Lucca versus Angouleme (2)

Proseguo la serie di post avviata ieri, e dedicata a un’articolata comparazione tra Lucca e Angouleme, con qualche domanda postami da Raffaelli (perdonate, per oggi, le autocitazioni):

LR – a Lucca si preannuncia una gestione unificata di museo e festival, dopo un lungo periodo di difficile convivenza. Quella che invece mi pare proprio di continuare a vedere nella città del festival francese. E’ così?

MS – In effetti è così. Per quanto possa sembrare strano, la situazione delle relazioni istituzionali a Lucca è stata finora molto simile a quella di Angoulême. Le polemiche tra festival e Cité de la BD (l’organismo che ad Angoulême comprende il Museo del fumetto, ma anche l’insieme delle strutture ‘fisse’ quali biblioteca, sala cinema, libreria e altre attività) sono una vecchia storia che negli ultimi cinque anni si è inasprita con duri scontri sulla stampa locale e sulla stampa specializzata nel fumetto. Tra gli aspetti se vuoi più clamorosi, il festival, sia nei pieghevoli cartacei che online, rifiuta da tempo di includere nel programma ufficiale le informazioni precise sulla programmazione degli eventi che si svolgono, in quei giorni, alla Cité e al Museo! E questo nonostante si tratti di spazi ampi, con mostre, incontri e dédicaces di primo piano, che vengono citate nel programma festivaliero solo in piccola parte (le mostre ‘imperdibili’) e spesso senza aggiungere dettagli. Una vera e propria ripicca!.

LR – Sì, una situazione davvero assurda. Di quelle che, quando avvengono in Italia, diciamo che possono accadere solo da noi. E invece, eccole anche nel paese di Asterix! Ma andiamo avanti. Sette giorni fa scrivevo che gli organizzatori di Lucca non hanno da tempo una lira (un euro) dalle istituzioni, anzi devono pagare e neanche poco l’occupazione del suolo pubblico. Al contrario Angoulême, che pure è in crisi rispetto all’abbondanza degli anni passati, riceve sostanziose risorse dallo Stato. Per non parlare poi degli sponsor che per la manifestazione francese sono belli grandi (anche se ci sono problemi anche qui). Tu che ne sai di più che ci dici a questo proposito?

MS – In Francia il nodo del contendere sono i finanziamenti pubblici, che ad Angoulême riguardano sia il festival che la Cité/Museo. Il problema, però, è che le due organizzazioni sono molto diverse tra loro, sia come proprietà che come finalità, e la ripartizione dei finanziamenti tra l’una e l’altra è un problema oggettivo. La Cité è una società pubblica a tutti gli effetti, che svolge funzioni museali, di formazione e di archivio (per esempio: deposito legale di tutti i fumetti pubblicati in Francia, come fosse una ‘sezione fumetto’ del nostro archivio presso la Biblioteca Nazionale Centrale a Firenze) in un’ottica di “servizio pubblico” voluto e supervisionato dallo Stato, che ne delega la gestione e finanziamento a Regione, Provincia e Comune.

LR – Dunque il museo è pubblico mentre il festival è privato?

MS – Già. Il festival è invece gestito da un’azienda privata, 9 Art+, di proprietà del direttore stesso del festival, che opera su concessione pluriennale (l’attuale convenzione [come accennavo qui] scadrà nel 2017, e un nuovo bando pare apparirà già nel 2015), la cui missione è sostanzialmente il profitto.

LR – Ah, ecco. Profitto che appare in declino.

MS – Proprio così, visto l’abbandono di sponsor come Fnac e i tagli di Sncf e banche, che la direzione cerca di compensare cercando di avere più soldi pubblici. Ma gli amministratori rispondono: i soldi sono quel che sono, e perché mai aumentarli a un privato dovendo poi toglierli a una struttura stabile – e di enorme valore anche economico – come la Cité/Museo, che opera tutto l’anno, e che è unica a livello mondiale per i suoi materiali (sia originali che pubblicazioni) e per le sue competenze (è il partner e prestatore di riferimento sul fumetto per i principali musei di Francia e d’Europa, dal Louvre al Musée d’Orsay al Prado)?.

Una logica conseguenza di questo stato di cose, e del comparare la situazione francese a quella italiana, sembrerebbe quanto Raffaelli stesso suppone nella domanda seguente:

Mi chiedo allora perché non far rientrare anche il festival all’interno della Cité, cioè fare quello che, pare, si stia per fare a Lucca.

Una comparazione non del tutto corretta perché, come ho cercato di spiegare, la contrapposizione è simile ma non identica: se in Francia è tra chi riceve troppo e chi si sente ‘defraudato’ dal privato, in Italia lo scontro è fra chi riceve zero (Salone) e chi sta in piedi quasi solo grazie ai finanziamenti pubblici (Museo). Senza peraltro svolgere alcun “servizio pubblico” nazionale: il museo toscano è una piccola realtà comunale, limitata quasi solo ad attività espositive, e con nessuna politica di conservazione (niente deposito legale; pochi originali; materiali prestati da collezionisti più che direttamente posseduti).

