Angouleme 2012 warm-up in 6 mosse (4): turismo

Attività parallele o collaterali ad Angouleme, quarto rituale. Il più canonico, forse: come tutti i festival che si rispettano, partecipare ad Angouleme significa anche:

4 > turismo vario ed eventuale.

Si può guardarla da un punto di vista oggettivo e un po’ distante: i festival, per il fumetto, hanno sempre avuto un doppio ruolo. Da un lato il valore di vero e proprio canale distributivo parallelo; dall’altro, la funzione di potenti megafoni comunicativi, in supplenza alla scarsa visibilità del mezzo nei media generalisti. Col risultato di dare vita a un “circo del fumetto” fatto di editori, autori e lettori abituato all’idea di un consumo ‘itinerante’. Insomma: impossibile raccontare la storia del fumetto senza riconoscere il ruolo cruciale dei festival.

Oppure si può guardarla da un punto di vista più ravvicinato e individuale: nonostante un mercato ristretto – almeno in confronto ad altri media – i fumettisti si trovano spesso a viaggiare. E viaggiare significa anche… viaggiare: visitare luoghi, incontrare stranieri, fare turismo. Scoprire, mangiare, chiacchierare, bere, passeggiare. Con un altro risultato: come ogni “circo” fieristico o festivaliero, andare ad Angouleme significa anche trascorrere qualche tempo in una condizione simil- o para- turistica. Tutto questo è testimoniato anche da alcuni fumetti stessi. Tra i più recenti che mi vengono in mente, ricordo una Guida di sopravvivenza alle fiere di fumetto (di Alecci, Tumminello, Turturici) oppure Sbrego nel cielo di carta. Viaggio ad Angouleme (di Alessandro Fusari).

Ogni festival ha le sue regole, e i diversi luoghi offrono opportunità di turismo e di viaggio differenti. Per esempio: un festival come quello di Lucerna offre ai festivalieri un’esperienza lacustre e montana, orientata a sofisticati e vasti contenuti espositivi e… alla raclette; un festival come quello all’isola di Réunion è noto (e ambìto da alcuni autori) soprattutto come occasione per visitare una splendida isola in pieno Oceano Indiano. Andare a Lucca significa anche passeggiare lungo le mura rinascimentali, o cercare una buona zuppa di farro; a Napoli è un peccato non tentare la sorte per trovare posto da Sorbillo, non passeggiare per i quartieri Spagnoli, non vedere le Macchine Anatomiche di Raimondo di Sangro e Giuseppe Salerno. Eccetera eccetera.

Nel caso di Angouleme, le opportunità di conoscere un territorio interessante non mancano. Per almeno quattro motivi:

1- si tratta di una città posta in una regione tra le meno note dell’intera Francia. Diciamolo: se dite Poitou-Charentes in giro, difficile che qualcuno sappia identificarla bene quanto la Normandia. Eppure Lonely Planet sostiene sia persino tra le 10 regioni da visitare assolutamente nel 2012. Il paragone è con le regioni mediterranee (sole mare colline vigneti), ma meno compromessa dal turismo di massa. Come le Marche rispetto a Umbria e Toscana, per certi versi.

2- è il luogo di uno splendido aneddoto storico: il primo nome di New York fu… “Nouvelle Angouleme“. E a chiamarla così fu proprio un italiano. Era Giovanni da Verrazzano, il navigatore che per primo scoprì nel 1524 il sito che poi divenne New Amsterdam e infine New York.

3- sin dal primo anno in cui venni ad Angouleme, ho sviluppato una passione per il Pineau charentais. Un liquore noto quasi solo nei mercati francofoni – dal Belgio al Québec – che deriva dal cognac e somiglia ai nostri passiti, e che qui si usa accompagnare a formaggi e ostriche (pare ci sia un’isoletta, qui vicino, che alleva alcune delle più buone e ricercate), oppure come aperitivo. Consigliato.

4- ci sono un sacco di altri luoghi – chiese, edifici, canali, librerie, ristoranti, bar – che fanno parte del gusto di passare qualche giorno da queste parti. Un gusto con cui non posso non fare i conti, visto che si avvicinano i 10 anni di frequentazione del festival (e poi del Museo, e poi dell’EESI).

Mi è parsa quindi una bella coincidenza l’invito fatto dall’Ente per lo Sviluppo del Turismo Francese: tornare ad Angouleme, per non ‘nascondere’ anche questi aspetti collaterali dell’esperienza festivaliera, per imparare qualcosa di più sul Pineau (e sul cognac, naturalmente), e per offrire a chi ha letto i miei post dalle passate esperienze ad Angouleme (tra cui i non pochi studenti che mi scrivono a proposito dei corsi/master in fumetto all’EESI) qualche coordinata in più. Perché sapere qualcosa sul dove si andrà a passeggiare, visitare, mangiare, bere fa parte anch’esso del “prepararsi ad Angouleme”.

Da oggi si comincia quindi questa Angouleme 2012, anche in compagnia di altri quattro baldi blogger (Bloggokin, Roberto Recchioni, Daniele ‘Gud’ Bonomo, Andrea Longhi):

E dal primo post è evidente che il più produttivo – e diaristico – reporter sarà Gud.

Il festival apre oggi. Ma c’è ancora tempo per un paio di altri frammenti di warm-up, prima di entrare nel vivo: presentare materiali (fumettologici), e le letture pre-festivaliere.

A stasera.

3 Risposte

  1. è sempre entusiasmante partecipare ad eventi festivalieri, e poi esteri, per scoprire davvero luoghi diversi da quello in cui siamo abituati a vivere, persone nuove, nuove idee e progetti, una cultura con la quale confrontarsi, ecc.
    ottima idea inviare 5 blogger appassionati ed esperti di un settore – in questo caso quello del fumetto, un àmbito contemporaneo non sempre e del tutto accettato dalla critica giornalistica, letteraria, artistica, culturale – per essere un po’ rivelatori di un’esperienza invece accattivante e interessante al pari di altre, e un po’ informatori-divulgatori per chi invece gli dà un valore importante e vorrebbe riscattarlo..

  2. Grazie per aver ricordato “Sbrego”, soprattutto quest’anno in cui un malanno di stagione mi ha impedito di visitare il festival. E buon itinerario!

  3. […] guide turistiche paragonabile ad altre zone di Francia. Ma i tempi cambiano (come sa bene l’Ente del Turismo Francese), e la stampa locale ha dato ampio risalto all’uscita della prima guida […]

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