Intanto, intanto

Il formalismo non è mai piaciuto troppo agli autori del fumetto italiano. Rispetto alle tradizioni americana e francese, dalle nostre parti non si sono viste che rare esperienze di scrittura vincolata o esperimenti di restrizione, come quelli praticati (e resi celebri) in letteratura dal gruppo Oulipo, che nel fumetto hanno generato lavori come quelli dell’ Oubapo o come il memorabile 99 modi di raccontare una storia di Matt Madden.

Il che non è mica un difetto, intendiamoci. Soprattutto non lo è se pensiamo a lavori come il Pinky di Mattioli, straordinario giocoliere di un formalismo tanto leggero quanto spassoso. O se pensiamo a un altro esempio recente, che media tra obiettivi narrativi ‘straight’ e sensibilità formaliste, come la serie Intanto Altrove di Ratigher, in corso di pubblicazione sulle pagine di Vice magazine:

intanto altrove1 75

Quello che l’autore descrive come “Il primo fumetto in cui accade tutto nel medesimo istante” non è che una serie di brevi fumetti monopagina, ciascuno di quattro vignette, in cui sono presentati (più che ‘raccontati’) eventi che si svolgono nello stesso momento, ma in luoghi diversi.

La logica è quella di lavorare sulla mera associazione. Associazione per nulla grafica (come sarebbe possibile e persino legittimo attendersi, in un linguaggio visivo) ma di situazioni temporali, che creano un effetto di risonanza tra loro tanto strampalato quanto inquietante e – incorniciato com’è dalla “promessa narrativa” del fumetto – misterioso. C’è forse un legame tra le persone o le situazioni? In un’idea seriale, c’è forse spazio per lo sviluppo di qualche linea ‘narrativa’ in una struttura tanto vincolata?

Naturalmente il progetto non è che un gioco formale, appunto. Ma che lavora su un concetto brillantemente essenziale della sintassi fumettistica: i paradossi della rappresentazione del tempo, qui suggeriti attraverso una sfacciata decostruzione del meccanismo classico della didascalia “Intanto”…

Una conferma del fatto che in Italia, oggi, Ratigher è forse il fumettista formalista di maggiore talento sulla piazza.

 

10 Risposte

  1. Io a ratigher voglio bene, ma ho come il dubbio che stia semplicemente prendendo per il culo Vice, cosa che ci sta, con un’idea non particolarmente brillante che ha esaurito tutto il suo potenziale dopo la prima pagina. Poi, spero che mi smentisca nei fatti.

  2. Siete sicuri che non sia già stato fatto un fumetto così? Non saprei dire dove ma l’ho già visto in passato

  3. è stato fatto: Cependant… : Le livre le plus court du monde di Paul Cox. “Des images représentant tout ce qui peut se passer à la même seconde dans le monde entier : l’escalade d’une montagne, la naissance d’un enfant, un match de football…”
    http://www.bibliotheques.cergypontoise.fr/s/search.php?action=Record&id=cacp_0000642175

  4. anzi scusa, in italia l’ha fatto corraini e si intitola “intanto”
    http://www.corraini.com/scheda_libro.php?id=52

  5. (rientrato e riconnesso ora)

    Giorgio: il tuo mi pare più un complimento che una critica. Sbaglio?

    Bourne: ti ha già risposto GiacomoNanni (cui peraltro: grazie. Non sapevo di questo libro di Paul Cox. Sarà interessante vedere se/come il lavoro di Ratigher troverà una declinazione del concetto più propriamente fumettistica)

  6. sì, il libro di paul cox è interessante anche perchè essendo rilegato a spirale ogni pagina può diventare la copertina, lo puoi fare iniziare dove vuoi. difficile da spiegare. e su internet non ci sono foto. ciao

  7. boh… forse una critica al lavoro in se, un complimento all’autore. O forse una critica al fatto che si parli di questo lavoro come di un lavoro vero: sono tre pagine non particolarmente riuscite su un’idea non particolarmente originale. Perché ne stiamo parlando?

    • ne stiamo parlando nei semplici termini che ho detto: “non è che un gioco formale”. Niente di più, niente di meno, giorgio.

  8. Intanto a casa di Ratigher stanno nascendo nuovi episodi più arzigogolati.

    • daje. Credo che la mia fosse solo un po’ di invidia per l’attenzione ricevuta, ma del resto arriva dopo libri importanti, è più che giustificata. Ah, per essere precisi, invidia, ma cattiva, non l’invidia buona da social nework, che secondo me non esiste.

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