Fumetto e diritto d’autore in Italia: fermi al palo [UPDATE]

A quasi tre anni dalla (periodica ri)esplosione del dibattito sul fronte dei diritti e delle tutele per la professione di fumettista, mi sono reso conto di un fatto: non è accaduto nulla.

Dopo tavole rotonde o “Stati Generali” tre Lucca C&G fa, e dopo l’annuncio della trasformazione dell’Associazione Illustratori in una Associazione italiana Autori di Immagini (che comprenda anche i fumettisti) lo stato della questione è riassumibile in due dati:

  1. il primo è che l’AI è rimasta allo stadio precedente: un’associazione rivolta a e gestita da illustratori, che verso il fumetto non si mossa né sul piano delle azioni di reclutamento/coinvolgimento, né sul piano delle proposte operative.
  2. il secondo è che della proposta operativa più concreta emersa a suo tempo, ovvero la stesura di un “contratto modello” da offrire ai fumettisti (soprattutto i giovani entranti) come base per le negoziazioni con gli editori, non si sa nulla.

Quello che dispiace, in questo contesto poco fattivo – che un po’ immaginavo – sono tre cose:

  • che la presidenza AI, nonostante sia stata assegnata proprio a un fumettista – Ivo Milazzo – sia la prima responsabile di questa inazione. I fumettisti dovevano portare idee, iniziative, forza propulsiva, clima federatore. Cosa è successo?
  • che il contratto modello, in realtà, da qualche parte esista. Ovvero: a quanto mi si dice, pare sia stato redatto mesi fa, da un gruppo di lavoro di autori, poi revisionato da un legale competente in materia. Eppure non è ancora stato reso pubblico. Giace forse in qualche casella email?
  • che il dibattito, invece di proseguire arricchendosi di altre questioni (andando anche al di là del “contratto modello”), si è del tutto fermato. Almeno pubblicamente, ovvero per quanto riguarda le concrete attività dei pochissimi soggetti collettivi esistenti in questa professione. Che forse servano altri organismi, altre persone, altre modalità di auto-organizzazione?

Eppure, in Italia, si continuano a organizzare convegni su convegni o petizioni a favore di proposte di legge. Sul tema dei diritti l’AI presieduta da Milazzo organizza ormai un convegno l’anno a Lucca, e uno l’anno alla Fiera di Bologna. D’altra parte si sa: i fumettisti sono maestri di serialità – forse anche applicata ai convegni.

Nel frattempo, altrove (BRIC) si arriva alla concreta presentazione di specifiche iniziative di legge fino in Parlamento. Altrove (Spagna) un’associazione di illustratori composta na numerosi e noti fumettisti ha pubblicato un ampio e utile Libro Bianco. E altrove (Francia) i fumettisti organizzati nello SNAC offrono vari modelli contrattuali, siglano accordi-quadro con gli editori, avanzano nella messa a punto delle questioni di “diritto d’autore digitale” da negoziare, si occupano dell’annoso problema delle ristampe. Eccetera.

Da noi si contestano le detestabili affermazioni di Brunetta (fannulloni) o Fornero (choosy). Per fortuna: concordo.

Ma altrove, in tre anni, si fanno anche delle cose.

[UPDATE]  Nei commenti, l’intervento di un membro del collegio dei Probiviri AI (fra cui un aggiornamento sullo stato della trasformazione di AI in Associazione Autori di Immagini)

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Fred, (meta)pagine sparse

A quanto pare, è mancato ieri uno dei più grandi autori della storia del fumetto europeo, il francese Fred. Uno dei rari fumettisti per ricordare il quale basta postare qualche pagina.

Perché Fred non è stato solo un grande narratore, ma un vero e proprio poeta della tavola. Uno dei pochi che ha saputo raccontare – come Winsor McCay, Will Eisner, Guido Crepax, Gianni De Luca, Marc-Antoine Mathieu – la straordinaria potenza espressiva del dispositivo-fumetto, sospeso all’incrocio tra figurazione, bidimensionalità e spazio dell’interfaccia. Uno dei grandi autori teorici della storia del fumetto, di cui ha illuminato la consapevolezza in opere immaginifiche, giocose, senza età.

