Cena gramsciana post-digitale

Centoventi anni fa nasceva Antonio Gramsci. Ce lo ricorda un fumetto tratto da uno spettacolo teatrale, Cena con Gramsci, il cui co-autore Roberto Rampi scrive:

Sul finire del secolo scorso, però, la figura di Antonio Gramsci ha rappresentato anche una delle più singolari operazioni di rimozione collettiva. Un segno così denso di significati, come è per il Novecento il segno |Antonio Gramsci|, è anche la vicenda di un significato smarrito: infatti se fuori dall’Italia Gramsci è un pensatore e un filosofo (della politica, del costume, in ogni caso un filosofo tout court), nel suo Paese Gramsci è stato classificato, sul piano storico, della comunicazione e dell’immaginario collettivo, principalmente come un politico e soprattutto come un martire del fascismo, morto per le conseguenze di un’ingiusta e dura detenzione. Un martire e quindi una figura che si staglia, che diventa, inevitabilmente, bidimensionale.

Proprio intorno a questa bidimensionalità, e lavorando con un’affascinante quanto cerebrale tecnica mista, Gianluca Costantini ha intepretato Gramsci in un fumetto bizzarro (sempre Cena con Gramsci, testi di Elettra Stamboulis, ed. Becco Giallo), fatto di fotografia e disegno, collage e linee al tratto, colori piatti e cromatismi materici, lettering manuale e tipografico, astrazione e iperrealismo.

Un potpourri estetico poco gramsciano, forse. Ma nella sua condizione di virtuosismo riflessivo – sul disegno e sull’immagine fumettistica – in cerca di (instabile) equilibrio, conferma la qualità della ricerca stilistica di Costantini, tra le più interessanti nel fumetto italiano recente, da quando ha preso a seguire la strada di questa stratificata “oreficeria disegnata”.

Insisto allora su un punto particolare. Perché l’interesse per la tecnica mista di Costantini non è solo estetico. O meglio: è insieme estetico e legato al processo produttivo.

Mentre la digitalizzazione ha reso ormai comune la moltiplicazione – con maggiore efficienza (la possibilità di ‘correggere’ e ‘ripulire’) – dei layer di lavorazione di una superficie disegnata, il lavoro di Costantini va nella direzione opposta: a contare, qui, è il lento incedere del processo di stratificazione anche manuale (copia, fotocopia, scansione, prima stesura del colore, scansione, seconda stesura, stampa, ritocchi manuali, scansione…).

Ma il fatto ancora più interessante è che la logica dominante non è quella di un ‘purismo’ anti- o pre- digitale: la ricerca del segno, e la creazione di un ‘originale disegnato’, nasce in un processo che mescola digitale e analogico, superando in qualche modo la loro contrapposizione dialettica.

Con una battuta: poco gramsciano nel progetto narrativo, governato da un forte filtro intellettuale, questo libro è forse più gramsciano del previsto nel metodo, che tiene conto delle condizioni ‘storiche’ in cui sono immersi gli strumenti sociotecnici del fare fumetto.

Di certo Cena con Gramsci testimonia una “prassi fumettistica” matura, e ci ricorda – piccolo ma riuscito caso esemplare – come “digitale” e “manuale” siano ormai parte di un insieme più vasto, che li comprende più che distinguerli.

 

 

Una Risposta

  1. […] filone, affiancando ad Ausonia – sorta di “veterano” della tecnica mista – Costantini, Cecchetti e il debuttante Brombin, rimescolatori di segni con esiti talvolta […]

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