip-centrico, da Milton Caniff a Tex Willer), ma certo non basta a coprire le ben più ampie necessità della composizione grafica e della mise en page (ragione per cui anche i software di “comics composition” hanno usi e potenzialità molto limitati).

Infine, c’è chi la butta giustamente sul ridere, immaginando improbabili sviluppi *creativi*: “Imagine.  An illustrated comic of yourself and any given Sports Illustrated swimsuit model in your own porn story.  :)”

Adattare fumetti, all’epoca di Twitter

Raramente Twitter viene usato come mezzo “nativo” per la pubblicazione di fumetti. Dati i suoi limiti sul piano visivo, rispetto al fumetto Twitter svolge – più ancora di Facebook o Flickr, che qualche esperimento fumettistico lo hanno invece ospitato – una funzione prettamente social: rilanciare, ridistribuire, condividere fumetti che ‘risiedono online’ altrove (in genere blog/tumblr o pagine facebook).

Un esempio di Twitter fiction fumettistica recente, però, è italiano. E debutta oggi.

Il progetto si chiama #AssangeWikiLeaks, ed è una riproposizione per singole vignette del graphic novel Julian Assange. Dall’etica hacker a Wikileaks, di Dario Morgante e Gianluca Costantini. Più in dettaglio:

#AssangeWikiLeaks sarà pubblicato in quattro tweet ogni giorno, alle 9,30, alle 11,30, alle 13,30 e alle 15,30, trasmessi sul canale @U10Fiction (https://twitter.com/U10fiction), con quattro vignette e quattro approfondimenti

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Un progetto interessante per almeno due ragioni. Da un lato perché rialimenta in modo originale il ciclo di vita dell’opera di partenza, arricchendola di link esterni (foto, video, testi) aggiornati e, potenzialmente, aggiornabili in diretta. Ma anche, dall’altro, perché ripropone in salsa contemporanea uno dei più antichi metodi del repackaging fumettistico: la logica dello “smontaggio” delle tavole in vignette. Una pratica tradizionalmente confinata alle pratiche di adattamento di un albo/libro in formati più piccoli (basti pensare a Corto Maltese, spesso adattato – su volontà dello stesso Pratt – nei più diversi formati). Una logica riemersa online non solo nelle prassi ormai consolidate del rapporto fra pagina web / pagina cartacea (i tanti fumettoblog diventati libri e libri diventati blog/siti), ma anche nella forma ‘atomizzata’ e pulviscolare del flusso di tweet.

E in effetti, la scelta di un lavoro su Assange, alfiere di un’idea della rete come intelligenza (delatoria…) pulviscolare, mi pare tutt’altro che peregrina.

 

La vera candidata

Della campagna elettorale di Zahra, in Iran, mi pare di capire che in Italia si sono occupati finora Repubblica Sera e Il Mondo, ma non il mondo del fumetto. Eppure Zahra è proprio un fumetto: è la protagonista di Zahra’s Paradise, un graphic novel di due autori iraniani che racconta la straziante vicenda – ispirata a fatti reali – di una madre in cerca del figlio, arrestato (e ucciso) dalla polizia del regime iraniano.

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Il graphic novel tornerà fra poche settimane in circolazione, nella collana Graphic Journalism del Corriere. Peraltro, non fatevi ingannare – come accadde a me, quando uscì la sua prima edizione – dallo stile realistico tradizionale, e dalle sue incertezze un po’ naif: Amir e Khalil, per quanto “fumettisti improvvisati”, giocano molto bene la loro partita creativa, sul filo di un’immaginazione poetica, nei testi e nelle metafore visive, tutt’altro che comune. Difficile non ritenerllo una lettura emozionante e commovente.

Vote4Zahra, invece, è la campagna elettorale immaginaria che vede Zahra candidata alle prossime presidenziali in Iran (14 giugno). Zahra è una candidata ideale in un doppio senso: perché eroina idealizzata del graphic novel iraniano più noto di sempre (dopo Persepolis, certo); ma anche perché simbolo femminile perfettamente contemporaneo, in un paese che impedisce alle donne tante, troppe cose. Incluso candidarsi e correre per la carica di Presidente della Repubblica.

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Per quanto fittizia, e con l’aggravante del fumetto – che di “candidati immaginari” ne sforna a ogni tornata elettorale (dagli USA all’Italia), ma quasi sempre in forme e toni tra il ludico, il nerd e l’infantile – la campagna di Zahra è costruita in modo serio e credibile. La madre dello scomparso Mehdi si presenta con una vera e propria piattaforma elettorale, un programma politico che mette al centro alcune questoni chiave: democrazia, abolizione della pena di morte, liberazione dei prigionieri politici, e parità fra uomini e donne.

