Fumetto o fotoromanzo? Horny King

Ma il fotoromanzo è fumetto? Il fumetto e il fotoromanzo sono linguaggi così distinti? Le risposte a queste vecchie domande si sono sempre fondate su un dato storico, oltre che linguistico: gli scarsi esempi di opere narrative fondate sulla compresenza e interazione tra fotografia e disegno.

Un caso recente, il webfumetto/webfotoromanzo Horny King (del francese Fred Boot), offre un’esperienza non troppo comune di efficace dialogo tra le due forme:

Il risultato mi sembra particolarmente riuscito anche perché lavora sul tema visibile/invisibile, ovvero sui paradossi della percezione visiva, sfruttando il rapporto tra disegno e fotografia per offrire una piacevole avventura (una sorta di Monster Allergy honkongese) intorno alla dialettica trasparenza/opacità nell’uso delle immagini, disegnate o fotografate che siano.

via Comptoir de la bd

6 Risposte

  1. PHPC di ausonia?

  2. In realtà, a ben pensarci, tutto ausonia

  3. E non mi hai mandato il file, cialtrone…

  4. è fumetto.
    grazie della bella segnalazione.

  5. phpc è uno dei rari casi italiani. Il principale degli anni 2000, direi.
    Horny King è per certi versi più semplice (meno articolato nei materiali linguistici), per altri più complesso (nella sua riflessione su trasparenza/opacità).

  6. E “Nei” di Scòzzari? (che sta in “Donne”)
    Raccontino flippatissimo, come direbbe lui.
    Nessun disegno, solo foto di lui, della moglie, di casa sua, e una serie lunghissima di ritratti di ragazze. Le didascalie completamente folli che accompagnano le foto vanno poi a comporre una storia di minimalismo alla benzedrina.

    In quel caso più che un vero fotoromanzo si tratta di un esercizio combinatorio dovuto al pochissimo tempo che Scòzzari aveva a disposizione per quelle 7 pagine.
    Va detto infatti che Vincenzo Sparagna, direttore di Frigidaire, aveva fatto male i conti, o si era perso del materiale, non si sa più; fatto sta che si era improvvisamente aperto un buco di tot pagine nella rivista, e l’unica soluzione escogitata da Sparagna era che Scòzzari facesse il miracolo di produrre una storia purchessia in meno di una settimana.
    Il buon Filippo, pur protestando, accettò. Resosi conto che non sarebbe mai riuscito a disegnare tutte quelle tavole in così poco tempo, se ne uscì con la pensata di usare le foto, di cui aveva piena una scatola da scarpe.
    Prima impapocchiò un soggetto; poi si mise a cercare nella scatola; di foto con cui illustrare la storiellina, non ce n’era mezza. Capito che doveva fare il contrario, prese le foto, le ordinò in una sequenza che non fosse visibilmente di non sequitur, e poi legò il tutto con una storia forse esile, ma coerente, e comunque sorretta dalla sua potentissima lingua speziata.
    Per la serie “tutto quello che avreste voluto sapere su Filippo Scòzzari e non eccetera”.

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