La crisi di Linus come dispositivo

La crisi di Linus è una di quelle notizie che invitano alla discussione e alla riflessione. Quali sono le sue ragioni? Oltre alla crisi dell’editore, intendo.

Perché Linus non è (stata) ‘una’ rivista di fumetti, ma LA rivista per antonomasia. Il contenitore più influente – dopo MAD Magazine – dell’intera storia del fumetto occidentale. E la sua progressiva perdita di centralità – non solo come vendite, ma come capacità di attrazione e influenza – meriterebbe di essere discussa compiutamente, tanto nelle sue motivazioni “interne” (il prodotto, la sua linea editoriale, il suo posizionamento rispetto al pubblico), quanto in quelle “esterne” (la formula editoriale ‘storica’ che ha incarnato, la sua idea di fumetto, la trasformazione dei linguaggi e dei pubblici che l’hanno modellata e, nel tempo, inevitabilmente cambiata).

Delle tante questioni che varrà la pena discutere, per il momento ne sollevo una sola: l’evoluzione di quella “forma culturale” che è la striscia. Una grammatica, un sistema di codici, un dispositivo con cui Linus si è fortemente identificato. Pagandone le conseguenze.

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A differenza di alcuni, non credo molto alla tesi della “crisi delle strips”. Se è vero che le strips hanno perso terreno sulle pagine dei quotidiani, questo fenomeno non va confuso con l’idea di una crisi creativa, né tantomeno con l’idea di una crisi di diffusione. Oggi, infatti, circolano molte più strisce che in passato. Semplicemente, circolano altrove: online.

Il punto, piuttosto, è che la striscia è un dispositivo (espressivo) che oggi fatica a convivere con altri dispositivi (editoriali): i quotidiani e, più in generale, i periodici cartacei – come Linus, appunto. La crisi di Linus, allora, non ha a che fare nemmeno con la crisi – ormai antica – delle riviste di fumetto, ma con la crisi di un modello di relazione fra due dispositivi – strips e riviste – che, uniti e sovrapposti, non corrispondono più ai bisogni di consumo dei lettori odierni.

La questione potrebbe essere spiegata ricorrendo anche a McLuhan. Le strips, in fondo, sono dispositivi semplici, poveri, rapidi, “di sintesi”. Per dirla alla McLuhan, sono dispositivi “a bassa definizione”:

dal punto di vista visivo, una fotografia è un fattore di “alta definizione”, mentre un cartoon comporta una “bassa definizione”, in quanto contiene una quantità limitata di informazioni.

Le riviste cartacee sono invece – oggi più che mai – dispositivi intensi, costretti a fronteggiare il digitale facendosi densi di contenuto, tutt’altro che rapidi, di approfondimento, “immersivi”. Ritenere che un contenuto “a bassa definizione” possa risultare adatto a un medium (la rivista) sempre più ad “alta definizione” è forse la grande illusione di Linus. Una visione distorta di quella che è l’esperienza di lettura/visione che le riviste, oggi, sono sempre più concentrate ad offrire.

La “bassa definizione”, invece, ha il suo territorio d’elezione nella rete. Non a caso, è anche per questo aspetto che le strips si sono tanto facilmente (ri)diffuse in Internet, mentre sparivano dai giornali. E si badi bene: sparivano le strips, mentre nel frattempo (ri)consuistavano spazio altre forme fumettistiche: le tavole. Il rinascimento delle strips in Internet fa il paio, a mio avviso, con il rinascimento delle Sunday pages sui quotidiani. Ed è qui che possiamo comprendere quanto accaduto sia a un quotidiano mainstream come il Corriere (esempio: la doppia pagina del supplemento LaLettura) sia a concept-newspaper volutamente retro’ come i progetti The San Francisco Panorama di McSweeney’s o Wednesday Comics della DC. Nell’editoria dei periodici cartacei odierna, a uscire sconfitta è la grammatica sintetica delle strips, ma non la sintassi delle relazioni fra disegni e narrazioni in vignette/spazi frammentati.

