Sembra narrazione, e invece

Il dibattito sulla narrazione, declinato nella forma “che cosa si intende per narrazione quando parliamo di fumetto”, è un vecchio fronte di discussione che, negli anni Duemila, sta riprendendo un po’ di spazio. Talvolta ancora associato alla idea di sequenzialità, talaltra – per fortuna – no.

Sebbene siano ancora lontane analisi e categorizzazioni sistematiche – utili o provocatorie, come quelle di Gaudréault tra narrazione e mostrazione nel cinema – la discussione avanza. E anche ben al di fuori del dibattito accademico, tra gli autori più eclettici e riflessivi (se ne parlò con Blutch a Bologna, per esempio).

Piccolo esempio domenicale: Dave Sim. L’autore di Cerebus, e del geniale quanto strampalato progetto Glamourpuss. In apparenza, una parodia critica dei magazine femminili; in realtà, un flusso autoanalitico sul linguaggio e lo stile nel fumetto.

Avevo già letto Glamourpuss, ma un ‘episodio’ a casaccio. E non mi ero ancora imbattuto nella sequenza del n.1 in cui, dopo una lunga disquisizione su tecniche e stile del fotorealismo di Alex Raymond e John Prentice, il “narratore” Dave Sim esplicita il suo progetto:

[traduco il passaggio nelle 2 vignette centrali]

Sfortunatamente per me, c’è un patto implicito nel fumetto: la presenza di parole giustapposte con immagini conduce il lettore alla naturale inferenza che il loro stare insieme produca il risultato di una narrazione sequenziale.
Sfogliando le pagine in una fumetteria, starete pensando che questo sia un fumetto.

Una deduzione naturale, che io stesso sto sfruttando, inserendo la mia narrazione in questi balloons di dialogo, creando così l’illusione che questa sia una storia a fumetti, invece di quello che è: uno “slide show” di Raymond e Prentice

Uno slideshow non è narrazione. E Glamourpuss in effetti è questo: un bizzarro & interessante, noioso & elegante discorso – variamente associato a disegni – in una forma più vicina allo slideshow che al plot.

Naturalmente, come la mostrazione filmica in Gaudréault, il discorso fumettistico – parole, ragionamenti, grafica – di Glamourpuss è anche narrazione, se intendiamo questa in senso generico, e non in senso stretto. Ma la differenza tra narrazione in senso generico e narrazione in senso stretto (distinzione su cui insistono Ricoeur, Gaudréault e altri) non può essere aggirata. E il buon – si fa per dire – Dave Sim ce lo ricorda: il fumetto non è solo narrazione. Anche quando lo sembra.

3 Risposte

  1. il racconto è nell’occhio di chi guarda.

  2. Mi sfugge il perché uno slideshow non sia già narrativo. Ogni qualvolta giustappongo due immagini (ovvero creo un principio di montaggio), io creo una narrazione, più o meno efficace e compiuta, ma una narrazione senza dubbio.
    Onestamente però ammetto di non conoscere la distinzione di Gaudréault tra narrazione e mostrazione. Mi viene in mente invece il discorso di Gianfranco Bettetini sul “raccontare come se si commentasse” e il lavoro di Sim mi pare vada in quella direzione.

    • perché è proprio in quel “più o meno efficace e compiuta” che risiede la differenza tra intendere la narrazione come ‘fenomeno’ (anche il nostro presentarci e raccontarci è ‘narrativo’, in questo senso) e come struttura discorsiva. Ovvero tra una concezione generica e una più specifica e ristretta.
      Uno slideshow inteso come queste sequenze di Sim, è in primo luogo una mera giustapposizione di immagini, in cui non c’è narrazione “in senso stretto”. Come lo stesso Sim riconosce.
      Quale sia la distinzione tra senso generale e senso stretto, e in che misura sia legittimo farlo, ovviamente, è al centro del lavoro di narratologi come quelli che citavo – e al momento non so se ce la fo a sintetizzare in un commento😉

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