Il risultato? Vedremo. Ma già ora, vedere tante ragazze, donne – e uomini, e ragazzi – postare proprie foto con in mano i “volantini elettorali immaginari” di Zahra, da Teheran agli Stati Uniti all’Europa, beh, è una di quelle piccole grandi cose nutrienti, che fanno risplendere la rete:

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La dichiarazione finale di Zahra, con richiesta di voto agli elettori:

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Per seguire la campagna, c’è anche Twitter.

Fumetto, nudità, e i paradossi dell’Appstore

Poche righe per segnalare, prima che si faccia troppo tardi, una notizia di un mese fa. Una di quelle da far sgranare gli occhi, ricordandoci quali e quanti paradossi stia ancora producendo la visione di Apple sulla legittimità o meno di alcuni contenuti offerti dall’appstore.

In estrema sintesi: le policy di Apple hanno colpito ancora. Questa volta in Francia. E il punto è che si è trattato di un vero e proprio record: quasi il 40% del catalogo di Izneo, il più vasto appstore francese multi-editore di fumetti, ritirato in seguito alla segnalazione di non conformità da parte di Apple.
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Izneo, come forse ricorderà qualche lettore di questo blog, nonostante il nome infelicemente anonimo è davvero un player importante: lanciato tre anni fa, raccoglie una ventina di editori (dei big mancano solo Glénat e Delcourt/Soleil), associatisi insieme per condividere lo sforzo di una progressiva discesa in campo nel mercato del fumetto digitale.
Da quanto si è saputo agli inizi di aprile, Izneo è stato costretto da Apple a rimuovere la maggior parte del proprio catalogo di fumetti dalla sua applicazione per iPad. Il problema: contenuto «pornografico».
A quanto pare Apple aveva contattato Izneo per comunicare al sito 30 ore a disposizione per rimuovere il proprio (non meglio definito) materiale pornografico dalla app, o la app stessa sarebbe stata bannata dall’AppStore. Izneo ha chiesto chiarimenti su quali tra gli oltre 4.000 fumetti avesse posto problemi, ma Apple non ha fornito dettagli. A quel punto Izneo ha rimosso dalla propria App tutti i fumetti che potevano presentare “un seno, una scollatura provocante, una curva o una posa provocante”. Risultato: Izneo ha ritirato 2800 fumetti su 4000.
Nei giorni successivi, con più calma, Izneo ha avuto il tempo di ripercorrere tavola dopo tavole le opere ritirate, e ha deciso di reintegrarne alcune, arrivando infine a riportare il catalogo da 1200 a 2500 dei 4000 titoli iniziali.
L’enormità del caso sta tutta in tre aspetti:
  • la prima richiesta di Apple aveva più che dimezzato il catalogo. Ripeto: non un catalogo qualsiasi, ma una sorta di “meta-catalogo” che rappresenta in larga misura il mercato mainstream di un intero settore di contenuti (in un solo paese, certo, ma non un paese qualsiasi: il maggiore mercato occidentale, per quel settore);
  • tra i fumetti colpiti da questo provvedimento sono finiti lavori come XIII, Les autres gens o Largo Winch. Serie queste rivolte a lettori adulti, certo, ma tutt’altro che pornografiche (e anzi piuttosto puritane). Non solo: sotto la scure ‘censoria’ sono finite altre serie normalmente catalogate “grand public” come Murena o Djinn. E per quanto possa sembrare incredibile, fra queste altre serie eliminate dal catalogo c’era persino Blake & Mortimer. Come a dire, uno dei più tradizionalisti, conservatori, anodini (sessualmente parlando) fumetti dell’intera tradizione europea.
  • nel frattempo, Apple non ha affatto chiesto di rimuoverli da iBookstore. Dove hanno continuato ad apparire. La richiesta ha riguardato solo la App. Con un problema accessorio: è proprio dalla app che arriva la maggior parte del fatturato di Izneo.
Il problema è evidente: le policy Apple sono contraddittorie, evasive, mal spiegate. E non è certo la prima volta.
Ma ancora più impressionante mi pare un altro dato: che possa essere colpito un intero settore. Un fatto che, evidentemente, dimostra l’attualità di due antichi problemi:
  • la percezione del fumetto da parte dei grandi content carriers come produzione marginale, trattata in modo sostanzialmente residuale: basta un semplice impiegato per operare scelte del genere, con tanto di ultimatum inferiore ai due giorni;
  • e viceversa, la debolezza organizzativa di attori (gli editori, qui riuniti sotto il cappello di Izneo) le cui capacità di relazione industriale, persuasione e lobbying sono tutt’oggi particolarmente fragili, al punto da soccombere all’operato del suddetto “semplice impiegato”.

A voler guardare il lato positivo, un effetto non scontato di questa vicenda è stato che Izneo ha inevitabilmente accelerato nella propria riflessione strategica: o uscire dal mercato, o correre al lavoro per concentrarsi su altre piattaforme. E come ha raccontato a Le Monde, la sfida dei prossimi mesi è quella di guardare con rinnovata attenzione alle piattaforme Android e Windows (quest’ultima particolarmente interessante, visti i promettenti conversion rate delle sue app).

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