I cruscanti e il graforomanzo

L’uso crescente del termine “graphic novel”, come abbiamo visto anche di recente, suscita ormai anche l’attenzione dei linguisti di professione e, in generale, degli appassionati di storia della lingua. Il forum Cruscate, Spazio di discussione sulla lingua italiana, ne è una ennesima, piccola dimostrazione.

Qualche settimana fa sul quel forum è nata una mini-discussione, a partire dalla legittima considerazione sull’uso di un (ennesimo) anglicismo che tende sempre più a imporsi su possibili termini italiani: “la solita parola presa tal quale dall’inglese senza tanti complimenti”, ha avviato il dibattito l’utente Ferdinand Bardamu.

Sebbene asistematica e minuscola, la discussione mi è parsa interessante. Perché ha sollevato tre opzioni possibili:

  1. l’adesione alle espressioni già attestate, come ‘romanzo grafico’ e ‘romanzo a fumetti’: “entrambe, a mio avviso, valide”, sostiene Bardamu.
  2. una riflessione con alcuni distinguo semantici tra di esse: per alcuni la dizione romanzo grafico sarebbe una traduzione “troppo letterale”. Ad essa si potrebbe preferire ‘romanzo a fumetti’ grazie alla presenza del termine fumetto, certamente già consolidato; e l’espressione ‘romanzo grafico’ potrebbe essere usata “per evitare delle ripetizioni e quando si voglia evidenziare l’aspetto soprattutto ‘visivo’ di quella tecnica narrativa”.
  3. Ma c’è anche chi suggerisce la strada del neologismo: “Sulla scia di fotoromanzo e teleromanzo propongo comunque graforomanzo.”

Nonostante il rischio abituale, per i conflitti intorno a questioni terminologiche, di trovarsi a sollevare preoccupazioni puramente accademiche (e quelle sorte intorno allo “spirito dei cruscanti”, per certi versi, lo sono quasi per antonomasia…), rimane un fatto: in Italia l’espressione graphic novel si è diffusa in questi anni proprio come espressione di lingua inglese. Un forestierismo bello e buono. E nonostante il trend globale del fenomeno-graphicnovel, un dato non scontato altrove: in Francia prevale ormai il calco in lingua locale: *roman graphique*.

Risposte è difficile darne, ma di domande sul tavolo ne restano parecchie, tra cui:

– perché non solo in Francia domina il termine *roman graphique* (ipotesi: un tipico fenomeno della forza adattativa della lingua francese), ma anche in Spagna tende a imporsi *novela grafica* (esempio) sul termine inglese, che invece ha un peso dominante in Italia? Domanda: siamo così innamorati della lingua inglese?

– e se in Francia o Spagna la tendenza è al calco letterale (novel/roman/novela – graphic/graphique/grafica), da noi prosegue la tendenza, come nel forum che abbiamo visto, a preferire la locuzione *a fumetti* rispetto all’aggettivo *grafico*? Domanda: siamo così innamorati del concetto di balloon?

41 Risposte

  1. E’ un romanzo a fumetti. Ci sono strisce a fumetti, albi a fumetti, storie a fumetti. romanzi a fumetti.

    Perché solo il “romanzo” dovrebbe essere grafico?

  2. Il quindicinale di Spider-Man che esce in edicola, tu come lo chiami?

    • semplice: un quindicinale di fumetti.
      L’espressione “a fumetti” è in progressivo disuso, E non a caso: mette l’accento sulla natura derivativa (un qualcosa…a fumetti)
      Fumetto e fumetti, lo dico sempre, sono espressioni chiare e utili. “A fumetti” invece è una locuzione, e non un sostantivo. Il che qualche problema lo pone – e sta progressivamente sparendo (non a caso, ripeto).

  3. La forma migliore mi sembra “romanzo a fumetti”.
    Così come quelli che trovo in edicola sono “albi a fumetti”, non “albi grafici”.

    Graforomanzo però non è male, se si punta al trombonesco.

  4. io non ne posso più nè dei graphic novel nè dei libri a fumetti😉
    Non basterebbe dire romanzo grafico o romanzo disegnato?

  5. Matteos, stai barando, secondo me.

    Una cosa è il contenitore. Un quindicinale di fumetti, un libro di fumetti, ok. E’ la definizione di un oggetto fisico.

    La/il GN spesso invece va oltre il concetto di oggetto fisico (può uscire, è uscita, spesso e volentieri, in settimanali o mensili da edicola).

    Watchmen quindi originariamente è un mensile di fumetti?