Il che non significa che, a Lucca, non ci siano disequilibri che vanno affrontati. Il fatto che Lucca Comics&Games, azienda di diritto privato ma in realtà pubblica – posseduta dal Comune – paghi per il suolo pubblico è un’assurdità sia politica che gestionale. Come è un’assurdità che il museo riceva finanziamenti pubblici consistenti rispetto al suo limitato significato sistemico (per non dire dei contenuti, talvolta mediocri nella prospettiva culturale, talaltra nella cura espositiva o editoriale).

A questo punto, Luca me lo ha chiesto in modo diretto: “Dunque saresti d’accordo con l’idea di una fusione?”.

Risultato: sì, sono d’accordo. Queste ipotesi di fusione Salone/Museo, che da tempo sono sul tavolo degli amministratori lucchesi, sono un’eccellente notizia, sia per l’uno che per l’altro: per ribadire la funzione pubblica del Salone (e quindi il suo diritto a pretendere qualche finanziamento pubblico) ma anche per trasferire al Museo una visione meno approssimativa e ristretta dell’organizzazione culturale, e della concorrenza sulla scena internazionale e nazionale dentro alla quale può e deve collocarsi una “città del fumetto” come Lucca.

(continua…)

UPDATE: prossima puntata: sabato lunedì

12 Risposte

  1. Questo paragone tra Angouleme e Lucca Comics & Games pecca di molta approssimazione. Il Salone dei Comics, nato a Bordighera nel 1965, poi trasferitosi a Lucca per 27 anni e infine trasmigrato a Roma nel 1994 (ultima edizione a Lucca nel 1992) dove ha continuato la sua attività fino al 2005 non ha nulla a che fare con l’attuale manifestazione lucchese nata nel 1994. Quindi un paragone può essere fatto tra Angouleme e il Salone (che è una cosa) e poi tra Angouleme e Lucca Comics & Games che è altra cosa. Se poi siete interessati a conoscere nel dettaglio (anche se da me) qual’è stata l’evoluzione di queste manifestazioni (sotto il profilo culturale, organizzativo e statuale) dal 1965 ad oggi, eccomi qui.
    Sempre vostro Rinaldo Traini

    • buongiorno Rinaldo, e piacere (mai incontrati, prima d’ora).

      Ti devo contraddire, perché il paragone è corretto. Oggi ad Angouleme e a Lucca si svolgono i due saloni del fumetto con più visitatori in Europa, ovvero i più rilevanti per lo scenario attuale dei due mercati nazionali (e non solo). Spero tu non abbia letto tutto il post, e non la sola parola ‘paragone’ alla prima riga: in questo post la comparazione è tutta al presente, e non riguarda altro che le manifestazioni attuali, per Lucca come per Angouleme.

      Del passato, peraltro, so bene. Ma sono altre le occasioni per richiamarlo (ne troverai anche nei post dei prossimi giorni).

      • Per abitudine leggo sempre tutto e con attenzione. Ma dall’errore storico iniziale di interpretazione non precisa sul lungo percorso del Salone (1965-2005 in 29 edizioni) viene l’equivoco di paragonare Lucca Comics & Games con Angouleme. Lucca Comics & Games nasce nel 1994 (quindi ben vent’anni dopo Angouleme che come avete raccontato nasce come costola del Salone) e non assimila nulla della tradizione del Salone come le collaborazioni e le partecipazioni internazionali (istituzionalizzate), non fa propria la predominanza della politica culturale su quella commerciale e soprattutto non esprime una filosofia programmatica che poi deve rappresentare lucidamente la sostanza ideologica delle varie iniziative. Tant’è che i responsabili abbandonano al suo destino l’Ente Max Massimino Garnier che rappresentava (con il suo Statuto) la garanzia per l’architettura e la gestione di tutta l’organizzazuione e finiscono per inserire la manifestazione in una Srl paramunicipalizzata, quindi con finalità di lucro, che esclude la possibilità di finanziamenti soprattutto internazionali. La nascita del Museo, del tutto occasionale, poteva rappresentare la soluzione dei tanti problemi indirizzando tutta l’attività culturale su quest’ultima struttura e limitando alla Srl la gestione della sola Mostra Mercato. Ma non è un mistero che esiste un conflitto locale fatto di interessi non solo politici che attualmente sta sfociando nell’operazione di sterilizzare il Museo (come fu fatto a suo tempo con l’Ente M.M.G.) per eliminare una struttura comunale, comunque di grande prestigio, che invece potrebbe svolgere un ruolo primario perchè sgravata da gravami strettamente commerciali. Questa operazione viene portata avanti cercando di screditare tutta l’attività del Museo che invece in questi anni ha fatto molto e avrebbe potuto fare di più se la direzione, Nencetti, non si fosse trovata sempre di fronte ad una spece di ostracismo che non aveva ragione di essere perchè il Museo rappresenta invece la struttura ideale per convogliare tutta l’attività culturale che si muove intorno ai comics. Le istituzioni culturali hanno però bisogno di comitati scientifici qualificati e di operatori e ricercatori che abbiano conquistato titoli in cattedre e in pubblicazioni di qualità. Ecco perchè un’analisi che preveda l’avvio di nuove strutture più adatte alle necessità attuali non puo esimersi dal rispetto rigoroso degli eventi storici
        R.T.