Il futuro del fumetto sui quotidiani e periodici cartacei non è più nelle strips, ma nelle Sunday pages. Viceversa, il futuro delle strips non è nei quotidiani – o nelle riviste cartacee – ma in rete. Per questo, oggi, il principale fattore di motivazione alla lettura di una rivista come Linus non sta nel leggere le strisce di Peanuts, Doonesbury o Boondocks. Lavori eccellenti e persino straordinari, ma che non trovano un ambiente consono nella forma – dispositivo ad alta definizione – della rivista.

Forse è troppo tardi per riconoscerlo, e la crisi della testa fondata da Giovanni Gandini sarà irreversibile. O forse no. Da parte mia, non posso che sottolineare il più recente – e brillante – tentativo fatto da Linus negli ultimi tempi, seguendo la volontà di offrire un contenuto più adatto al dispositivo-rivista: la serie Viaggio in Italia di Tuono Pettinato, avviata solo pochi mesi fa. Cui vale la pena augurare numerose altre tappe:

goethe

 

37 Risposte

  1. Perché Linus non è (stata) ‘una’ rivista di fumetti, ma LA rivista per antonomasia. Il contenitore più influente – dopo MAD Magazine – dell’intera storia del fumetto occidentale.

    Sempre così attento a non sbrodolare, scrivi una frase che avrei potuto scrivere io. Solo che, se la scrivo io si capisce che sto iperbolando come sempre, se la scrivi tu significa che stai ridimensionando l’importanza di hora cero e pilote (forse anche di spirou).
    Spiega!

    • mmmh, sicuro non ti sia già tutto chiaro?

      L’influenza di Hora Cero va distinta dal successo di El Eternauta. E il suo modello è il contenitore di realismo (naturalistico) avventuroso per ragazzini: già “classico” allora.

      L’influenza di Pilote e Spirou è stata più forte. Ma Spirou viene da un’altra epoca (anni Trenta/Quaranta). E Pilote è stata più influente come stilemi, ma non come modello di relazione tra stilemi/contenuti e attori in gioco.

      L’influenza di Linus, imho, è legata alla convivenza di due forze: un anarchico pout-pourri di contenuti e forme (daily strips usate come daily strips + tavole + interventi storico-critici), unito a una nuova relazione tra quei contenuti e il loro pubblico (dichiaratamente adulto, con l’innesto consapevole della parte più colta e riflessiva).

  2. uhmmmmm… se sull’importanza cruciale di LINUS posso essere totalmente d’accordo non lo sono sulla forma crisi descritta. Non è la striscia o il contenitore quello che sta andando / è andato in crisi. C’è un più vasto problema culturale occidentale che sta abbandonando la forma tipicamente novecentesca senza aver trovato ancora un valido sostituto. In rete c’è tutto e c’è niente, e la strada intrapresa da NEWSWEEK si sta rivelando totalmente fallimentare.

  3. la prossima volta che usi l’aggettivo anarchico per significare cose anche belle ma infilate a cazzo, ti sputo, Caro Matteo, ti sputo.

  4. dario: la crisi delle riviste cartacee è, appunto, una “crisi”: la morte di molte corrisponde a un mutamento più ampio. E non necessariamente negativo: di Newsweek potremo anche a fare a meno, se il suo solo modello era di replicare un’idea di “copertura informativa”. Poco credibile: e infatti online non porta con sé chissà quale capacità di attrazione.
    Ma le *belle* riviste prosperano (vedi XXI siècle, Monocle, Feuilleton…). Saranno un bene di *lusso*? Nulla di strano o di male: vedere un film il sabato sera, oggi, non lo è forse anch’esso (allo stesso prezzo, ma con minore durata e riutilizzabilità, peraltro)?

    boris: sei il solito monopolista (di quell’aggettivo). Ti dedico questa lettura presa sett. scorsa (incluso il disegno in copertina): http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=325#

  5. “Il futuro del fumetto sui quotidiani e periodici cartacei non è più nelle strips, ma nelle Sunday pages”.

