Il ritorno della “bonellizzazione”

Una delle tendenze del 2012 nelle edicole italiane, dal punto di vista fumettistico, è la ri-bonellizzazione dei prodotti seriali. Un aspetto che mi pare avere toccato nuovi picchi che non vedevo, forse, da circa 20 anni.

La “bonellizzazione” del fumetto da edicola, ovvero una produzione con caratteristiche fortemente ispirate al modello tradizionale/standard dell’editore di via Buonarroti, è tornata ad assumere sul mercato un ruolo evidente su entrambe gli aspetti del prodotto fumettistico: la formula, e il formato.

Sulla formula sappiamo bene che Star Comics e Aurea sono stati negli ultimi anni i principali attori di questo fenomeno – spesso smaccatamente emulativo – del modello bonelliano, con risultati – dal punto di vista dei contenuti – di ogni genere: serie o miniserie di buona fattura, qualche sorpresa interessante, e un bel tot di serie di scarsa qualità (a proposito: è tornato in edicola uno dei cult trash degli anni 2000: Unità Speciale – seconda serie).

Ma quel che sta accadendo in questi ultimi mesi è una vera e propria esplosione di un vasto fenomeno di repackaging, che vede arrivare in edicola nel tradizionale formato Bonelli una gran quantità di fumetti provenienti dalle più diverse matrici e tradizioni editoriali. Un repackaging ovviamente non sempre editorialmente ‘neutro’: per molti si tratta di una consistente riduzione del formato di pubblicazione originale, per altri un inedito “downgrade” dal colore al bianco e nero.

L’editore che si è affermato come leader della nuova onda della “bonellizzazione” nel 2012 è certamente GP Publishing, che ha portato in edicola dall’avventura francobelga classica di Lo Sparviero o Comanche alle strip online di A Panda Piace, superando ormai la decina di testate. Ma nell’ultimo mese post-Lucca l’asticella pare essersi spostate ancora più in là, con tre novità abbastanza sorprendenti:

  • una miniserie inedita (e non una serie, come Longwei) non più da Star Comics, leader incontrastato nelle miniserie à la Bonelli, ma da Aurea Editoriale, Metamorphosis, di Giacomo Bevilacqua
  • la nota serie americana The Walking Dead, ‘ridotta’ in formato bonelliano, a 2,9€, dal suo (piccolo) editore ‘storico’, Saldapress
  • persino il bestseller francese XIII è tornato in edicola in un formato quasi-bonelliano: sempre brossura economica, a 3€, e in rigoroso bianco e nero, sebbene lievemente più alto di un paio di centimetri.

Per il momento mi limito a registrare il fenomeno. Ma la domanda che credo valga la pena porsi, ormai, è: come è avvenuto? Quali sono le ragioni attuali – quelle storiche le conosciamo: è un modello consolidato e vincente – della bonellizzazione?

E mi limito a sollevare una prima pista di riflessione: una tendenza più aggressiva o più difensiva, da parte del mercato? Un segnale di moderata apertura – nuovi tentativi di ‘adattare’ prodotti assai diversi all’esperienza standard del lettore italiano – o di preoccupata chiusura, come un “back to basics” un po’ affannato?

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9 Risposte

  1. Da lettore, ho apprezzato moltissimo l’iniziativa, sia nel caso di WD che di XIII: il primo, pur volendo non sono riuscito a seguirlo per problemi di budget; del secondo ho sempre sentito parlare, ma analoghi motivi mi hanno impedito di leggerlo: in questo modo, con una spesa maggiormente ‘spalmata’ finalmente posso permettermi di seguirli…

  2. Io sinceramente non saprei cosa dire, perchè da una parte sono contento di leggere molte serie francesi di cui avevo solo sentito parlare, ma d’altro canto alcuni disegni sono troppo rimpiccioliti…
    E poi alcune cose non mi sembra che entrino bene in quel formato: le strisce di Panda piace, ad esempio.

