Con l’agricoltura si mang(i)a

Uno dei manga più sorprendenti degli ultimi mesi è Moyasimon. Tales of agriculture. Una commedia (scolastica) scientifica, ambientata in una facoltà di agraria, con qualche elemento fantastico.

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1) Un primo fattore di questa sorpresa è nel contenuto: l’ingrediente principale nell’ “arredo narrativo” della commedia sono i germi. Il protagonista, infatti, ha la bizzarra (e misteriosa) abilità di percepire a occhio nudo – e interagire – con ogni genere di microrganismi. Germi e batteri sono quindi veri e propri co-protagonisti della serie, onnipresenti sia come oggetto (nelle varie vicende di Tadayasu & C.) che come soggetto, in alcune sequenze in cui assistiamo alle loro stesse ‘microvicende’.

Scansione6Se mettere in scena microrganismi non è certo una sfida troppo difficile (tanto meno per chi è stato allevato alla visione di Siamo fatti così), farlo mantenendo una equilibrio fra il registro ludico e quello scientifico – peraltro senza crogiolarsi nello scatologico – non è da tutti. Scansione5

2) Un secondo aspetto è l’uso dei cosidetti free talk a bordo pagina, e in particolare gli spazi ai margini esterni delle tavole. In questi microspazi l’autore esplicita il suo lavoro – insieme narrativo e pedagogico – dotando di personalità (per quanto abbozzate) i vari tipi di germi che via via si affacciano sulla scena, e di cui impariamo a conoscere le caratteristiche organiche e comportamentali.

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In questo, la riuscita di Moyasimon mi pare sia legata alla ‘fortuna’ del concept. Se nei free talks dominano, abitualmente, faccine dei personaggi (o autori) – schizzati o superdeformed – in funzione di alleggerimento o commento, qui l’autore colloca una gran quantità di rappresentazioni schematiche di germi, quasi fossero (micro) “schede” infografiche. La natura micro (e pervasiva) dei germi, così come del loro character design, li rende particolarmente adatti a popolare gli interstizi delle tavole. Un’idea che rende i free talks più integrati graficamente e meno futili diegeticamente, rispetto alla prassi maggioritaria nel manga.

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3) Ma se questi aspetti sono ciò che fa il metodo e il tono di questa ‘gustosa’ commedia, il vero punto è altrove. Ovvero, nel suo immaginario.

Detto in modo un po’ tranchant: in Italia, una commedia di ambientazione agricola e dal piglio scientifico-pedagogico, pare inimmaginabile. Nonostante l’idea di Italia come terra del gusto, nonostante la diffusa percezione della qualità della nostra alimentazione, nonostante Slowfood e la moda “food” come ingrediente sempre più centrale dell’immaginario nazionalpopolare… nonostante tutto ciò, il fumetto italiano sembra non accorgersene. Per parlare di agricoltura, e della sua dimensione scientifica, e del suo insegnamento, ci voleva tutt’altra cultura della terra e del gusto. La vera sorpresa: che per raccontare qualcosa di cui l’Italia possiede un evidente ‘sapere’, ci voleva un manga. (e non insisto su un altro celebre esempio: il vino).

Eppure, come indicano alcuni dati della Coldiretti, qualcosa sta cambiando nell’immaginario nazionale sulle scienze agricole. Chissà se, e quando, anche il fumetto italiano riuscirà a registrare questi segnali. Tadayasu va benone – ma forse anche Mario potrebbe essere di nostro gusto.

Bonus: dall’epilogo del primo tankobon, una breve lezione di Scienze – con codino finale adolescenzial-geek. Anch’esso molto, molto giapponese.

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7 Risposte

  1. Geniale… naturalmente in Italia di ‘agricoltura a fumetti’ si parla solo a proposito di Nonna Papera e Ciccio…🙂

  2. Se posso intromettermi, stavolta vorrei contraddire il buon Matteo Stefanelli, anche se lui non ha colpe perché non c’è ancora notizia ufficiale di ciò che sto per dire…Qualcuno che in Italia capta queste cose c’è. Con BeccoGiallo stiamo lavorando ad un libro a fumetti sulla cultura agricola e sulla produzione alimentare sostenibile da qualche mese, assieme ai G.A.S. di alcune parti d’Italia. Per ora non si può dire di più perché è tutto ancora in fase embrionale.
    Ma spero di farvi sapere di più a breve!

  3. Sarà un segno dei tempi, e del ritorno dei giovani all’agricoltura, ma in questo momento nelle fumetterie italiane c’è anche un altro manga di ambientazione simile, Silver Spoon, che mi sembra godibile: rispetto a Moyasimon è ambientato in un istituto superiore di agraria, anziché in una facoltà universitaria, (di conseguenza) il registro narrativo è più realistico/seriale (la vita degli studenti nel convitto e la graduale maturazione olistico-fisico-spirituale del protagonista sono forse IL topos dei bildungsroman in salsa manga, comunque ben padroneggiato dall’autrice), la capacità divulgativa è forse persino superiore. Non fosse che sta in Giappone, vien voglia di iscriversi a quella scuola superiore e imparare a fare la pancetta di maiale con le proprie manine.

    P.S. Scopro ora con sommo sbigottimento che Silver spoon è campione d’incassi in patria! Il Giappone è davvero un altro mondo…

  4. Sembra divertente, anche se il taglio mi pare orientato ad un pubblico molto giovane.

    Consultando la wikipedia inglese ho scoperto che la serie originale ha già all’attivo 10 tankobon!!! Oltre ovviamente ad anime e telefilm.

  5. paolo: il punto che sollevavo riguarda l’immaginario pop(olare), e quindi non credo che un graphic novel abbia la stessa ‘significatività’ dei progetti seriali che citavo. Ma quel che dici è comunque una ottima idea: bravo/i.

    matteot: splendido suggerimento/integrazione. Graz.

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