Fumetto d’autore con distinguo (di diritto?) d’autore

La notizia sarebbe di qualche mese fa. Ma il caso è uno dei più paradossali mai visti nella storia dell’editoria di fumetto, e vale la pena presentarlo: la pubblicazione in Francia di Gringos Locos. Perché un simile conflitto tra editori/autori/detentori dei diritti, e la relativa soluzione trovata per mediare in questo conflitto, ha qualcosa di unico.

Gringos Locos è una commedia che narra una vicenda realmente accaduta, particolarmente importante nella storia del fumetto francobelga. I protagonisti sono tre dei maggiori fumettisti belgi: Jijé (Joseph Gillain), André Franquin, Morris (Maurice De Bevere). La vicenda è il loro viaggio nel 1948, insieme alla intera famiglia di Jijé (moglie e tre bimbi), negli Stati Uniti e in Messico. Un’avventura avvolta per anni da un’aura “leggendaria”. La trama:

Preoccupato per l’avanzata del comunismo in Europa, Jijé decide di lasciare il vecchio continente con la sua famiglia. Anche Franquin e Morris decidono di seguirlo, e tutti insieme arrivano a New York nel 1948. Dopo avere comperato una vecchia Ford Hudson, attraversano gli Stati Uniti dalla costa orientale a quella occidentale, con la speranza di essere assunti ai Disney Studios. Una pia illusione, all’epoca in cui Disney era impegnato più a licenziare che ad assumere. Vedendo il proprio visto turistico vicino alla scadenza, Gillain decide di stabilirsi per qualche mese in Messico con la sua famiglia, ben presto raggiunto da Franquin e Morris.

Quel viaggio, cementando le relazioni tra alcuni dei più influenti autori del fumetto degli anni 40/60, divenne una sorta di “mito fondatore” per i tre, che spesso presero a riferisi ad esso nelle conversazioni tra colleghi o con i giornalisti. Un’esperienza che avrebbe potuto dare luogo ad un what if… dalle conseguenze perfette per fantasticare: l’assunzione come animatori Disney. Un Eldorado che gli fu negato (e dall’America i tre continuarono a inviare tavole destinate al Journal de Spirou). Ma quell’esperienza da emigranti scapestrati, quasi incapaci di parlare inglese, influenzò comunque moltissimo gli autori, sul piano artistico come su quello biografico: Jijé restò negli USA per due anni, Morris ben sei (e proprio a New York incontrerà René Goscinny, con cui creerà Lucky Luke).

L’unicità del libro non è però tanto nel contenuto, ma in quanto accaduto al momento della pubblicazione in volume. Dopo essere stato pubblicato a puntate su L’Immanquable, poi in Spirou, e (in parte) sul quotidiano Le Soir, il fumetto era stato ristampato in volume alla fine del 2011 (tiratura: 35.000 copie), pronto per essere presentato al festival di Angouleme. Se non che, leggendolo su Le Soir, gli eredi di Jijé hanno ritenuto che il padre non ci facesse una buona figura; analoga opinione la figlia di Franquin. E pur in assenza di qualsivoglia reato (nessun copyright infringement, nessuna diffamazione), visto il peso delle opere di Jijé/Franquin/Morris nel proprio catalogo, il libro viene bloccato da Dupuis.

Ne nascono incontri, discussioni, mediazioni tra editore ed eredi. E il risultato è che il libro esce quattro mesi dopo, ma all’interno contiene un “corpo estraneo”:

Si tratta di un inserto, un quadernetto di 12 pagine incollato alla terza di copertina. Contiene brani delle interviste ‘contrariate’ rilasciate alla stampa da Isabelle Franquin e da Laurent Gillain, e una lunga intervista a Benoit Gillain. Gli eredi dicono di “non riconoscersi”, contestano la presenza di certe espressioni colorite di Jijé, e mettono sul tavolo altri ricordi – diversi – sia sul viaggio stesso, sia più in generale sul carattere dei personaggi. E detto sinceramente, da lettore (italiano) cui la veridicità dei dettagli interessa, pur non essendo il solo punto, l’impegno degli eredi pare concentrato non tanto a contestare certe ricostruzioni, quanto nell’offrire il proprio ritratto dei genitori: agiografia pura, e di scarsa utilità.

Per Yann uno smacco spiacevole: da ben 30 anni aveva raccolto materiali su quella vicenda; ne aveva preventivamente discusso con gli stessi eredi; il tono da commedia e lo stile caricaturale volevano essere un segno della evidente natura finzionale, ed affettuosa, del racconto.

Per l’editoria di fumetto, un caso più unico che raro: andare in libreria significa, in questo caso, sottomettersi a una prepotenza dei detentori dei diritti che non è tanto economica, quanto simbolica. Un controllo della memoria che si prende la libertà di dettare una “linea corretta” nella produzione di mitologie storiche. Facendo confusione tra testimonianza e rielaborazione emotiva.

Che agli eredi sia consentito esprimersi come più aggrada sulla propria memoria, non si discute. Ma che questo dia luogo a un “diritto” – droit de réponse ha scritto l’editore – pare invece stupefacente. Persino inaccettabile, se comporta una ritorsione verso gli autori/editori, e una invasione di campo – con quel bizzarro corpo estraneo – all’interno del libro stesso.

Resta il fatto che Dupuis, per tutelarsi, ha compiuto un gesto di sottomissione ai desideri degli “aventi diritto” quanto mai originale e discutibile, dando luogo a quello che alcuni sperano non diventi un brutto precedente. Mentre gli eredi, dimostrando la fragilità delle proprie rimostranze (alcune delle quali persino smentite dai fatti), hanno ottenuto un effetto paradossale: una figuraccia per sé, più che una difesa della memoria dei propri genitori.

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