  3. Credo che la riduzione del formato di un fumetto sia espressione della totale mancanza di rispetto nei confronti di un’opera (e del suo autore) a favore del guadagno spregiudicato. Ovviamente, stesso discorso per il passaggio dal colore al b/n e viceversa.
    Non dico che le case editrici non debbano pensare al guadagno, non sono così follemente utopista, ma non credo che pubblicare in modo “serio” rispettando opera, autori e lettori possa portare a incassi non proficui.
    Inoltre, questa mia lamentela non è legata a pignoleria o “nerdaggine” ma a un semplice desiderio di coerenza intellettuale. Credo che a tutti darebbe fastidio scoprire che quel film di quel famoso regista arriverà, in Italia, con 30′ di taglio. Perché per il fumetto si fa un discorso differente?

  4. Semmai il paragone col cinema sarebbe tra il vedere un film creato per i 16/9 in 4/3: si tratta di una riduzione di formato, non di un taglio: non dico che l’opera non ci perda, ma almeno la diffusione viene accresciuta, rendendolo accessibile a un pubblico più vasto. E’ come per i libri: a tutti piacerebbe leggere le edizioni ultracurate dei Meridiani, ma per la maggior parte del pubblico le edizioni economiche sono più accessibili…

    • Si potrebbero pubblicare dei brossurati a basso costo stile 100% della Panini. Sempre che abbiano il giusto prezzo e non quello fantasmagorico della casa editrice modenese. O, ancora, il classico spillato americano. Mettendo 2 o 3 storie il prezzo non dovrebbe andare oltre ai 3 euro. Esistono le soluzioni.

      P.S.: l’esempio del cinema era per parlare di “manomissione dell’opera d’arte” in generale.

  5. Mi sembra che la scelta della bonellizzazione sia chiara e semplice e nasca dalla seguente analisi (che non so se è corretta, ma forse sì): in edicola puoi sperare di vendere fumetti di avventura (o presunta tale) solo se il formato è quello bonelliano. Proprio quello lì. E basta. Niente spillati, niente formato comicbook. Bonelliano. E basta. Perché pubblicare fumetti è bello, ma riuscire a venderli è pure meglio.

    Poi con la bonellizzazione delle serie straniere a volte si perde buona parte dell’impatto visivo che le tavole hanno nel formato originale, è vero. Io ho buona vista e me ne impipo, ma capisco che ad altri magari ci dà fastidio, ci dà. In effetti…
    Non sarei però così drastico per quanto riguarda il colore: a parte che a mio avviso il vero disegnatore si vede nel bianco e nero, ma spesso il colore è solo un orpello che copre con la sua chiassosità le magagne della tavola. Che poi son daltonico, per cui che mi importa a me del colore?

    Comunque, il formato è tutto; dice Igort che nelle librerie di varia non puoi nemmeno pensare di entrarci, non dico vendere, dico proprio riuscire a entrarci fisicamente, a farti esporre sugli scaffali, se non usi il formato classico Coconino 17×24; e aggiunge che quando pubblica libri di formato più grande, solo per questo vendono in partenza il 30% in meno, mannaggia. E infatti medita di ristampare alcune cose in 17×24. Mica scemo.

    • Non mi sembra che la Panini stia fallendo. Tanto meno la RW Lion.
      Comunque, se non sono i lettori a esigere la qualità dei prodotti che acquistano, non vedo perché se ne dovrebbero interessare gli editori.

      • Mah, a me però non pare che Lion e Panini siano presenti nella maggioranza delle edicole; a parte Ratman e Nirvana, che guarda caso hanno un formato che se non è bonelliano quanto a foliazione lo è senz’altro come ingombro.
        Lion e Panini mi pare che puntino maggiormente sulle fumetterie.
        La bonellizzazione è un fenomeno da edicola, e infatti Aurea e Star puntano l’edicola da sempe con i cosiddetti bonellidi. GP è una novità per il settore, e anche Saldapress.
        Come andrà a finire? Io spero che vendano un botto di copie, per lo meno le cose che meritano. Ma mi rendo conto che è abbastanza improbabile.

  6. Mi sarebbe piaciuto prendere Comanche ma, come detto sopra, per me è illeggibile. E Hermann ci perde tantissimo.

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