Fumetti Italiani of the Year – PG Tips 2011

Come da piccola tradizione, è tempo dell’abituale rassegna di playlist internazionali (quest’anno da 12 Paesi) che l’amico Paul Gravett mette insieme ogni 12 mesi, con l’aiuto di un gruppetto di giornalisti e studiosi sparsi qua e là.

Per l’Italia, a questo giro ne ho scelti (e argomentati qui) due, ovvero:

Trama
by Ratigher
GRRRzetic

La coda del lupo
by Marino Neri
Canicola

13 Risposte

  1. Questi cioè sono i fumetti che tu hai scelto per l’Italia, ma fra quelli che hai letto. Azzardo il pensiero che in questi 12 mesi siano usciti in Italia alcuni (o magari molti) fumetti migliori.

    • ovvero vuoi dire che i migliori potrebbero essere tra quelli che non ho letto? Tutto può essere.
      Marco, come ben sai questo gioco di esprimere playlist ha delle regole. Non basta dire “non sono d’accordo” o “hai dimenticato qualcosa”: bisogna dire quali. Sennò non è più un gioco il cui (utile e/o piacevole) scopo è la discussione.
      E siccome le regole più dure sono più ci si diverte, te ne metto una in più: hai mezza giornata di tempo😉

  2. io ho una bizzarra concezione del tempo e dello spazio, per cui non so mai quali fumetti sono usciti nell’ultimo anno, e quali sono davvero italiani. Per questo non posso mai partecipare a questo gioco. Ma mi piacerebbe.

  3. dai Pellitteri sono sulle spineeeee!

  4. Per capire come hai scelto questi fumetti dovresti farmi l’improba lista di tutti i fumetti usciti nel 2011 che hai letto… E poi, per esempio: hai limitato la scelta ai volumi unici o hai teoricamente incluso nel novero anche le storie singole di albi seriali? Non sono un lettore assiduo della Bonelli, ma il godimento di una bella storia della Bonelli in genere è maggiore di quello che la maggior parte dei lettori può provare per le storie da te selezionate.
    Mi rendo conto che quel che condiziona questo tipo di scelta non è solo un fattore di gusti personali e di capacità o meno di aver letto tutto quel che è uscito (magari ti sei divertito di più a leggere questi due degli ultimi numeri di Tex, se li hai letti), ma, soprattutto, una rappresentazione culturale del fumetto in Italia, una scelta in qualche modo politica, cioè la decisione di favorire del fumetto italiano una determinata immagine che privilegi gli autori emergenti, di confine, fuori dagli schemi.
    Se questo criterio deliberato è lo stesso per te come per tutti gli altri corrispondenti dai vari paesi, allora nulla da eccepire: la rappresentazione e la selezione dei fumetti nei vari paesi risponde a criteri e atteggiamenti in qualche modo omogenei. In quel che ho visto nella lista, forse tutto sommato è così. Soltanto che tale criterio è molto implicito, è come dato per scontato. Quindi il filtro non è che sia da contestare (anzi, è un buon criterio); penso solo che andrebbe esplicitato. Forse ho scorso la lista troppo rapidamente ma non ho visto fumetti per bambini e non ho visto fumetti seriali nel senso tradizionale del termine. Ho visto fumetti per lettori hard, esperti, impegnati, fumetti molto letterari. Da ciò discende un’idea di fumetto “alta”. Io trovo che dovremmo anche considerare l’idea di fumetto dominante a livello quantitativo e d’opinione diffusa, che non è di fumetto “basso” ma di fumetto più “rilassato” e avvincente.

    Quindi non intendevo controbattere con delle mie proposte di bei fumetti italiani del 2011 ma solo discutere sull’idea dietro a questo tipo di classifica. Inoltre attenzione, io non leggo così tanti fumetti come te, Matteo. Vedendo su quanti fumetti diversi riesci a parlare con cognizione di causa, probabilmente il rapporto fra te e me in quanto a fumetti letti è di 10:1!

    • “incluso nel novero anche le storie singole di albi seriali?”

      m- sì.

      “il godimento di una bella storia della Bonelli in genere è maggiore di quello che la maggior parte dei lettori può provare per le storie da te selezionate.”

      m- huh? Sorry Marco: mi pare un’assurdità. In cosa consisterebbe questo “godimento”? E perché mai “in generale” si dovrebbe godere più di un bonelliano che di quei godibilissimi fumetti che ho segnalato? Sarà banale, ma rischiamo di ritornare al solito dibattito su cos’è la critica. Vero che tu parli di godimento, e io di gioco, ma anche vero che queste playlist (come tu stesso riconosci più sotto) fanno parte dei “discorsi” sul fumetto assumendo una funzione (parzialmente, debolmente, inevitabilmente) critica.
      E la nessuno può illudersi di produrre valutazioni fondate sulla “maggior parte”: il giudizio non è un dato matematico, ma nasce sempre da un punto di vista. E qui il gioco è palese: “the best of, secondo me” (ovvero: un punto di vista possibile, il mio – opportunità e rischi inclusi). Ho goduto di un sacco di storie Bonelli e Coconino e Disney e Canicola e StarComics e Chessòio nel 2011. Semplicemente, alcune mi sono parse più interessanti di altre. Non erano Bonelli? Non erano Coconino? Capita.