    Spiegare per favore il senso di questa frase? Perchè sinceramente non si capisce. Viene buttata lì e basta.

    Comunque per risalire la china Linus di materiale ne avrebbe, e soprattutto l’indirizzo da seguire. In USA ci sono miriadi di strip che in Italia non vengono pubblicate che andrebbero riscoperte e scoperte. E’ un discorso che ho fatto già sul forum di comicus e ora anche qui.

    Dick Tracy di Staton e Curtis, Freshly Squeezed, Prickly City, Blondie solo per citarne alcuni. Altrimenti non ha più senso chiamarsi “Rivista di fumetti e altro”, quando è più “altro” a farla da padrone rispetto ai fumetti.

    Si dovrebbe analizzare il fatto alla radice di questa crisi, e cioè che Linus da anni non sia più la rivista che era all’inizio, cioè quello che era la Corno per i supereroi Marvel. Scorprire le strip non fa più parte di loro, forse perchè mancano i personaggi deputati a questo.

    Non ci sono più i Baldoni, i Del Buono ecc.

    Come si fa a ritenere quello di Pettinato un “tentativo”, quando il quadro è desolante per tutta la rivista? Sono sempre le stesse strisce a essere pubblicate da anni. Molte che meritavano sono scomparse senza motivazioni. Un pò riduttivo analizzare senza avere il quadro completo e senza affrontare il quadro completo.

  6. Da qualche giorno mi interrogo sul perché comprassi così discontinuamente Linus, e mi sono reso conto che faccio fatica a trovare il motivo per cui lo comprassi ancora.
    Se escludiamo un attimo i fumetti, circa metà delle pagine erano riempite da testi per lo più poco interessanti, non abbastanza specialistici, vecchi, e nel caso volessero essere divertenti, esempi perfetti del non-divertente. La rubrica “cedo cane perché morto” era il nosferato della comicità. Il rugby e l’enigmistica non mi fanno impazzire, e di tutti gli altri argomenti trovo cose migliori sul web. L’unica rubrica che leggevo con piacere era quella di cinema, e non vado al cinema da anni.
    Sui fumetti ne scrivo dopo. Buona giornata.

  7. con tutto il bene che voglio agli amici di Eleuthera, e con quanto è bella la copertina di Bad trip, io questi anarchici editori non li capisco. Spacciare un’antologia di scritti occasionali (e datati, dio quanto datati, di nonno Bakunin per un suo diario di viaggio in italy) mi sembra inutile e un po’ fuorviante; e poi, quelli della Robin, la lettera agli amici italiani, che è la parte portante del libercolo Eleuthera, l’hanno pubblicata prima e meglio. bah! perdonami, so che questo sfogo, qui ci entra niente.

  8. quello che ha scritto non ci sono più i Baldoni, intendeva scrivere non ci sono più i Cavalloni, vero? ditemi di sì, vi prego!

  9. carlo: la frase che evidenzi mi pare la logica conseguenza delle righe immediatamente precedenti.
    Sul resto delle cose che dici (“sempre le stesse strisce”, ecc), sono piuttosto d’accordo. Anche se il punto che sollevo è un po’ diverso: ritengo illusorio che Linus possa sopravvivere come “rivista di strisce”.

    giorgio: la rubrica “cedo cane” non la ricordo nemmeno. Il che mi pare un sintomo.

    boris: in realtà, grazie. Ho capito che ho comprato una sòla. Lo regalo a Tuono Pettinato?

  10. piacerebbe convincere Tuono Pettinato a farci un fotoromanzo, visto che si occupa di viaggi in italia, sui movimenti di Bakunino tra Bologna e Locarno con lui nella parte del pensatore anarchico. Ci somiglia pure, un po’, no?

