Analisi del mercato francese (che vale un po’ per tutti)

Passato qualche mese dall’uscita dei dati sulla produzione e sulle vendite di fumetto, un buon analista ha bisogno del dovuto tempo per mettere insieme i dati, incrociarli, e offrire una rilettura un po’ più meditata delle cifre sul tavolo.

Questo è il lavoro che ogni anno fa, in Francia, Xavier Guilbert per il webmagazine Du9.org. Il suo il dossier “Numérologie 2011” è online da qualche giorno, e mi pare interessante riprendere alcuni punti per sottolineare una cosa: gran parte delle questioni che presenta sono le stesse che vengono sollevate in tutti i principali mercati nazionali, incluso il nostro.

I punti fondamentali di questa analisi sono i seguenti:

  1. erosione generale del pubblico
  2. evidente crisi dei grandi prodotti seriali (qui, quelli della tradizione franco-belga)
  3. il manga, da segmento in crescita, è ormai passato a una condizione di saturazione e decrescita
  4. l’azione degli editori (1): in primis, un generale aumento dell’offerta di titoli
  5. l’azione degli editori (2): in secundis, un maggiore sfruttamento e valorizzazione del catalogo con riedizioni
  6. la digitalizzazione: per gli editori non è ancora diventata un’opportunità concreta di crescita
  7. la digitalizzazione: per gli autori, il 2011 è stato l’anno di diverse nuove iniziative originali
  8. il digitale, peraltro, ha causato (e questo è forse il punto più tipicamente francese) forti tensioni tra autori e editori sul tema del diritto d’autore (contratti e royalties) relativo ai nuovi supporti/piattaforme

Non sto a ripercorrere punto per punto (e per quanto già detto qui, rimando alla categoria ‘fumetto industry’ di questo blog, o alla tag ‘mercato del fumetto’) e mi limito a qualche flash.

Rispetto al punto 1, la tendenza emerge se si osserva cosa dicono i cinque studi principali che, negli ultimi 20 anni, hanno misurato l’estensione del pubblico di fumetti tra la popolazione francese. Una comparazione utile – sebbene un po’ spericolata viste le differenze di metodo e campione delle fonti – che significa una sola cosa: in venti anni diversi ex-ragazzi/giovani hanno abbandonato questo consumo, come si vede dalla linea rossa (la rilevazione più recente, non a caso più bassa su quasi tutte le fasce d’età) nel grafico qua sotto. In una parola: disaffezione, che – come ha dimostrato la recente ricerca del Ministero della Cultura – si produce per 3/4 entro i 25 anni di età.

Rispetto ai punti da 2 a 4, l’incrocio dei dati permette di ribadire con forza una tendenza che sembra paradossale – al contempo, crisi e crescita – e che invece non lo è affatto: una diminuzione delle vendite (volumi), accompagnata da una crescita del fatturato complessivo (valore):

La spiegazione è semplice e, come ho già detto in altre occasioni in questo blog, vale per il mercato francese come per quello giapponese, o per protagonisti nostrani come Bonelli Editore: alla crisi di vendite gli editori rispondono con l’aumento della produzione di titoli, e spesso dei prezzi medi. Il fatturato riesce così ad essere mantenuto, permettendo anche un effetto positivo sui risultati economici. Ma il dato più importante rimane: si vendono meno fumetti, anche se l’offerta è oggettivamente più ricca, e gli editori principali non vivono (con qualche eccezione) un impatto tale da generare forte sofferenza economica.

Per il mercato francese, nello specifico, il 2011 è stato un anno particolarmente povero di bestseller, ovvero solo due titoli non-manga hanno superato le 100mila copie:

Rispetto infine ai punti 6/7/8, sui temi della digitalizzazione, mi limito a riprendere tre punti dell’analisi di Guilbert:

  • l’impatto del principale attore, Izneo, pare ancora evanescente al punto di avere condotto all’abbandono della piattaforma da parte di editori primari come Glénat e Delcourt
  • la strategia iniziale di sinergia digital/onpaper, ovvero pubblicare in volume i grandi ‘blogfumetti’ di successo, pare ormai saturata, e non si vedono azioni alternative
  • solo piccoli casi, organizzati da gruppi di autori, tentano di offrire modelli differenti (ma ancora ben al di là di una compiuta monetizzazione)
  • siamo ancora di fronte a una visione del fumetto digitale come mero fumetto digitalizzato

Rispetto alla Francia, se da un lato le macrotendenze restano analoghe (produzione in aumento, diminuzione delle vendite, fatturati – chi più chi meno – stabili, rarità dei veri bestseller, stallo sul fronte del fumetto ‘digitalizzato’), l’Italia presenta naturalmente specifici sotto-problemi connessi a: i diversi modelli distributivi (là essenzialmente libreria e una GD in declino; qui libreria e un’edicola in declino), le diverse politiche di prezzo (là prezzi di fascia media, qui prezzi di fascia economica), la diversa periodicità e stagionalità (il ciclo di vita del prodotto industriale/seriale: là più annuale/stagionale, qui più mensile/bimestrale), la bassa integrazione degli editori nei grandi gruppi editoriali con annessa scarsa propensione all’innovazione tecnologica, infine la scarsa propensione all’auto-organizzazione da parte degli autori. E tanto altro.

Ma il ritratto rimane utile, soprattutto per porre tre questioni di fondo:

  • quanto potrà ancora durare la tattica della spinta all’aumento di titoli?
  • in che misura il fumetto si sta trasformando in un bene sempre meno anti-ciclico, come fu durante il XX secolo?
  • la frontiera digitale, che sta progressivamente rivoluzionando l’editoria letteraria e non-fiction, inizierà – e quando – ad offrire concrete piste di un nuovo sviluppo?

E il dibattito, più che mai complesso, resta aperto.

2 Risposte

  1. Difficile allontanare il sospetto che, oltre ad essere un riflesso della crisi economica europea e mondiale, questi dati non rappresentino qualcosa d’altro e di ben più inquietante…

    Comunque sia, bellissimo approfondimento.

  2. […] un bene popolare quanto lo è stato in passato. Come è sempre più evidente (due piccoli esempi: Francia e Italia), oggi i fumetti “costano di più” – e questo è dovuto in larga parte […]

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