Chabon su Eisner (di nuovo)

Tutto ciò che aveva da dire su Will Eisner, Michael Chabon lo ha scritto in quel sorprendente affresco storico/fumettologico che è Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Tuttavia, recentemente ho letto un ulteriore, breve testo di Chabon. E mi è parso una sintesi perfetta: sia della brillante e lucida competenza fumettistica di Chabon, sia della figura storica di Eisner.

Si tratta dell’Introduzione scritta da Chabon per Will Eisner: una vita per il fumetto, la biografia di Bob Andelman uscita in queste settimane per Double Shot (la cui edizione italiana, peraltro, è arricchita da ulteriori materiali/interviste  a cura di Andrea Plazzi). Un breve profilo del perché Eisner è stato un individuo tanto influente per il fumetto: non solo un artista di straordinario talento – nonostante alcuni aspetti controversi (per esempio questi) – ma anche uno straordinario imprenditore.

1 Copertina -una vita per il fumetto

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All’epoca in cui stavo cominciando ad amare i fumetti, Will Eisner era Dio. […] Tutto quello che sapevo di Will Eisner lo avevo letto in The Great Comic Book Heroes di Jules Feiffer, già protegé di Eisner. […]

Quando nel 1996 mi accingevo a intervistare Will ero un po’ più informato e avevo appena cominciato a scrivere il romanzo che sarebbe diventato Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Una parte fondamentale del lavoro di preparazione era stato procurarmi tutto quanto ero riuscito a trovare di Eisner – The Spirit, i romanzi a fumetti, i libri di teoria del fumetto – ed era diventato ovvio come Feiffer avesse ragione. Eisner aveva introdotto innovazioni radicali nella pagina a fumetti – alcune adattate dal cinema, altre dal teatro, altre ancora dalla tradizione figurativa delle belle arti – e anche solo questo costituiva un contributo importante. Ma la cosa stupefacente del suo lavoro con Spirit – tutte le sue trovate e la perizia tecnica, le inquadrature ardite e l’uso radicale dell’illuminazione – era quanto ancora apparisse nuovo e fresco, dopo cinquant’anni di costante imitazione da parte di autori grandi, meno grandi e dei loro eredi.

Da questo punto di vista era come Quarto potere. E in un certo senso Will Eisner e Orson Welles si stagliano come personalità parallele nei rispettivi linguaggi. Entrambi erano prodigiosamente dotati e già in gioventù riuscirono a mettere le mani su uno strumento – uno studio hollywoodiano, un syndicate editoriale – che avrebbe permesso loro di mettere in luce quei doni in maniera spettacolare. Entrambi avevano un occhio incredibilmente acuto per il talento altrui e il bernoccolo necessario per metterlo al servizio dei propri obiettivi e delle proprie ambizioni. Entrambi furono d’ispirazione sia nascosta che palese, come pietre miliari e termini di confronto, per le generazioni di registi e autori di fumetti che li seguirono.

Ma Will Eisner aveva – era – qualcosa che Orson Welles non riuscì mai, non si permise mai o non ebbe mai la costanza di essere: Will Eisner era un uomo d’affari nato. Era sia Welles che David O. Selznick, Brian Wilson e Clive Davis. Era operaio e dirigente. Era il talento e la persona incaricata di licenziarlo. A volte firmava le buste paga e altre era tra quelli che dovevano tirare la cinghia finché non fosse arrivata la successiva. Apriva società, discuteva contratti, acquisiva diritti, confezionava e vendeva progetti editoriali per terzi. E mentre praticava questo capitalismo da manuale, sognava, scriveva e disegnava. […]

Will Eisner era un grande artista e un abile imprenditore; entrambe le cose, indissolubilmente. Ed era una cosa di lui che amavo molto. Più di cinquant’anni dopo l’uscita in edicola dei primi numeri di Blackhawk e Doll Man e delle altre serie che aveva prodotto per la Quality Comics insieme al socio Jerry Iger, ricordava ancora i dati di vendita, i nomi dei distributori, i minuti dettagli dei successi e dei flop. E capivo come per lui tutto ciò fosse assolutamente interessante e importante quanto i dettagli di un tratto a china, o la quantità di informazione che si poteva comprimere e poi vedere esplodere da tre vignette una dietro l’altra. A volte possono esserci molte strade per la felicità di un uomo; altre volte, assai meno.

Ma grazie al suo spessore artistico e al suo acume, al modo in cui si ritrovava e si muoveva nel mondo, come un artista che lavorava per denaro e come un imprenditore che lavorava per l’arte, credo che fosse giunto vicinissimo a trovare una di quelle strade. Sì, fu realmente così fortunato.

Estratto dall’introduzione di Michael Chabon, dal saggio Will Eisner: una vita per il fumetto, pubblicato da Double Shot. Copyright edizione italiana: Double Shot – divisione comics Bakufu Enterteiment srl – Copyright 2005, 2013 Bob Aldeman. Progetto editoriale Symmaceo Communications – https://www.facebook.com/Symmaceo?fref=ts

 

5 Risposte

  1. Spazio ombelicale, ma è incredibile come Chabon faccia lo stesso parallelo tra Eisner e Welles che era venuto in mente a me qui, sempre parlando di The Spirit su “Lo Spazio Bianco”:

    http://www.lospaziobianco.it/18633-Citizen-Spirit-maschera

    La realtà è che il parallelo viene quasi spontaneo, visto che si affermarono negli stessi anni. Evidentemente, come per i vini, anche per gli autori ci sono annate straordinarie🙂

    • figurati: quel parallelo non è una ‘novità’ di Chabon. Anche se funziona perfettamente.
      D’altro canto, l’idea di Orson Welles come “gigante culturale” pare buona per un “Mito d’oggi” di Roland Barthes, no?

  2. […] Chabon su Eisner (di nuovo) Tutto ciò che aveva da dire su Will Eisner, Michael Chabon lo ha scritto in quel sorprendente affresco storico/fumettologico che è Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Tuttavia, recentemente ho letto un ulteriore, breve testo di Chabon. E mi è parso una sintesi perfetta: sia della brillante e lucida competenza fumettistica di Chabon, sia della figura storica di Eisner.Si tratta…[Questo è solo un sommario. Fate click sul titolo della notizia per leggere l'articolo completo dal sito di provenienza.] […]

  3. […] quattro testi sono dedicati interamente al fumetto: uno su Eisner (pubblicato peraltro anche qua), uno più in generale, e due dedicati a opere specifiche, Julius Knipl di Ben Katchor e American […]

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