I mangabestseller del 2012, in Giappone

Dicembre, mese di (tentativi di) sintesi sull’annata fumettistica. E i dati sul mercato del manga in Giappone sembrano in controtendenza rispetto al clima nel fumetto ‘occidentale’, riassumibile grossolanamente in “non ci sono più i bestseller di una volta”.

I dati sulle vendite di manga in formato librario (tankobon), infatti, ci dicono che in Giappone i bestseller del 2012 – quantomeno i primi 10 – hanno venduto un po’ di più che nel 2011. I dati aggregati per serie sono questi:

  1. One Piece (Eiichiro Oda) Shueisha 23,464,866 copie
  2. Kuroko no Basket (Todatoshi Fujimaki) Shueisha 8,070,466
  3. Naruto (Masashi Kishimoto) Shueisha 6,495,240
  4. Uchuu Kyodai (Chuya Koyama) Kodansha 5,413,899
  5. Fairy Tail (Hiro Mashima) Kodansha 4,128,665
  6. Kimi ni Todoke (Karuho Shiina) Shueisha 4,039,715
  7. Silver Spoon (Hiromu Arakawa) Shogakukan 3,603,710
  8. Hunter x Hunter (Yoshihiro Togashi) Shueisha 3,439,839
  9. Magi (Shinobu Ohtaka) Shogakukan 3,437,182
  10. Bakuman (Ohba&Obata) Shueisha 3,211,191

Nel 2011, dal 4° al 8° le vendite erano state sotto i 3 milioni, mentre 9° e 10° erano state sotto i 2 milioni di copie. Un dato quantomai parziale, che andrà letto alla luce dei risultati complessivi del mercato. Ma anche un dato sopra le attese, in tempi di sempre più evidente declino del “japan cool” (se ne è parlato di recente, qui o qui) che ha trainato il manga per circa due decenni.

Stabili i dati per singolo volume (top 50), con gli episodi di One Piece sempre ai primi 4 posti; Naruto con ben 3 episodi (e Kimi ni Todoke con 2) nei primi 10, peraltro in lieve crescita sul 2011.

Al solito, gli scostamenti rispetto all’anno passato sono correlati all’uscita di adattamenti televisivi (Kuroko no Basket), all’altalenante periodicità (Gantz) o alla conclusione della serie (Bakuman). Ma quel che mi pare evidente è che nella “parte alta” della classifica (qui i primi 50 volumi, e qui le prime 30 serie) le cose sono andate meglio del previsto, sebbene si possa dare per assodato una sola macrotendenza: nessun nuovo prodotto ha sfondato. A conferma del lato più fragile della produzione di manga di questi ultimi anni: la crescente difficoltà a generare nuovi bestseller (parziale eccezione: Silver Spoon), e la fragilità del successo delle serie dal marketing più ‘media-oriented’ (Saint Young Men, 14° nel 2012 con oltre 1mln di copie, dove è finito?).

Un’industria ancora ben performante, insomma, ma che in questa fase rimane piuttosto ‘ferma’.

 

Una Risposta

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