I disegni sono meglio (by Gipi)

Sabato scorso Repubblica ha dato ampio spazio a una notizia (ne avevo scritto qui): l’apertura nei confronti del fumetto da parte del premio letterario Booker.

La questione ha certamente “fatto dibattito”. Rep se ne è fatta eco ripetutamente, con una enfasi per certi versi insolita, dedicandovi – dopo un pezzo ‘a caldo’ di tre settimane fa – una doppia pagina con articolo (di Luca Raffaelli) e intervento d’opinione, quest’ultimo firmato da Gipi.

foto: Bloggokin

foto: Bloggokin

E proprio il testo di Gipi è ciò che volevo segnalarvi. Perché ribaltando la retorica giornalistica sulla questione – l’idea di una notizia ‘positiva’ – Gianni ha a mio avviso centrato il punto, che riassumerei così: il fumetto è letteratura, ma anche no. Anzi: soprattutto no.

Sulla questione, in quest’anno, sono ritornato più volte – per esempio qui e qui – ma mi pare che meriti una nuova sottolineatura. Perché un conto è condividere la soddisfazione, mettiamo anche l’entusiasmo, per una maggiore considerazione del fumetto da parte del sistema letterario: a differenza di alcuni, sono tra coloro che vedono positivamente la crescente tendenza dei premi letterari a considerare (con categorie ad hoc o meno) il fumetto. Ben altro, però, è suggerire equivalenze generali: l’idea che “il fumetto è letteratura” non giova né all’uno né all’altra. Peggio ancora quando qualcuno arriva a sostenere l’esistenza di una “nobiltà” (parola usata da Repubblica) che deriverebbe da quella equivalenza, ovvero dal fatto di essere – rivelazione! – ormai-un-po-come-quell’altra-cosa.

Una equivalenza ingannevole: la “nobiltà” del fumetto, se esiste, non è in alcuni modo determinabile dal suo essere descrivibile, riconoscibile, veicolabile come letteratura – o cinema, o pittura, o graphic design. Se proprio di nobiltà vogliamo parlare.

Per questo credo, da parte mia, che si debba essere grati a Gipi che, per argomentare questa stessa idea, e per contestare la fragilità concettuale dell’equivalenza fumetto=letteratura, abbia scritto un pezzo dal titolo sfacciatamente paradossale “I disegni sono meglio”:

Il Booker Prize (un premio letterario molto prestigioso che può farti diventare super ricco) potrebbe, in futuro, includere i libri a fumetti nella sua selezione. Grande notizia. Chi vince quel premio può diventare super ricco.

Modestamente, mi sono subito immaginato super ricco. Con una megavilla con piscina e Martini dry. Dovete sapere che per un autore di fumetti, diventare super ricco è difficile, quasi impossibile direi. […] Così quella notizia mi è parsa una gran bella notizia. Poi ho pensato ai bambini. Ho pensato ai disegni.

Ho pensato a sequenze di fumetto che mi hanno rapito o commosso senza mettermi un solo carattere tipografico tra le scatole. Solo immagini, solo disegni. […]

Chi per qualche motivo ha perduto la capacità di essere rapito dalle sole immagini si trova a suo agio con i libri a fumetti che contengono molte parole (i miei sono spesso fatti così) e non disdegna frasi quali “è come un libro normale”, come se fosse un complimento.

Ma a questi lettori vorrei dire che sono vittime di un inganno, perché le immagini, al fianco, sotto o sopra alle parole, ne modificano il senso, la forma e la profondità. I disegni non sono qualcosa in più. I disegni sono tutto. E sono il meglio.

Nel testo di Goose Packard, Frank Zappa pronuncia questa frase: “L’ informazione non è conoscenza. La conoscenza non è saggezza. La saggezza non è verità. La verità non è bellezza. La bellezza non è amore. L’amore non è la musica. Music is the best.”

Se state pensando che questa strofa di canzone non c’entri niente con quanto scritto finora, volgete l’attenzione soltanto all’ultima affermazione: Music is the best.

Quel “music is the best” è meravigliosamente infantile e liberatorio e io vorrei chiudere allo stesso modo: i disegni sono meglio. Perché sì. Perché sono il linguaggio dei bambini prima che gli adulti si spendano per educarli e normalizzarli.

I disegni sono meglio.

Spero che un giorno qualche concorso di fumetto si offra compassionevolmente di ospitare i tristi libri senza figure nella propria selezione. Sarebbe un bel gesto.

10 Risposte

  1. Applausi a scena aperta.

  2. “l’idea che “il fumetto è letteratura” non giova né all’uno né all’altra”, ben detto, evviva! questa storia del fumetto che si sta nobilitando (quindi prima puzzava ma ora si lava le ascelle e si cambia le calzette) fa acqua da tutte le parti. bene, bravo, bis!

  3. Caro Matteo, l’articolo di Gipi è davvero bellissimo. Però nel mio non c’era affatto l’idea che ora il fumetto si nobiliti perché ora entra nei premi letterari (peraltro la parola “nobiltà” è nel titolo e non è mia). Anzi, ho scritto chiaramente che il termine graphic novel è nato per (un’acuta) operazione di marketing e che il fumetto era già grande ai tempi di Winsor McCay. Un caro saluto, Luca

    • ciao Luca: sospettavo fortemente che il titolo fosse redazionale (e infatti non l’ho attribuito a te, ma al giornale).

      Ti capisco. D’altro canto, credo ci tocchi sempre ricordare ai desk che siamo nel 2012: quei titoli andavano bene nei ’60/’70. E’ capitato anche a me altrove, e una sana diuscussione ha chiarito il punto – almeno fino all’arrivo del redattore successivo…
      Lo scenario di oggi è un altro. Ma l’insistenza di certe redazioni sull’equivalenza fumetto=letteratura (di cui la connotazione di ‘nobiltà’ è il peggior sintomo), è una nuova/vecchia mitologia che dobbiamo contrastare.

      • Sono d’accordo, ma non credo affatto che sia un problema ristretto al problema “fumetto”. I titoli sono scelti per dare l’idea di qualcosa di sorprendente che attiri il lettore, facendogli credere che le cose siano cambiate il giorno prima, invece di evolversi lentamente. Mentre l’articolo dice proprio l’opposto: la qualità e la dignità ci sono sempre state, però mancava proprio il titolo, ovvero l’etichetta, a metterle in luce presso varie tipologie di lettori. E l’equivalenza fumetto=letteratura è un’altra etichetta: per certi aspetti detestabile, sono d’accordo, ma se serve a risvegliare l’interesse di nuovi lettori… insomma anche in questo caso a mio parere il fine giustifica il mezzuccio.

        • diciamo che, citando il sempreverde Garzya, “sono pienamente d’accordo a metà col Mister”. Ovvero: attirare l’attenzione con titoli sorprendenti ci sta; sarebbe più utile però che fossero etichette attuali, e non così generiche o passé. Hugo Pratt lo diceva, facendo notizia, 40 anni fa. Let’s move forward, no?

        • Ok. Mi hai zittito. D’altronde, come diceva Boskov, rigore è quando arbitro fischia

  4. Direi che dalle citazioni si capisce che… siamo in ferie😉

  5. […] Fumetto e letteratura non sono sinonimi, ma in quanto modi di raccontare dovrebbero avere parecchie cose in comune. Prendere in prestito da […]

  6. […] tema non è nuovo da queste parti. Per esempio, ne ho discusso qui, qui e qui (by Gipi), con l’aggiunta di qualche commento qui e qui. Ma per tenerlo vivo rimando al bel testo di […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: