[1001 Fumetti] Hundert Ansichten der Speicherstadt

L’anteprima di 1001 fumetti di questa settimana è dedicata a un’opera tedesca, sebbene pubblicata da un editore svizzero. Un fumetto quasi concettuale, realizzato da un autore dei più tipicamente intellettuali della scena europea degli ultimi vent’anni, Martin tom Dieck, tanto stimato dalla critica – vincitore di un premio Max und Moritz – quanto poco noto (e mai tradotto) in Italia. Non a caso, purtroppo, la sua sola mostra personale in Italia si è vista a Perugia, presso la – ormai chiusa – galleria Miomao.

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Hundert Ansichten der Speicherstadt [Cento visioni dello Speicherstadt], 1997 (Martin tom Dieck, Svizzera)

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Il metodo creativo dell’autore di questo fumetto include l’esplorazione intuitiva e l’improvvisazione di motivi ricorrenti. Egli esplora le immagini nello stesso modo in cui i musicisti jazz esplorano il suono e i poeti dadaisti e surrealisti esplorano l’uso della parola; ha inoltre affinità con l’arte Zen, con Cy Twombly e, nel fumetto, con Il garage ermetico di Jean “Moebius” Giraud.

Martin tom Dieck preferisce lasciare le sue storie alla libera interpretazione, perché preferisce l’idea di una storia non conclusa da lui, ma aperta allo sguardo del lettore. Usa le parole con parsimonia, perché convinto che le parole specifichino troppo, e solo le immagini sappiano celare segreti.

dieck

Due sono i leit motif che marcano l’opera di Martin tom Dieck: l’acqua (con le navi) e la mappa di una città a forma di cuore. Entrambe le figure sono presenti nel racconto muto Hundert Ansichten der Speicherstadt. L’acqua, nelle sue molteplici manifestazioni, appare in tutta l’opera: pioggia scrosciante, bolle d’aria, schiuma, onde, vortici, tsunami, cascate, e luci che si riflettono sopra e dentro questo elemento. L’acqua reagisce in modo molto deleuziano e zen: è sempre la stessa ma sempre in
movimento e diversa; la sua peculiarità sta in quanto può essere diversa e in come si ripete. Tutte queste espressioni dell’acqua e riflessioni vengono magistralmente riportate in maniera quasi caricaturale, ma elegante.

Lo Speicherstadt (un inventivo gioco di parole in lingua tedesca che suona come “città dei ricordi”) è un quartiere di Amburgo, ora in disuso, ma ancora pieno di impressionanti vecchie strutture industriali. Con un po’ di immaginazione, il lettore riesce quasi a vedere che, osservato dall’alto, lo Speicherstadt ha la forma di un cuore. Forse proprio il luogo dove stanno i nostri ricordi più cari, dopo tutto. Secondo il buddismo zen, l’artista e il prodotto del suo disegno devono diventare una cosa sola: un cuore che sente il vibrare della vita.

Domingos Isabelinho

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2 Risposte

  1. secondo me una volta tradotto, ma controllerò

    • Ammetto: anche io ho avuto questa vaga sensazione.
      Ho guardato il sito fumetto-online, e poi Mondo Naif (non so perché ma ho pensato a quella rivista). Poi mi è venuto un dubbio su Blue. Ma lì non ho verificato (e indici completi di quella rivista non ne conosco).
      Dubbio piccino, ma resta.

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