I primi manga in Europa: Francia, anni 60, e karate

La storia dell’ingresso del fumetto giapponese in Europa viene raccontata, grosso modo, secondo quattro formule:

1. Il manga sarebbe arrivato nei primi anni ’90, a partire dalla traduzione in Francia e Italia di Akira. Si tratta di una sorta di “vulgata generazionale”, costruita dalla memoria dei lettori che hanno vissuto in prima persona la nascita di un vero e proprio mercato europeo per il manga. Ma la Storia è un’altra cosa, e i casi precedenti sono assai numerosi.

2. In Italia, si tende a ricordare soprattutto il 1979, anno in cui – sull’onda del successo delle serie di anime in tv – esce il volume a colori Io, il Grande Mazinga (Fabbri) cui seguiranno diversi manga – rimontati, ricolorati, e dalle traduzioni fantasiose – pubblicate da RAI-ERI o Giunti-Marzocco. E’ la formula del “traino televisivo”, ricostruita per esempio da Pelitteri ne Il drago e la saetta.

3. Gli storici del manga francesi, però, insistono su una data precedente alla “anime invasion”: luglio 1978, con la rivista Le Cri qui tue, magazine dalla vita piuttosto breve e dal design approssimativo, ma ricca di opere di autori cruciali (Takao Saitō, Osamu Tezuka, Yoshihiro Tatsumi, Fujio Akatsuka, Shōtarō Ishinomori). Il ruolo di questa testata è ormai pienamente considerato nella saggistica francese sulla storia del manga, come ad esempio nel recente Il Manga di Jean-Marie Bouissou.

4. Tuttavia, tutto iniziò ben prima degli anni ’70. E anche qui tocca parlare della Francia, poiché il primo manga interamente tradotto (e non solo alcune pagine scelte, come quelle del Son-Goku di Shifumi Yamane inserite nel 1962 da Caradec nell’antologia I primi eroi) apparve nel 1969 sulle pagine della rivista “Budo magazine Europe”, edizione locale della principale rivista di arti marziali giapponese. A quanto scrivono i pochi ad avere consultato i materiali finora, ovvero Patrick Gaumer e il blogger David Yukio, si tratterebbe del primo di una serie di racconti di samurai realizzati da Hiroshi Harata, pubblicati per oltre tre anni negli sempre sulle pagine del magazine.

Come si legge negli updates al post di Yukio, che ha contattato il vecchio editore, rimane inoltre il sospetto che alcuni manga possano essere pubblicati persino prima del ’69. Vedremo. Per ora, ci limitiamo a un dato: i testi che raccontano la storia della penetrazione del manga in Occidente andranno aggiornati. Di nuovo.

 

3 Risposte

  1. be’, io sapevo di “Gen of Hiroshima” tradotto nel 1976… questo mi mancava, l’archeologia fumettosa è sempre intrigante😉

  2. Ciao Matteo, in “Il Drago e la Saetta” cito anche io sia “I primi eroi” (1962, Garzanti: ne ho recentemente e fortunosamente acquistato la seconda edizione del 1965, visto che il libro non ce l’avevo) a cura di Caradec sia “Le cri qui tue”, rivista edita in Svizzera dal 1978 per alcuni numeri da Atoss Takemoto; non cito “Il Grande Mazinga” edito in Italia su rivista (e poi una sintesi in volume) dalla Fabbri dal 1979 quale “punto zero” dei manga in Italia, ma al limite, potrei dire qui, come punto 0,1.
    Ti ringrazio invece sia per la citazione del libro di Bouissou sia, soprattutto, per questo utilissimo aggiornamento sui manga di Hirata editi in Francia nel 1969.
    Aggiorniamo, sì: non sapevo di questa rivista Budo.

  3. […] In buona sostanza, come avevo scritto a proposito di una riscoperta-con-predatazione avvenuta di recente in Francia: […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: