E se il fumetto… al Booker Prize?

Provocazione letteraria da inserto domenicale? Può darsi. Sta di fatto che, vista la rilevanza del contesto, la notizia merita attenzione: il nuovo direttore del Booker Prize, uno dei premi letterari più noti e prestigiosi al mondo, ha affermato che sarebbe favorevole ad accettare candidature provenienti anche dal settore del graphic novel.

Qualche scrittore contrario si è già espresso – Antonia S Byatt – ma la proposta pare sia stata accolta positivamente dalla stampa. Vedremo a cosa condurrà.

Nel frattempo, un altro importante premio letterario britannico, per quanto meno blasonato del Booker, ha inserito due fumetti nelle shortlist di due categorie (romanzo, e biografia): il Costa book award.

Campiello, Strega, Bancarella, Bagutta, Viareggio: esprimeranno mai analoghi intenti, i modernissimi salotti letterari nostrani?

9 Risposte

  1. Caro Matteo,
    nel luglio del 2008, su «l’Unità», nella mia rubrica «Il calzino di Bart» scrissi quanto segue. Te lo mando a commento di questo post.

    E il fumetto
    vinse lo Strega

    Esterno notte: Ninfeo di Villa Giulia a Roma, una serata di un luglio afoso. Si assegna il Premio Strega e i cinque finalisti spiano la lavagna sulla quale, scheda dopo scheda, si fa la conta dei voti. Alla fine, dopo un paio d’ore di attesa, ecco il vincitore: il “romanzo grafico” La mia vita a fumetti di Hugo Crepax che ha sbaragliato concorrenti del calibro di Lidia Ravera, Niccolò Ammaniti, Ermanno Rea e Sandro Veronesi. Ovviamente ci stiamo inventando tutto (o quasi). Il Premio Strega esiste davvero ed è uno dei più blasonati premi letterari, uno di quelli che vale la fascetta sul libro premiato e qualche migliaio di copie in più; così come esistono i quattro concorrenti “battuti”. Non esiste invece Hugo Crepax (che, l’avrete capito, è una pura invenzione: un po’ Hugo Pratt e un po’ Guido Crepax), né esiste il suo romanzo La mia vita a fumetti. E poi i fumetti non partecipano ai premi letterari. Almeno non ancora. Per carità, di premi per i fumetti ce ne sono anche troppi, assegnati dalle tante manifestazioni, grandi e piccole, sparse per tutta Italia, però restano ancora confinati nel “genere”. Che nel frattempo è uscito dal ghetto e non soltanto perché Hugo Pratt (quello vero) anni fa definì il fumetto “letteratura disegnata”; ma perché editori grandi e piccoli si sono accorti della sua dignità letteraria e hanno varato collane dedicate al graphic novel, al romanzo a fumetti, al fumetto insomma. Del resto in un territorio affine come quello del cinema d’animazione, non mancano gli esempi di cartoon che partecipano (e vincono premi) ai grandi festival internazionali del cinema tout court, al di fuori della categoria-genere “cinema d’animazione”: dal pluripremiato regista giapponese Hayao Miyazaki a Marjane Satrapi con il suo Persepolis (che, guarda caso, in origine è un fumetto). Pratt, Crepax, Buzzelli, Micheluzzi, Pazienza (purtroppo tutti scomparsi) hanno scritto e disegnato fumetti di grande qualità letteraria e altri maestri li seguono su quella strada, come Vittorio Giardino e, tra i più giovani, Igort, Gipi, Gabriella Giandelli, Francesca Ghermandi, Davide Toffolo, Anna Vinci. Insomma: il fumetto è maturo per lo Strega, il Viareggio, il Campiello e qualsiasi altro premio letterario. Cari editori, critici e selezionatori, fateci un pensierino.

  2. “il nuovo direttore del Booker Prize, uno dei premi letterari più noti e prestigiosi al mondo, ha affermato che sarebbe favorevole ad accettare candidature provenienti anche dal settore del graphic novel.”

    Fra le opere in lizza per un premio letterario vedrei bene anche un po’ di sculture e mosaici.

  3. Non mi è ben chiaro, ma mi auguro che la tua sottaciuta risposta all’ultima domanda sul futuro adeguamento dei premi italiani non sia da supporsi come favorevole, ovvero: “speriamo”. Per il resto mi pare che l’ironia di Siviero sia più che condivisibile.

  4. renato: grazie. Non lo conoscevo. Provocazione molto apprezzata.

    luigi e ipernefelo: non sono tra gli appassionati di dibattiti come “diamo il Nobel letterario a Bob Dylan” et similia. Dunque credo che il sarcasmo di Siviero sia non solo legittimo, ma azzeccato. Credo anche, però, che alcuni fumetti -ripeto: alcuni- abbiano nella lingua e nella scrittura letteraria una componente tanto rilevante da renderli pertinenti in premi letterari. Sono merce rara, però. E tra questi non vedrei bene Chris Ware, per essere chiaro (e con questo sono pronto a litigate con amici scrittori).

    Più in generale – mi tocca dirlo – l’avevo scritto: il successo del “graphic novel” va benissimo, ma aspettatevi gente che vedrà letterarietà a ogni piè sospinto.

    C’era una volta il “cinema tascabile” – oggi c’è il “romanzo grafico”.

  5. Vi segnalo il “Premio Napoli” che da quest’anno ha inaugurato la sezione “ibridi letterari”, nella quale rientrano i fumetti. Qui ci sono i finalisti della sezione: http://www.premionapoli.it/category/opere-finaliste/ibridi-letterari/
    Con robusti premi in denaro🙂

  6. Finalmente uscito dal tunnel “Premio Napoli” (abbiamo vinto! abbiamo vinto!) faccio una piccola specifica che avevo in mente quando ho letto il commento di ratigher ma non ho fatto che ero in pieno tunnel scaramantico. “Ibridi letterari” non è una sezione legata al fumetto, altrimenti sarebbero stati ben altri i libri in concorso, ma è invece dedicata alle intersezioni e collaborazioni tra diversi linguaggi che possono esserci in certi progetti, tra cui anche i fumetti. Ma appunto, non è una categoria “fumetto”, ecco, e Piccola Cucina Cannibale non è un fumetto ma un progetto multimediale che ha “anche” una parte a fumetti, e vince il premio per la commistione “originale” (non dovrei dirlo io però) tra poesia, musica e fumetti.
    Aloa!
    c.

    • felice per te – ma soprattutto, nella cornice di questo premio, trovo apprezzabile la scelta di ideare una simile categoria (e includervi lì un fumetto)

  7. […] scorso Repubblica ha dato ampio spazio a una notizia (ne avevo scritto qui): l’apertura nei confronti del fumetto da parte del premio letterario […]

  8. […] esempio, ne ho discusso qui, qui e qui (by Gipi), con l’aggiunta di qualche commento qui e qui. Ma per tenerlo vivo rimando al bel testo di Eddie Campbell, “I Letterati”. Che […]

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