[Angouleme 2012] Con gli occhi carichi

E anche questa edizione del festival di Angouleme è finita. Aperta in gran fanfara (la presenza sulla scena del gigante per eccellenza, Art Spiegelman), sviluppata da una pimpante programmazione (per quanto senza picchi inventivi), e conclusa da una Premiazione anodina nella forma e tendenzialmente normalizzata nella sostanza.

Un momento della premiazione

Ma prima di tornare a discutere di una manifestazione che, più di ogni altra, detta – e incarna – l’agenda del fumetto, una doppia considerazione, a mo’ di sintesi personale.

Da questa edizione è difficile rientrare sorpresi; di certo non è stato così per me. Ma la sensazione, forse anche grazie al fatto di non essere stato ‘accecato’ da particolari sorprese, è quella che solo un grande – in molti sensi – festival di fumetto può offrire: riempire gli occhi, (ri)caricare la vista. Nel doppio senso che ha il guardare nel fumetto: questione di immagini, e insieme questione di sguardi.

Da Angouleme torno quindi carico di immagini. Per la quantità e diversità di opere e disegni e oggetti visivi incontrati, osservati, consumati. Come è ovvio, trattandosi del più vasto evento del genere. E di cui non posso non ricordare almeno:

– le immagini scelte da Art Spiegelman per rappresentare sé stesso e la storia del fumetto, nelle due sue mostre. Tutte le tavole di Maus, in una stanza fatta di quattro pareti “dense” sotto diversi punti di vista. E gli splendidi pezzi di storia raccolti nella messa in scena del suo ‘museo privato’:

– le disordinate, intense, zigzaganti pagine di un progetto al limite dell’intimità come il Moleskine Diary di Nicoz, autrice di un diario quotidiano (per un anno) di sorprendente energia, degno della migliore Julie Doucet, per certi versi persino più complesso e interessante:

– le immagini di luoghi, oggetti, materiali e persone appartenenti alla storia del territorio angoumoisino, e alla filiera del cognac: pietre e legni, vini e alcolici, terreni e costruzioni, viticoltori e distillatori, castelli e fattorie, disegni e stampati, utensili e macchinari, funghi e muffe. Un insieme di cose (oltre che sapori e odori) che l’Ente del Turismo Francese ha mostrato a me e ai miei compagni di viaggio, in una serie di tappe affascinanti (su cui tornerò un po’ nei prossimi giorni) che mi hanno permesso finalmente di colmare alcune lacune fondamentali della regione Poitou-Charentes, ora che mi avvio verso i 10 anni di regolare frequentazione:

– le immagini contenute in un oggetto-simbolo come pochi dell’esperienza festivaliera: il volume di dediche disegnate accumulate nei decenni da Bob Beerbohm, libraio e collezionista statunitense e fondatore della seminale mailing list di storici del fumeto “Platinum Age ML”, tornato ad Angouleme dopo anni di assenza. Un librone-cornucopia che contiene gioielli come questo di Harvey Kurtzman:

Ma la carica visiva di Angouleme non è solo un accumulo di stimoli visivi, bensì un insieme di modi di guardare. Perché il fumetto non è solo un catalogo di immagini, ma l’immersione in uno spazio del guardare, fatto di pratiche e di posizioni diverse: un oggetto (di immagini), ma anche un atto (di osservazione e visione). E qui sono almeno tre gli sguardi che ho “visto all’opera”, interessanti perché diversi dal mio, e di cui ho potuto in parte appropriarmi:

– l’esperienza di sguardi-che-assistono-sguardi di Clément e Lisa, giovani autori (ed ex studenti all’EESI e a all’Accademia di Belle Arti a Bologna) che hanno condotto e raccolto i lavori di svariati bambini (dai 4 ai 14 anni), figli di famiglie nomadi, realizzando una raccolta di fumetti che è uno dei progetti di “fumetto come azione sociale” più riusciti che abbia mai visto: “Django Bandjo”. Un libro di cui toccherà riparlare presto:

– lo sguardo in soggettiva di diversi fumetti inglesi della seconda metà dell’Ottocento, mostrati da Thierry Smolderen nella sua affascinante presentazione dei materiali tratti dal The Graphic e dall’Illustrated London News. Perché a differenza di quel che molti (ancora) credono, nell’800 il fumetto era già vivo, completo, maturo (pure “sequenziale”, per capirci). E la ennesima dimostrazione è venuta da alcune soluzioni in quelle pagine britanniche: non solo gag teatrali, con pantomime recitate su sfondi neutri e poco ‘legate’ graficamente, ma tavole in grado di offrire layout complessi e persino giochi di sguardi (“in macchina”) che chiariscono una maturità nell’idea di pagina – l’idea di sguardo soggettivo del narratore/lettore – già pienamente fumettistica. Il tema della pagina come strumento per metere in scena un sistema di sguardi – tra autore, oggetto cartaceo/disegnato, e lettore – che in questo blog non può non essere un tema ricorrente:

– gli sguardi individuali dei miei compagni di viaggio, con cui ho condiviso due esperienze: quella “lavorativa” (con accento sulle virgolette) di blogger-inviati a visitare il territorio tra Angouleme e Cognac; e quella culturale di osservatori del festival e, attraverso di esso, del sistema-fumetto. Perché se c’è una cosa che un fumettologo come me – di estrazione sociologica e ‘Audience Studies’ – non riesce a smettere di fare, è vampirizzare le esperienze altrui per coglierne gli immaginari e le idee sottese; e mettere le proprie alla prova del confronto con esse. Suonerà bizzarro e accademico, ma una delle ragioni per cui ho scelto – e gustato – la condivisione di questa edizione con quattro autori (Rrobe, Ottokin, Gud e A.Longhi) è anche questa: una osservazione (“partecipante”?) che mi ha permesso di mescolare un punto di vista (il mio) con un altro – di autori – diversi dai vecchi amici, o dai colleghi, o dall’abituale “compagnia di giro” che ciascuno tende a costruire quando si trova nella condizione di festivaliero. E mi sono anche divertito.

Nei prossimi giorni, toccherà “scaricare” questo sovraccarico. Proverò a farlo con qualche altro post, dedicato ad alcuni tra i tanti piccoli dettagli significativi di questo 39esimo festival di Angouleme.

Au revoir, dunque. Con tanti saluti da questo blog, che nel frattempo ha compiuto il suo secondo compleanno. Come passa il tempo, eccetera eccetera. E forse ecco il primo dettaglio: domani proviamo a parlare di viaggi nel tempo.

4 Risposte

  1. grazie della condivisone e auguri per questo sempre interessante blog!

  2. Interessante, come esserci stati, complimenti a tutti.

  3. riguardo a smolderen mi sembra che sia molto interessante seguire le sue ricerche, anche per ribadire quello che scriveva gino frezza molti anni fa, il medium non è stato mai “innocente”.

    (buon compleanno al blog)

  4. grazie della citazione! sono onorata e commossa🙂

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