  11. La differenza che evidenzi tra la sintesi e la densità non mi sembra però così determinante per quanto riguarda le strisce e le tavole, ci sono strisce molto più dense di tavole… L’unico motivo per cui continuavo a comprarlo era doonsbury, perle ai porci e cul de sac, che comunque potrei leggere in lingua originale su web. La questione densità mi sembra pregnante in un altro senso: rispetto allo spazio illimitato del web, lo spazio limitato della rivista dovrebbe portarmi a una selezione strettissima: in un centinaio di pagine non ci si può permettere riempimenti, cose così così, incertezze. Ogni pagina deve essere una bomba, perché se devo fare la fatica di cercare e scegliere posso farla gratuitamente sul web, e con risultati migliori. Sui fumetti italiani presenti mi dilungherò forse dopo. Buon appetito.

  12. Sbaglierò, ma a me la formula di Linus sembrava esaurita già negli anni Ottanta. Non dubito che la rivista di Del Buono fosse rivoluzionaria, ma già con Fulvia Serra non mi pare che facesse un grande servizio al fumetto: striscie buttate lì un po’ a caso, spesso senza presentazioni e senza informare i lettori del perché di certe scelte o cambiamenti improvvisi, spazi enormi dedicati ad autori italiani certamente non fondamentali… insomma, la mia impressione era che i fumetti fossero considerati un riempitivo per gli spazi lasciati liberi dagli inani dibattiti politico-culturali con la partecipazione di Ivan Della Mea, che procedevano con scarsa o nulla interazione coi fumetti che li affiancavano. Perciò smisi di leggerla.

    Quanto a Baldoni, avrà sicuramente grandi meriti, ma ha perlomeno la grave colpa di aver firmato la prima traduzione di una pietra miliare del fumetto come “Dark Kinght Returns”, una cosa improponibile piena di strafalcioni e approssimazioni.

  13. Linus chiude? Ottima notizia. Un fumetto di sinistra in meno. Se sarà così, si tratterà di uno dei pochi effetti benefici della crisi: liberarci di un fumetto di sinistra. E speriamo che non sia un caso isolato.

  14. ERICH: 16 A ZERO, TUTTI A CASA !!!

  15. attendo gli auspici anche da chi vorrà essere “liberato” pure dai fumetti di destra. Così ci resteranno solo quelli di centro.

  16. No, c’è una differenza sostanziale.

    I fumetti di sinistra sono ispirati ad una ideologia che non ammette il dialogo con le altrui idee e modelli di società. L’unico sistema accettabile, secondo questa visione, è il modello socialista. Come strumento di difesa estremo, si fa uso della “demonizzazione” dell’avversario, che non viene considerato un comune contradditore, ma un pericoloso elemento che mina la stabilità del sistema socialista e tale avversario va eliminato o reso impotente (nelle dittature ciò avviene con la violenza, nei sistemi non dittatoriali con le campagne di denigrazione e di diffamazione. Quest’ultima è un comune strumento utilizzato storicamente dalla sinistra italiana).
    Le idee della destra e del centro non soffrono alla prospettiva del colloquio e del confronto di idee. A differenza della ideologia di sinistra, il dialogo viene concepito come strumento di crescita condivisa. Ciò che, sul piano pratico, si traduce in un sistema sociale che permette all’individualismo di convivere con la necessità di fare fronte alle esigenze di tutela di beni collettivi.

    La storia (basti pensare ai Paesi dell’ex-Europa orientale e ai disastri che l’economia socialista ha creato nelle loro società determinandone una palese involuzione ed arretramento rispetto ai modelli occidentali) ha bocciato tutti i tentativi di imporre sistemi socio-politici di tipo socialista, mentre quelli di centro-destra sono comunemente accettati e compatibili con uno sviluppo normale delle società.

    Ciò posto, è un bene che fumetti di sinistra scompaiano proprio perché così facendo, viene ad essi impedito di diffondere i segni deleteri del socialismo, che sono incompatibili con la crescita e l’evoluzione delle società civili.

  17. un pirla di questa portata lo prendono subito a scrivere per Fumetti d’Autore.

