C’era una volta il fumetto cinese (1): ieri

Negli ultimi giorni è circolato in rete un fumetto cinese degli anni 50 intitolato “Grandi cambiamenti dopo la Liberazione”. Postato da un utente su Weibo, il “Twitter cinese”, il fumetto ha scatenato un’insolita attenzione. Non tanto per la sua natura fumettistica, però, quanto per la sua condizione di (apparente) “profezia che si autoavvera”.

Il fumetto in questione è infatti un lianhuanhua canonico, ovvero una sorta di picture book per adulti: una vignetta per pagina, stile grafico naturalistico, testo in didascalia. Pare insomma uscito da I fumetti di Mao curato da Chesneaux, Eco e Nebiolo nel 1971. L’oggetto del racconto è una comparazione: tra la dura e ingiusta Cina pre-rivoluzione, e le promesse della Repubblica Popolare Cinese nata con la proclamazione di Mao il 1º ottobre 1949.

Il post, che – dopo avere generato discussioni e polemiche – è stato cancellato, recitava:

Nel 1950, Huadong Comics pubblicò un fumetto intitolato “I grandi cambiamenti dopo la Liberazione”, firmato da Leping Zhang, Hong Huang, Mi Gu, Zhang Wenyuan, Han Shangyi, Shen Tongheng, e altri celebri autori dell’epoca. Lo scopo della pubblicazione era “risvegliare il disgusto della gente verso gli imperialisti e i controrivoluzionari del Kuomintang” – Oggi, se guardiamo a questi fumetti di 60 anni fa ancora una volta, [ci rendiamo conto che abbiamo] viaggiato nel tempo, decisamente all’indietro! Guardate le immagini qui sotto, vivamente consigliato!

La comparazione di allora è chiara: mostrare gli aspetti positivi, economici e sociali, dell’avvento del nuovo regime comunista:

i prezzi al consumo (prima)

i prezzi al consumo (dopo)

La comparazione dell’utente Weibo di oggi è altrettanto chiara: mostrare come da allora sia cambiato ben poco, al di là della rivalutazione del remimbi:

il dollaro USA (prima)

il dollaro USA (dopo)

Una sequenza particolarmente bizzarra mostra alcuni ortaggi, felici del nuovo clima rivoluzionario:

Tuttavia oggi come allora, finita la sbornia rivoluzionaria, i problemi non scompaiono, ma restano. Per esempio il costo degli alloggi:

o lo sfruttamento da parte dei superiori:

Ed ecco che, degli antichi mali della società cinese che sarebbero dovuti sparire, il successo virale del vecchio fumetto di propaganda ci ricorda come molti siano ancora lì. Per esempio, l’inaffidabilità della polizia:

brutalità e corruzione della polizia (prima)

amore e rispetto per gli altri da parte della polizia (dopo)

o il grande tema della qualità delle condizioni di lavoro:

lavoratori come prigionieri (prima)

lavoratori padroni del proprio destino (dopo)

E così via, in una comparazione satirica tanto brutale quanto rivelatoria, per quanto un po’ semplificata. Forse inevitabilmente, quando si assiste allo spettacolo della Storia che ripete se stessa.

via London Review of Books

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