Fumettisti choosy (e non)

Pensavo che Roberto avesse come al solito esagerato, e dopo avere letto l’annuncio sull’iniziativa di scouting a Lucca proposta da Panini Comics ho letto i commenti alla pagina Fb. Tra gli aspiranti autori e lettori, ho trovato frasi del genere:

meglio provare negli USA. Il mio progetto qui sarebbe sprecato.

le valutazioni dei lavori non si fanno in mezzo alla folla, sui baracchini/stand delle fiere, ma in posti seri. La Panini non finirà mai di stupirmi, in negativo, ovvio.

Non facciamogli notare quanto questo metodo di valutazione sia fallace, è chiaro che l’amministratore della pagina – povero cristo – si sta arrampicando sugli specchi. E con lui l’intera casa editrice.

Panini mi vuole?e devo venire fino a Lucca? Per mail no? Me sa tanto di vieni, presenta e già che ci sei compra.

mi pare che si parli di una casa editrice, per quanto celebre, come di una specie di corte di Versailles a cui i plebei devono inchinarsi per qualsivoglia capriccio, e che quando munifica briciole ai villani dev’essere onorata e venerata.

La discussione è ovviamente degenerata. E diversi autori (Giacon, Salati, Cajelli…) sono interventuti scandalizzati, o per provare a far ragionare gli irragionevoli. Le parole della ministra Fornero, fuori luogo in bocca a un Ministro ma certo non immotivate, sembrano davvero rappresentate plasticamente questo piccolo caso di ordinaria capziosità.

Mi sono allora venuti in mente due esempi, per giocare a prendere sul serio questo episodio. Due esempi estremi: il fumettista italiano più choosy e quello meno choosy, forse.

Pare un segno del destino che il più celebre ritratto ‘antropologico’ e sociale del fumettista italiano, in questo 2012, sia quello di  Filippo Pontecorvo, il protagonista del fortunato e premiato romanzo Inseparabili di Alessandro Piperno. Già, perché Filippo, il cui “talento velleitario” – come lo descrive Piperno – ha una svolta di carriera grazie ai contatti e l’energia organizzativa della fidanzata, pare la quintessenza del giovane italiano (fumettista) choosy. Certo, Piperno ha offerto un ritratto del fumetto – come linguaggio, mestiere e settore – assai sbrigativo. Ma il suo focus è psicologico e sociale. E in questo merita la nostra attenzione: che il romanzo italiano più discusso dell’anno abbia, come protagonista, un fumettista indolente e velleitario, mi pare un dato rilevante. Quantomeno se ancora crediamo al fatto che gli immaginari ci dicano qualcosina della società che li modella.

Ma se Filippo Pontecorvo si è distinto come massimo esempio italiano di fumettista choosy, è anche vero che dalle nostre parti abbiamo anche esempi opposti. E il mio pensiero va a Gabriele Brombin, la cui fatica biennale – fatta di serate, weekend, spese e frustrazioncine varie – ci ha messo nelle mani uno dei biglietti da visita più interessanti dell’anno.

Pensando a questi due diversissimi casi, mi rendo conto che la differenza tra Filippo e Gabriele è duplice:

  1. per aiutare Filippo a farsi conoscere è servito un affetto extra-professionale: un debuttante di talento ma velleitario, svogliato, schizzinoso, può trovare sponde sono in chi lo stima per ragioni personali. Per Gabriele, è la qualità del lavoro presentato che fa venire voglia a un professionista di aiutarlo, e fare arrivare il suo lavoro sui tavoli utili di altri professionisti. Credere che per presentare il proprio lavoro sia più importante e urgente pretendere un “proprio” modo (magari facile, rapido e a costo zero) che non andare a caccia delle opportunità esistenti (pure scomode, poco eleganti o con qualche costo), è somigliare più a Filippo che a Gabriele.
  2. Filippo (a meno che non vi si riconosca qualcuno tra i commentatori all’annuncio PaniniComics) per fortuna non esiste, mero frutto dell’immaginazione di Piperno. E spero proprio che siano autori reali come Gabriele a fare da esempio, per qualsivoglia giovane aspirante in cerca di editore.

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