      “una rappresentazione culturale del fumetto in Italia, una scelta in qualche modo politica”

      m- in parte sì, certo. In parte no: rivendico il diritto di avere letto da Dylan Dog a Punpun a Ratigher, e di ritenere più interessante e meritevole di attenzione il lavoro di Ratigher.

      “immagine che privilegi gli autori emergenti, di confine, fuori dagli schemi.”

      m- non sono d’accordo soprattutto su un punto: il “fuori dagli schemi”. Quali schemi? Ratigher e Neri hanno anch’essi degli schemi. Qui non mi interessa il conflitto tra schemi di un tipo o di un altro, ma il risultato espressivo.

      “non ho visto fumetti per bambini e non ho visto fumetti seriali nel senso tradizionale del termine.”

      m- di fumetti seriali e/o mainstream ce ne sono eccome. Il punto – e parlo per me – non è mainstream versus nonmainstream, ma nell’avere “detto qualcosa” di nuovo, nell’avere offerto un’invenzione espressiva, nell’avere costruito un’occasione di grande energia narrativa e visiva. La matrice di provenienza (industriale o culturale) mi interessa solo in parte. Non nascondiamoci dietro a un dito: il fumetto seriale italiano produce anche (spesso?) lavori interessanti. Ma da qualche tempo fatica ad esprimere livelli di eccellenza comparabili al fumetto non seriale. In una battuta: avrei volentieri messo un Rat-Man o un Dylan di Sclavi, se solo ce ne fossero stati di non ‘formulaici’😉

      “Da ciò discende un’idea di fumetto “alta”. Io trovo che dovremmo anche considerare l’idea di fumetto dominante a livello quantitativo e d’opinione diffusa, che non è di fumetto “basso” ma di fumetto più “rilassato” e avvincente.”

      m- se vuoi una “best of fumetti rilassati 2011” facciamola. Quando vuoi. Mi piace. Ma se la critica che mi porti è “prima quella, poi le altre”, mi spiace ma non ci sto: non si può contestare l’approccio mio o di Gravett con una logica di “priorità” del tutto discutibile. Né possiamo dimenticarci che lo sguardo sociologico (utile per indagare “l’idea dominante”) e quello narrativo/estetico non sono la stessa cosa. E in una playlist del genere non può dominare il primo.

      “Quindi non intendevo controbattere con delle mie proposte di bei fumetti italiani del 2011 ma solo discutere sull’idea dietro a questo tipo di classifica.”

      m- ma certo. Però al momento mi costringi a ripetermi: la premessa che mi attribuisci non mi pare pertinente. E siccome io ci sto anche a una “best of fumetti rilassati”, il miglior modo di discutere la mia selezione è sul suo stesso terreno, no?

      “il rapporto fra te e me in quanto a fumetti letti è di 10:1!”

      m- e chi può dirlo? Facciamoci analizzare da un fumettologo ‘terzo’!

  5. Ma come, io aspetto fino alle TRE DI NOTTE i due titoli di Pellitteri e mi ritrovo con un consiglio a correre in edicola, pescare un Dylan Dog a caso e PREGARE che contenga una bella storia così che il mio GODIMENTO possa essere maggiore di quello che potrei mai provare leggendo UN RATIGHER QUALUNQUE.

    Pellitteri io non ce la faccio ad andare in edicola tutti i giorni e pregare, dimmi almeno il nome di una storia di Nathan Never che mi faccia godere come un folle che vado a prenderla in fumetteria.

    Dì qualcosa di Bonelli Pellitteri, Dì qualcosa di Bonelli!

    P.S: e chi l’ha detto che si tratta di una classifica?
    a me sembra una lista di consigli per la lettura, ci sono dentro anche fumetti seriali (i giapponesi per esempio) e successi commerciali (i titoli spagnoli, il volume finlandese e anche quello argentino che personalmente sarei curiosissimo di leggere).

    Sul rapporto fumetti letti: beh non conosco le vostre abitudini ma a me pare che in questo caso Pellitteri abbia ragione, 10:1(x bonelli all’infinito, ok, ma fa comunque 1) è onesto.

  6. Ad “A Braccio di Ferro”: il “dì qualcosa di Bonelli” è meravigliosa! Merita di essere capita e apprezzata da tutti.

    Matteo: prendo atto… discussione interessante, almeno per me. Peraltro, ripeto, io non avrei saputo cosa dire. Recentemente Andrea Queirolo di “Conversazioni sul Fumetto” mi ha invitato – come ha invitato altri – a indicargli alcuni titoli di fumetti che ho apprezzato nel 2011 ma ho dovuto declinare l’invito anche se a malincuore, perché ritengo di aver letto troppo pochi fumetti del 2011 per esprimere preferenze sensate.