  18. Matteos, ma sti troll d’annata dove li trovi? Non pensavo ce ne fossero ancora in giro che si sbattono così. Addirittura il socialismo! Forse questo da la misura definitiva di quanto fosse antico Linus… Pace all’anima sua. (a luglio esce di nuovo comunque)

  19. sempre detto, io, che si ti fai troppo socialismo doventi cieco.

    Giorgio: sì, esce il 5 luglio. Suggerirò loro di fare un prossimo speciale “Linus di destra”. Contenuto principale: le strips del tardo Li’l Abner. Altri suggerimenti?

  20. tavole qui e là di Tintin nel paese dei soviet,

  21. il primo Dick Tracy accostato alle storie sugli anni di Piombo del commissario Spada

  22. e tanto, tanto, tanto Fremura

  23. mmmmh, il primo Dick Tracy non lo ricordo, ma a occhio ci sta. Spada non mi convince, invece: critico verso il brigatismo sì, ma di destra non sarei così certo.
    Tintin ci starebbe, ma se iniziamo con le “pagine scelte” allora non finiamo più😉

  24. Il socialismo è la religione del male, perché utilizza l’odio verso modelli sociali alternativi come carburante per sostenere la propria lotta. Ma tutto ciò è illusorio. Quando al diverso punto di vista si reagisce con il disprezzo, si finisce per sottolineare la debolezza delle proprie idee.
    Si offende, si denigra, si ridicolizza in un tentativo disperato di alimentare la forza della fede nelle proprie idee quando questa (l’idea socialista) al contatto con altre idee vacilla.
    Ciò posto, non mi sorprende il tono di disprezzo dei commenti successivi al mio primo intervento. Né mi sarei mai aspettato confutazioni al suo contenuto. La sinistra non dialoga (perché non sa farlo), ma attacca, demonizza, ridicolizza ciò che è diverso pensando (illudendosi) così di far prevalere le sue idee. Ma è una illusione, che la storia ha fin subito dimostrato.
    In un commento, ad esempio, si sbeffeggia Fumetto d’Autore che, guarda caso, è un sito di destra.
    Quello che più è indice di tristezza è la chiusura mentale: si è portati ad odiare, sbeffeggiare, ecc. solo perché si ha paura del pensiero degli altri. Solo perché si teme di scoprire che quello in cui si crede è pura vacuità e danneggia, soprattutto, lo spirito umano, che non si evolve più. Grazie comunque della “vostra” attenzione.

  25. tante cose ma solo una: la striscia non è morta su carta, sarebbe viva ma una due pagine per volta, non paginate a cazzo.

  26. massimo galletti…scusa ma forse non ho afferrato il concetto di cio’ che hai scritto, puoi esplicarlo meglio?

    per erich: stai fulminato!,Parli di chiusura mentale e poi sei il primo a gioire per la “chiusura” di linus… mah!
    Parliamo di striscie và ; che quelli come te mi mettono malinconia…

  27. Un altro messaggio che conferma una realtà storicamente accertata. Chi è di sinistra, anche inconsapevolmente, non accetta il dialogo, ma sminuisce, ridicolizza e attacca il contraddittore che manifesta una idea di società diversa da quella propugnata dal socialismo (che la storia ha bocciato). Si potrebbe cogliere l’occasione di un sano confronto. Invece, rilevo in molti messaggio un chiaro disagio avente due cause: mancanza di argomenti per confutare le mie affermazioni; mancanza di bagaglio culturale necessario allo stesso fine.
    Il riferimento alla chiusura mentale per chi è di sinistra era diretto unicamente al meccanismo psicologico di tutte quelle persone che, aderendo al modello socialista, scoprono amaramente di non potere dialogare nè di averne i mezzi. La chiusura di Linus è da salutare con gioia in quanto essa favorisce la scomparsa di uno strumento di canalizzazione di idee socialmente e politicamente aberranti.
    Si parla di una sua riapertura sotto altro editore e in tal caso mi auguro che cambi anche l’impostazione. In caso contrario, sarò felice se dovesse richiudere e ardentemente spero che avvenga.