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Un mesa fa circa, è uscita una nuova avventura di Philémon. Erano ben 26 anni che questa serie-capolavoro attendeva una novità. Nuova e insieme ultima, sia nel titolo – Le train où vont les choses – che nella vita di Fred. Una fine che preannunciava una fine, forse. La fine di uno splendido ciclo umano e creativo.

Jannacci in due balloons

Quando ero piccino, in Città Studi era facile incrociare il dutùr. Qualche volta a piedi nelle vie dietro casa, qualche altra sulla sua Vespa. Ricordo ancora la volta che, dopo una caduta dalla Vespa, tra edicola e panettiere si era diffusa un’aria da micro-dramma. Ero piccino, e di quella bizzarra celebrità d’antan e di quartiere, amico-di-parenti, francamente mi importava poco.

Quanto fosse interessante la sua musica l’ho capito tardi. Quanto basta per avere voglia, oggi che se n’è andato, di aggiungere il mio piccolo pensiero. Con una piccola storia di balloons.

La storia è quella dell’album “Le Canzoni di Enzo Jannacci“, uscito nel 1968 per Ricordi a ridosso del successo di Vengo anch’io? No, tu no. Un disco che uscì, a breve distanza, in due edizioni. Con una piccola differenza: i balloons.
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Nella prima edizione, il titolo della celebre canzone è riportato, scomposto, in due balloons pronunciati dallo stesso Jannacci. Ma la canzone non è inclusa nell’album: la raccolta assembla solo canzoni (di proprietà Ricordi) precedenti al successo (di proprietà RCA), in cui il riferimento in copertina è solo una sorta di trovata dell’ultimo minuto (tanto pretestuosa quanto geniale, dal nostro punto di vista).
JANNACCI_fumetto2
La seconda edizione, probabilmente successiva a qualche rimostranza da parte della RCA, uscì quindi modificata in un solo dettaglio: il riferimento in copertina a Vengo anch’io? No, tu no! era sparito. Ma non i balloons. Che anzi, a rivederli oggi, proprio in questa seconda versione ‘lettrista’ – ???? !!!! – sembrano contenere l’essenza melodica di quella splendida canzone bastiancontraria.
E sulla storia della versione di Vengo anch’io? No, tu no! firmata Dario Fo, inequivocabilmente più brutta, ha scritto un altro musicista. Anzi, un musicista oggi fumettista: Gianfranco Manfredi, qui.

 

Il gioco della noia

Del raccontare la noia Daniel Clowes ha fatto un’arte. Ma anche un gioco. E più volte. Ovvero, queste tavole:

via fuckyeahdanielclowes

I fumetti di Salvador Dalì

Ebbene, della fumettofilìa di Salvador Dalì si era già detto. Ma dei suoi lavori propriamente fumettistici, beh, in passato se ne è parlato francamente poco. Eppure il fatto è conosciuto da tempo: anche Dalì realizzò fumetti. Eh, già.

La scarsa conoscenza di questo aspetto è legata, certamente, alla scarsa attenzione rivolta alla sua produzione essenzialmente giovanile, riemersa dall’oblìo solo una ventina d’anni fa, in occasione di una retrospettiva londinese dedicata proprio a Salvador Dalí : the early years. A prendersi la briga di fare qualche scansione, Antoine Sausverd, che ha finalmente messo in rete qualche tavola datata 1916, quando il dodicenne Dalì realizzò brevi fumetti monopagina per intrattenere la sorella, all’epoca malata:

Niente di eccezionale, certo. Ma pur sempre un dato interessante. Che diventa ancor più gustoso se si osservano comparativamente – come fa Antoine – insieme ad altre pagine disegnate dall’artista anni dopo, nel 1935, come “storyboard” per il film Les Mystères surréalistes de New York:

via Topfferiana

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