Fumo, Fumetti, Fofò

Sfogliare oggi un libro come Drawing Power: A Compendium of Cartoon Advertising, 1870s–1940s (a cura di Rick Marschall e Warren Bernard) è doppiamente straniante.

Da un lato, perché mostra la sorprendente quantità di pubblicità che, nella prima metà del XX secolo – in epoca decisamente pre-televisiva – venivano realizzate sfruttando non solo l’immaginario, ma il vero e proprio linguaggio del fumetto. Per mano di autori di primaria importanza come Thomas Nast, Joseph Keppler, Frederick Burr Opper, Bud Fisher, George Herriman, Charles Dana Gibson, Otto Soglow, Peter Arno, Milton Caniff… E un secolo dopo, la distanza da quel contesto creativo pare siderale, non solo (ma soprattutto) in Italia.

Dall’altro, per il fatto che, tra i principali settori merceologici responsabili di questa produzione pubblicitaria, c’era l’industria del tabacco. Con un ruolo tutt’altro che marginale, peraltro (ne scriveva anche il buon Max Olla qui), vista la capacità di coinvolgere i maggiori characters e talenti sulla piazza all’epoca. Lo si vede dalla stessa copertina del volume, con uno Yellow Kid che stringe una sigaretta. E lo si vede bene in queste altre:

“Pubblicità a fumetti”, oggi: un tema su cui spero di ritornare con più calma. Per oggi stop. Bonus track, una tavola in stile “storia dimenticata del fumetto italiano”:

Fofò se la fuma!, di Ugo Finozzi, Il Giornalino della Domenica, 26 agosto 1906.

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