Gli anni 60 secondo Guido Crepax

Tra le pagine di autori italiani più interessanti, l’antologia Someday Funnies (di cui avevo postato qui una tavola firmata Federico Fellini) ne presenta una di Guido Crepax. Tra i primi ad essere contattato, all’epoca, dal giornalista di Rolling Stone, Crepax realizzò una singola tavola in cui riassumeva la sua personale visione – tutta politica – del decennio che si era appena chiuso.

Rivista oggi, quella tavola mi è parsa particolarmente triste e, insieme, molto allegra. Per ragioni diverse, naturalmente.

Triste. Perché riporta la memoria a una relazione cupa e orribile, come quella tra i gruppi neofascisti dell’epoca e la contemporanea dittatura militare in Grecia, le cui scorie storiche sembrano tornare in queste settimane a galla, con i successi elettorali e le azioni violente del partito neofascista Alba Dorata, rafforzatosi durante la dura crisi socio-economica di questo biennio.

Allegra. Perché mostra un Crepax semi-dimenticato, eppure che ho sempre trovato di grande fascino: il Crepax a colori, in bicromie dotate di colori piatti e squillanti. Un Crepax che mi ha riportato alla mente la sua pressoché ‘rimossa’ storia di fantascienza L’astronave pirata, uscita nel 1967 per Rizzoli e poi ripubblicata sulla rivista (interamente in bicromia) “Off-Side”, tra il 1969 e il 1970. A mio avviso, una produzione di pagine esteticamente tra le più ‘sixties’ del fumetto italiano, con quel contrasto tra il suo segno figurativo, nervosissimo e nerissimo, con colori sfacciatamente gridati.

[cliccate x ingrandire]

PS Nella prima vignetta, l’ “intruso” è l’editor del volume – disegnato da Michael Fog – che ha pensato bene (e per questo NON gli facciamo alcun complimento) di raccontare la rocambolesca vicenda della genesi del volume, iniziata negli anni 70.

3 Risposte

  1. non gli facciamo complimenti? dovremmo rompergli gli dita di enmtrambe le mani ea quel coglione!

  2. a proposito. l’astronave pirata fu ripublicata, in un formato indecente, agli inizi degli ottanta da Savelli

  3. Non ci vedete un debito di Frank Miller nei confronti di Crepax?

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