        • caro Rinaldo, vediamo se riusciamo a capirci: mi indichi la frase (precisa), nel mio post, che corrisponde a ciò che chiami “errore storico iniziale di interpretazione”?
          Grazie.

  2. Gentile Matteos, proprio nel 1° capitolo dededicato a “Lucca versus Angouleme” nel terzo capoverso parli del Salone lucchese come iniziato a Bordighera nel 1965. E’ appunto quanto vanno strombazzando gli intellettuali di Lucca Comics & Games che sostengono la continuità tra il Salone, quello vecchio e quello nuovo (Lucca Comics & Games). Infatti se ti vai a leggere la voce su Wikipedia vedrai che alla XIX edizione del Salone svoltasi a Lucca è seguita la XX edizione (Lucca Comics & Games) dimenticando che la XX edizione si è svolta a Roma nel 1995 e poi di seguito fino al 2005. Anche il libro di Bono, replica questa leggenda paesana, come puoi verificare ripassandotelo. Ecco perchè ho precisato quanto ti ha disturbato. Nel 1994 Immagine se ne è andata da Lucca portandosi via il Salone, i premi Yellow Kid, l’archivio, i film e quant’altro dopo l’accettazione di un vero contratto sottoscritto da Immagine e dal Comune (credo con grande piacere di alcuni lucchesi che finalmente si potevano fare una fiera di loro gusto). Questo per la storia. Se un giorno vorrai ti racconterò anche com’è andata. Magari a qualcuno interessa.
    Saluti.
    R.T.

  3. Sorge il dubbio, a questo punto, che RT non capisca quello che legge.

  4. Rinaldo: calma e gesso. Non mi ha disturbato nulla. Anzi: ben felice che tu voglia esprimerti, puntualizzare e chiarire aspetti. Semplicemente, come pensavo, ti sei riferito a un altro post: non a questo. E nella logica di un blog, è stato fuori luogo commentare qui qualcosa che potevi commentare altrove (nell’altro post).

    Dopodiché, quel passaggio nel post precedente non specifica alcun riferimento a un salone o l’altro, se il Salone (S maiuscola) da te diretto, o Lucca Comics&Games. E questo per una ragione chiarissima, nel testo: prima di Lucca, e prima ancora di Bordighera, la manifestazione lucchese ha avuto “origini” (idee, proposte, incontri) antecedenti che, con l’aiuto delle parole di Bertieri, riferirò qui tra una settimana. Che la mia frase <> fosse riferita al Salone di immagine o a LCG, dunque, resta una tua supposizione. Immotivata.
    E pensa un po’: per ‘manifestazione lucchese’ intendevo persino il contrario. Come leggerai presto, le “origini” di cui desidero ricordare alcuni aspetti poco noti sono proprio quelle del… Salone Internazionale dei Comics, pre-Bordighera.
    Per questo, con rispetto ma fermamente, ribadisco: calma e gesso, prima di volare con la fantasia.

    Infine: della continuità/discontinuità tra il Salone e LCG si è discusso tanto in passato, e ancora si discuterà. Tu sei parte in causa, e come tale benvenuta e rispettata. Ma non è questo il tema che ha interessato Raffaelli o me, in questi due primi post. Il punto di partenza era piuttosto altro: comparare l’attuale Angouleme con l’attuale Lucca. Manifestazioni la cui esistenza affonda in una vasta rete di fatti storici locali e internazionali, che è interessante riportare alla luce, e osservare in prospettiva, ben oltre le legittime divergenze e controversie legali (esistenti in Italia come in Francia, purtroppo, sebbene differenti).
    Alla prossima puntata ritroverai persino le tue parole: quelle che hai riferito a Raffaelli. E sarò ben felice se vorrai integrarle (anzi: un po’ ci conto).
    A presto.

    • Contaci ! Se vuoi possiamo anche ricostruire del perchè la manifestazione lucchese (l’attuale) abbia completamente abbandonato l’internazionalità e abbia rinunciato alla centralità dell’attivita culturale (critica/storiogafica/documentaria). Questa scelta ha poi pesato in modo determinante nella raccolta di fondi pubblici (anche europei) e in tutta la politica della manifestazione. Il Museo poteva essere, e potrebbe ancora rappresentare, la svolta per avviare una politica culturale che riscuota nel tempo gli indispensabili riconoscimenti internazionali anche finanziari. Ma le grandi istituzioni culturali o almeno quelle che si propongono grandi ambizioni hanno regole, strutture e collaborazioni di tutt’altra caratura di quanto immaginino oggi coloro che si muovono intorno alla manifestazione (e magari molti che affollano l’area dei fumetti). E’ questo il punto cruciale.
      R.T.

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