    Leggo fumetti vecchi. Che mi regalano (gli amici, non gli editori, aspetta e spera) o che compro di terza mano qua e là quando capita. Tra i pochi libri a fumetti del 2011 che mi sono piaciuti non ce n’è nemmeno uno italiano. So però che ho comprato un numero a caso di Rat-Man e un numero a caso di Tex e sono rimasto molto contento in ambo i casi. Quindi non c’è da sperare, secondo me, “A Braccio di Ferro”: la probabilità che i fumetti Bonelli o di autori solidi come Ortolani siano godibili (manieristici o meno) è altissima.

    L’osservazione con cui sono più d’accordo fra le vostre comunque è quella secondo cui una breve lista di consigli per la lettura (non di classifica come ho detto erroneamente senza riflettere sulla parola) è inevitabilmente parziale e comunque cerca, secondo l’intenzione di Matteo, di indicare opere che hanno qualcosa di nuovo da dire e magari riescono a dirlo in modo nuovo.

    Non posso confrontarmi sullo stesso terreno perché non ne ho gli strumenti. Escono troppi fumetti e non condivido l’idea che chi si occupa di fumetto debba leggere tutto. È impossibile e a me nemmeno va. Leggo determinati generi, autori e tipi di fumetti, quelli che mi piacciono di più, quelli che riguardano i temi di cui mi occupo e su cui occasionalmente faccio ricerca o su cui pubblico, quelli che mi paiono più rilevanti rispetto ai discorsi che porto avanti.
    Tanto per dire: la produzione francese mi sono ritrovato a evitarla quasi in blocco. Inizialmente perché quel che ho letto l’ho trovato straordinariamente noioso a tutti i livelli, fin da ragazzo. E poi perché non mi occupo né della produzione né del consumo dei fumetti in francese, tanto in Italia che altrove. È un’area su cui sono ignorante e su cui infatti non mi esprimo mai.

    Fatico a capire (ma ammetto l’idea che sia possibile) che esistano addetti ai lavori che hanno una conoscenza approfondita di tutto il mondo del fumetto, dei fumetti e dei fumettisti. Io ritengo invece che per una maturazione di questo settore di ricerca e di critica sia necessario un processo di progressiva specializzazione (cioè di restringimento e di approfondimento delle aree d’interesse e di studio), perché non mi pare che la letteratura fumettistica sia meno vasta, nel Novecento, della letteratura alfabetica, per esempio, o di quella cinematografica. Pertanto la qualifica che ci viene attribuita di “esperti di fumetti” è a mio avviso molto fallace nella maggior parte dei casi: non si può conoscere tutto e non nella stessa maniera.

    Il discorso è ancora più lungo e complesso di così, lo capiamo bene.

    A presto

  7. …letteratura fumettistica
    …letteratura alfabetica e se non ho capito male ce ne sarebbe pure una cinematografica…
    che spasso…

    • La definizione “letteratura alfabetica” me la sono inventata (non è nulla di originale e forse scopro l’acqua calda: magari c’è qualche altro buontempone che ci ha pensato prima di me) e me ne assumo le responsabilità, anche penali se è il caso!😉
      Il termine “letteratura” qui è multidimensionale per come indicato fra gli altri anche da Daniele Barbieri: fra le varie accezioni, anche quella di corpus di testi, di insieme di opere.
      Poi c’è la letteratura borisbattagliesca che è il corpus delle tue punzecchiature sparse per il web…🙂

  8. […] background-position: 50% 0px; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } fumettologicamente.wordpress.com – Today, 10:19 […]

  9. Perché vedi, Matteo, quando parlo di cosa significhi leggere un fumetto, quando intendo un fumetto, quando si parla di piacevolezza e significatività culturale del fumetto, io intendo questo, e con me, lo intende la maggior parte delle persone:

    http://www.nontistavocercando.it/2012/02/16/zagor-e-il-nuovo-rosa/

    Questo significa che nel “gioco” dell’indicare i fumetti “migliori”, mi pare che andrebbe meglio focalizzato il piacere della lettura e non la missione della lettura.

    Ma comunque la mia è una visione di fumetto, mi rendo conto, molto diversa dalla tua…

    (À suivre)

    • no, marco: “piacevolezza” e “significatività culturale” non sono epifenomeni della “maggiorparte”. Da un lato perché sono socialmente determinate; dall’altro perché la prospettiva di quei best of è critica, e non sociologica: non la missione della lettura, ma semmai della ‘letteratura’. In quei giochi non si valuta la performance culturale del pubblico, ma quella delle opere.
      A me interessano, peraltro, entrambe le prospettive (a costo di una complicata alternanza di sguardi tra quello di critico e di sociologo). La “piacevolezza del testo” non può essere sottomessa alla legge dei grandi numeri. Mi pare una banalità. Ma da non dimenticare.

      Umberto Eco diceva che se voleva leggere qualcosa di leggero sceglieva Joyce, mentre per qualcosa di complesso preferiva Corto Maltese. Potrei ripetere quel paradosso, e dire: se avessi scelto qualcosa di complesso avrei indicato un Gianfranco Manfredi; ma volendo (dovendo?) scegliere qualcosa di piacevole, mi pareva giusto indicare Trama di Ratigher.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: