Roy Mann: quando Sclavi rifiutò Magnus

Roy Mann è un fumetto-fumetto in molti aspetti.

Il protagonista è uno sceneggiatore di fumetti. La vicenda è un esplicito omaggio al fumetto di fantascienza anni Trenta, à la Flash Gordon. E la trama stessa è una mise en abyme sulla creazione di un (assurdo universo in forma di) fumetto.

La particolarità di Roy Mann è che si tratta di un divertissement perfetto. Un risultato reso possibile da un Micheluzzi ormai maturo e in gran forma, e da uno Sclavi che si applica a una delle sue specialità: il piacere nel giocare con trame fatte di paradossi e sorprendenti scatole cinesi. Per questo la sua riproposta in questi giorni, per Rizzoli Lizard, si candida ad essere una delle riedizioni di fumetto italiano dell’anno.

Quello che non sapevo di questo lavoro, invece, è che il primo disegnatore coinvolto nel progetto non fu Micheluzzi, bensì Magnus. I cui pochi schizzi realizzati sono presentati in coda al volume (e un paio qui: il logo e una tavola):

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Col senno di poi, quella di Sclavi mi pare una scelta legittima e saggia. La volumetria di Magnus, e la sua linea energica, non avrebbe reso lo stesso servizio alla più longilinea e secca immagine dello splendido retrofuturo che Micheluzzi riuscì a costruire. Ma mi pare anche questione anche di ironia e recitazione: la figurazione di Magnus tendeva all’ironia passando solo per il grottesco, una torsione dei corpi la cui recitazione era legata più alla deformazione che alle circonvoluzioni della linea. La figurazione più classicamente naturalistica di Micheluzzi, e il suo segno più sottile e grafico, vinsero la sfida.

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Giornalismo e fumetto, ovvio

Da sabato 20 il Corriere della Sera sarà in edicola con una collana di allegati fino a pochi anni fa impensabile. Si chiama Graphic Journalism, e presenta una selezione di 20 opere del cosiddetto “fumetto di realtà”, tra libri di vero e proprio comics journalism, graphic memoir e biografie storiche.

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Tre dettagli, dunque. E una semplice premessa: sono felice che questa collana sia partita. Anche se dubito possa attendersi cifre comparabili a quelle – per citare la concorrenza – dell’attuale collaterale “Dylan Dog – la collezione storica a colori” proposto da Repubblica. Ma il solo fatto che possa portare in edicola, e con il marchio del principale quotidiano italiano, capolavori – sì: capolavori – come ben due libri di Joe Sacco, o lavori pure straordinari come Morti di sonno di Davide Reviati, Persepolis di Marjane Satrapi, Quaderni ucraini di Igort e altri, mi pare un segno positivo, da registrare con il dovuto ottimismo. Perché questa collana offre una sensata dimostrazione del lavoro di una generazione di autori, editori e critici, impegnati da circa vent’anni in un’idea di fumetto che ha raccontato la realtà, insistendo sull’osservazione e l’analisi del presente, del territorio, della Storia. Non molto – non abbastanza – ma qualcosa di utile e giusto, questo sì.

Il primo dettaglio, dunque: ai testi introduttivi ci alterneremo Paolo ed io. Non ci capitava dai tempi della collana Graphic Novel con Repubblica. Per i collaterali destinati a vendere un decimo di Tex, siamo gente allenata.

Secondo dettaglio, più importante: di 20 uscite previste, 19 sono riedizioni di titoli già usciti, mentre una è un inedito. Si intitola La seconda volta che ho visto Roma, l’autore è Marco Corona, e dalle pagine che ho visto è uno splendido, immaginifico volo pindarico. Uno dei graphic novel italiani più interessanti dell’anno (fidatevi – e prendete nota).

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Il terzo dettaglio: questa selezione si avvicina, fatta la tara dell’inevitabile baricentro nel catalogo Rizzoli Lizard, all’idea di quello che pare un vero e proprio Canone nascente del comics journalism contemporaneo. La sola presenza di Delisle e Sacco occupa il 25% della collana – il che corrisponde all’idea del comics journalism che ormai è penetrata nel mondo stesso del giornalismo italiano. Un mondo che, a quanto pare, sembra avere definitivamente accettato il fumetto nel proprio orizzonte espressivo e metodologico. E se lo ha capito persino l’Ordine dei giornalisti della Lombardia – qui sotto la copertina di un recente “Tabloid”, il periodico dell’Ordine – abbiamo una speranza: che la presenza del graphic journalism, ormai, sia qualcosa di ovvio. Un linguaggio fra i tanti, da insegnare ai giornalisti che verranno.

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Thatcherismi (by Tom Gauld)

Migliore satira a fumetti del momento contro la deregulation thatcheriana: Tom Gauld

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Salone del Mobile 2012: svuotafiles

Lo so, è iniziato il Salone del Mobile, ambiente ricco di stimoli e luogo di grandi opportunità per il linguaggio del fumetto, in grado di trasformare Milano in un delirante patchwork di cose & persone.

Avendo però poco tempo per visitare questa edizione, mi sono ricordato di avere accumulato diverse foto mai postate dall’edizione 2012. Lo faccio oggi. Partendo da una vetrina (in piazza Cadorna) che sembra uscita dritta dal festival di Angouleme:

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In Fiera, il meglio – fumettologicamente parlando – della scorsa edizione l’ho visto con la brillante autopresentazione da parte di Gruppo Sintesi: un vero e proprio fumetto che rivestiva le pareti esterne di un piccolo ‘villaggio’ in legno:

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Tra le sedie, ho notato una certa Gulp prodotta da Adrenalina:

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Immancabili i pezzi di arredo su licenza Sanrio, qui in versione bagni by Sanicro:

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Come sostengo da sempre, i balloon “arredano” un sacco – anche quando non servono a nulla:

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L’uso del fumetto in chiave “spiegone” para-infografico:

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Al Salone Satellite dello scorso anno, gli stessi pannelli indicatori degli stand erano a forma di balloons:

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Ma parliamo di prodotti e marchi importanti. Zanotta. Che in una breve rassegna stampa sulla sua leggendaria poltrona Sacco del 1968 non poteva non includere una menzione speciale. Quella, forse, di cui andare più fieri: essere inclusi in una sequenza dei Peanuts

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Sempre nel Salone Satellite, fiorivano citazioni pro giovani (designer) sottolineate da grafiche in stile balloon:

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Anche Gufram, marchio ultrapop, ha fatto ampio uso di balloons nell’allestimento 2012:

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Infine, una foto per tutte. Che riguarda l’uso più diffuso – e da sempre – del fumetto nei contesti di allestimenti d’interni. Chi con Tex, chi con Diabolik, chi con supereroi, e chi con Dylan Dog: “il fumetto arreda”. Non solo le nostre librerie:

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Buon Salone (e Fuorisalone) 2013.

Divina evasione

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da Trino, di Altan

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