    • caro erich, il fatto che tu abbia idee diverse da quelle di sinistra è legittimo. E mi va benissimo: nel fumetto gira troppa gente sinistrorsa. Non sono più i tempi di quel buon vecchio Tex Willer destrorso dal sopruso facile…

      Ciò di cui non ti rendi conto, è che una rivista che continua a ospitare capolavori come Calvin & Hobbes, Peanuts o Doonesbury (per non dire dei passati Pratt, Crepax, Buzzelli – tanto per dire a caso) non può essere ridotta a “strumento di canalizzazione di idee socialmente e politicamente aberranti.”. Peraltro, pubblicando Lil’Abner, ti ricordo che ha veicolato uno dei gioielli del fumetto umoristico chiaramente collocato a destra.

      Insomma: se ti interessa distinguere il buon fumetto da quello mediocre, dovrai riconoscere a Linus alcuni meriti. E se anche quella testata si colloca più a sinistra di quanto mai vorresti, resta da rispettare e apprezzare per quanto ha saputo (e almeno in parte, ancora sa) offrire.

      Con rispetto, dunque: esprimiti e critica duramente chi vuoi. Ma guarda anche la realtà in faccia. Informati su cosa ha pubblicato e pubblica Linus. Ed evita di farti troppi film. C’è il rischio che si rivelino cazzate. Con rispetto.

      • Che ognuno abbia proprie idee non solo è legittimo, ma anche normale, così come è legittimo e normale manifestarle e proporle in un confronto civile. La sinistra, purtroppo, è sempre stata aliena da questo modello comunicazionale. L’unico sistema che accetta è quello proprio del socialismo, che è disposta a difendere duramente.
        I politici di sinistra, infatti, vedono ogni contesa politica come una battaglia, una guerra e non come un confronto. Te ne accorgi dai toni duri, durissimi in alcuni casi, che utilizzano. L’avversario politico non è meritorio di alcuna considerazione, ma va estromesso (e nei paesi ove è stata insediata una dittatura del proletariato, sappiamo come hanno funzionato queste “estromissioni”). Una politica militarizzata.
        La ragione dell’odio che alberga nel cuore della sinistra è figlio delle sue origini: vessati per secoli da una classe dispotica (il padronato), hanno accumulato un odio feroce contro di essa e ambiscono a distruggerla. Per farlo devono annientare il fondamento su cui essa si basa: la proprietà privata. Agli occhi della sinistra, chi ha di più è un criminale, chi possiede di più è un nemico del popolo, chi è più intelligente o ha più qualità è un nemico, perchè potrebbe usare quelle abilità per dominare gli altri. Al vertice dello Stato Socialista deve porsi il collettivo. L’individualismo è un peccato e va combattuto. Tutti devono avere nella stessa misura e non possono ambire ad un miglioramento se questo non passa per il miglioramento generale.

        Tornando a Linus (mi scuserete per questa divagazione), sicuramente non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ma siccome un discorso particolareggiato suonerebbe noioso e richiederebbe uno studio attento del fenomeno, è più semplice trascorrere ad un livello più generale e dunque se Linus è una testata di sinistra, per i motivi sopra esplicitati, fruendo attraverso di essa una concezione della società che è antitetica allo sviluppo dell’umanità (la storia lo ha dimostrato), è normale (per quanto mi riguarda) augurarsi che chiuda.

  28. Credo che la lamentela del buon Galletti si riferisca alla disposizione interna delle tavole del fumetto. Il suo “non paginate a cazzo” è inequivocabile.

