Fumettofundraising, tra vendetta e filantropia

Dopo ormai un paio di anni di – non pochi – casi di successo, il modello del crowdfunding applicato al fumetto (vedasi tag) sembra offrire nuove opportunità. Di recente, infatti, il webcomic The Oatmeal ha sollevato un nuovo aspetto della questione: se un fumetto ha una consistente e provata capacità di fundraising, è possibile sfruttare questa credibilità per scopi diversi dal proprio auto-finanziamento?

La risposta di Matthew Inman, l’autore, è sì. E l’episodio è il seguente.

Immagine1

Circa un anno fa, Inman scrisse un post irritato prendendosela con il sito Funnyjunk, un aggregatore umoristico, accusandone il modello di business parassitario: postare immagini e video altrui, rivendendo i propri spazi a inserzionisti pubblicitari.

Funnyjunk rispose con la lettera di un avvocato che comunicava una denuncia per diffamazione, e richiedeva a Inman 20.000 dollari di danni.

La reazione di Inman fu niente male. Un nuovo post di dura, divertente e sfacciata controdifesa. E il lancio di una campagna di fundraising online su IndieGoGo, BearLove Good, Cancer Bad, dallo scopo dichiarato:

Mi metterò a cercare e a raccogliere 20.000 dollari in donazioni.

Farò una foto di quei soldi raccolti.

Ti spedirò quella foto, insieme a un disegno di tua madre mentre seduce un orso Kodiak

Piglierò quei soldi e ne donerò una metà alla National Wildlife Federation e l’altra metà all’American Cancer Society

I 20.000 dolari vennero raccolti in una sola ora. E la cifra finale, in due settimane, fu di 11 volte tanto: 220.000 dollari. Quel che si dice una vittoria schiacciante. Inclusa umiliazione dell’avversario con dito medio, e uscita con stile.

Ma non è finita qui. Mesi dopo, Inman lanciò una nuova campagna. Niente più auto-difesa, niente più vendette. La sua proposta era finanziare la nascita di un museo dedicato a Nikola Tesla. Obiettivo: 850.000 $. Risultato raggiunto: 1.370.000 $.

Come ha raccontato al magazine online di Fast Company Co.Exist, Inman pensava già da tempo di realizzare progetti collaborativi con soggetti del no-profit. E alla fine c’è riuscito. Riuscendo anche a fare un ottimo esempio, ammettendo quanto fosse cambiata la sua opinione su Bill Gates: dal disprezzo per l’imprenditore, alla stima per il filantropo.

Le vie della filantropia sono infinite? Dall’ira e dall’odio possono nascere generosità e solidarietà? Il fumetto online può generare grandi campagne orientate al sociale? Tre domande che, devo ammetterlo, non avrei mai pensato di poter mettere in fila insieme.

Una Risposta

  1. […] tra vendetta e filantropia By matteos Dopo ormai un paio di anni di – non pochi – casi di successo, il modello del crowdfunding […]

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