  29. […] “La crisi di Linus è una di quelle notizie che invitano alla discussione e alla riflessione. Quali sono le sue ragioni? Oltre alla crisi dell’editore, intendo. Perché Linus non è (stata) ‘una’ rivista di fumetti, ma LA rivista per antonomasia. Il contenitore più influente – dopo MAD Magazine – dell’intera storia del fumetto occidentale. E la sua progressiva perdita di centralità – non solo come vendite, ma come capacità di attrazione e influenza – meriterebbe di essere discussa compiutamente, tanto nelle sue motivazioni “interne” (il prodotto, la sua linea editoriale, il suo posizionamento rispetto al pubblico), quanto in quelle “esterne” (la formula editoriale ‘storica’ che ha incarnato, la sua idea di fumetto, la trasformazione dei linguaggi e dei pubblici che l’hanno modellata e, nel tempo, inevitabilmente cambiata). Delle tante questioni che varrà la pena discutere, per il momento ne sollevo una sola: l’evoluzione di quella “forma culturale” che è la striscia. Una grammatica, un sistema di codici, un dispositivo con cui Linus si è fortemente identificato. Pagandone le conseguenze…” Articolo completo: click qui. […]

  30. “Il contenitore più influente – dopo MAD Magazine – dell’intera storia del fumetto occidentale…”

    Non stai esagerando?

    E’ una rivista di sinistra ed è meglio che chiuda. In questo modo, infatti, i messaggi aberranti che profonde non saranno più canalizzati.

    Non si può mascherare da “fenomeno culturale” ciò che non lo è. La sinistra è un’ombra che minaccia il futuro dell’umanità. La storia l’ha bocciata e ora anche se non si parla più di comunismo o di socialismo, i germi di quel veleno sono presenti e ben mascherati in quella che molti definiscono “cultura di sinistra”.

    Io non vedo cultura nei messaggi che annientano l’uomo come individuo.

    Linus chiude (e chiuderà anche nella nuova versione che si dice aprirà) perchè la Forza purificatrice della storia l’ha infine raggiunto.

  31. Ragazzi, scommettiamo che quando leggerete questo stralcio di uno dei neurodeliri di Erich vi passerà la voglia di dargli corda e non farete altro che compatirlo?:
    “Checchè ne dicano i lettori di sinistra, l’omosessualità è una grave disfuzione del normale sviluppo della sessualità delle persone e chi è diretto verso il suo stesso sesso e non verso il sesso opposto continua a porsi in modo distonico rispetto ai comuni valori della morale. L’omosessualità dovrebbe essere bandita dalle serie a fumetti, anche perchè descrivere un supereroe come omosessuale significa renderlo più debole, oltre che provocare reazioni di disturbo nei lettori e nei genitori (che sicuramente non gradiscono che i loro figli leggano storie con protagonisti omosessuali). Aggiungiamoci anche che l’Italia è un Paese Cattolico e la Chiesa considera giustamente l’omosessualità un pericolo per i sani valori cristiani. La Bibbia condanna l’omosessualità in vari punti, tra cui Levitico 18, 1-30 e 20, 1-27. Se X-Factor (vol. 1) chiuderà, almeno non ci sarà più modo di diffondere il richiamo di storie con precisi contenuti omosessuali e questo sarà un bene.”
    Don’t feed the troll!

  32. Eccetto Topolino.

  33. […] “La crisi di Linus è una di quelle notizie che invitano alla discussione e alla riflessione. Quali sono le sue ragioni? Oltre alla crisi dell’editore, intendo. Perché Linus non è (stata) ‘una’ rivista di fumetti, ma LA rivista per antonomasia. Il contenitore più influente – dopo MAD Magazine – dell’intera storia del fumetto occidentale. E la sua progressiva perdita di centralità – non solo come vendite, ma come capacità di attrazione e influenza – meriterebbe di essere discussa compiutamente, tanto nelle sue motivazioni “interne” (il prodotto, la sua linea editoriale, il suo posizionamento rispetto al pubblico), quanto in quelle “esterne” (la formula editoriale ‘storica’ che ha incarnato, la sua idea di fumetto, la trasformazione dei linguaggi e dei pubblici che l’hanno modellata e, nel tempo, inevitabilmente cambiata). Delle tante questioni che varrà la pena discutere, per il momento ne sollevo una sola: l’evoluzione di quella “forma culturale” che è la striscia. Una grammatica, un sistema di codici, un dispositivo con cui Linus si è fortemente identificato. Pagandone le conseguenze…” Articolo completo: click qui. […]

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