    • barare? ci provo più tardi😉
      La tua frase su Watchmen la scriverei così: “Watchmen è un fumetto mensile”.

      • Ma Watchmen non è in assoluto un fumetto mensile.
        Ripeto, non confondiamo i vari contenitori possibili, con il concetto assoluto.
        Grandi romanzi sono usciti a puntate, ma non per questo vengono definiti in maniera assoluta, “storia a puntate” o “mensili”, o settimanali.

        Il romanzo ha determinate caratteristiche che lo definiscono in assoluto, a prescindere di come venga diluito o meno.

        Stabilito (spero) che Watchmen è un romanzo, come specificarlo?

        Romanzo di fumetti, secondo te?

  6. Robertone, cosa hai contro i fumetti?

    E’ un diminuendo?

    • ehi guarda che parlavo solo delle parole, si faceva ironia! Non ho niente contro i fumetti… sennò come capitavo qua?😉

  7. Più che romanzo a fumetti, sarebbe corretto dire:

    “Un fumetto a romanzo”, oppure un “fumetto romanzo”.

    Qualcuno ha il coraggio di iniziare?

  8. Ho una lunga intervista a Manara, svolta in macchina, tra Roma e Siena, alcune settimane fa. Prima o poi spero di digitalizzarla.
    Secondo lui, il problema è che “fumetto”, a prescindere da studi della crusca o di chi per loro, a prescindere da qualunque dibattito scientifico o professionale, sta sulle balle a tutti i lettori e autori moderni, perché inchiavardato senza scampo come sinonimo di roba per bambini, sciocchina, da edicola, da passatempo, preadolescenziale. A prescindere. Quindi si cerca (in realtà anche contro la logica o la lingua italiana) qualunque termine che suoni bene, basta che non ci sia “fumetto” dentro.

    Devo dire che concordo sempre di più con lui…

  9. mi piace “un fumetto a romanzo” o “fumetto romanzo”.. potrebbe filare: un libro contiene un fumetto e un fumetto contiene un romanzo.. interessante osservazione..

  10. Condivido dolorosamente l’opinione di Corbeauss e Manara: l’espressione “graphic novel” ha successo perché non contiene “fumetto”. A me vengono persino a domandare quale sia la differenza tra gn e fumetti!
    La lingua italiana è storicamente esterofila, già da secoli. Temo che non estirperemo “graphic novel”, e le sue controproposte continueranno ad apparirci artificiose e cruscanti.
    Ma almeno, usandolo al femminile, la graphic novel ci ricorderà che “novel”, pur significando “romanzo” proviene dall’italiano “novella”.
    Io propongo “novella grafica”, così prendiamo dentro forme brevi e forme lunghe. Sbagliato per sbagliato, tanto alla fine i nomi funzionano come i nomi propri: una volta battezzati così, ci chiamiamo a questo modo per sempre.

  11. io invece la trovo una parola davvero bella e adatta.. a differenza dell’inglese ad esempio che è legata a un genere, quello comico (davvero limitante e nonostante ciò, secondo me, loro nemmeno se li fanno tutti ‘sti problemi), in italiano denota uno degli elementi costitutivi, che non sarà indispensabile, ma è sicuramente caratteristico e tra i più usati.. ho provato a vedere come lo chiamano in altre lingue attraverso google translate, per farmi un’idea, e la maggior parte ripropone il comico, altri non saprei decifrare l’etimologia, tipo nell’afrikaans o nel danese.. a me personalmente piace “fumetto”.. racchiude in sé sia il linguaggio grafico-visivo che quello verbale..

  12. Io sto usando – nella pratica – da questo autunno (e per ora continuerò ad usare) il termine “Romanzo a fumetti”, escludendo totalmente “graphic novel”.

    Prendo in mano l’oggetto, per me è un romanzo. Cosa ha di particolare questo romanzo? E’ raccontato “a fumetti”.

    Poi capisco che nel nostro paese questo termine non metterà mai d’accordo tutti, proprio lessicalmente, perché alcuni fumetto lo collegano al balloon, altri al modo grafico e letterario di raccontare la storia, altri al concetto di contenitore della storia.

    Cose che nel resto nel mondo sono invece da sempre identificate con nomi diversi.

  13. ah ah ah.. m’è piaciuta l’analogia con i nomi di battesimo! però molti si cambiano nome, o vengono usati diminutivi.. io lo voglio chiamare “fum”.. ah ah ah..

    e Daniele Barbieri cerca sempre di convertire i maschilisti! ah ah ah

  14. @Corbeauss: qui vorrei correggerti.. visto il discorso dell’oggetto e del contenitore, quando l’hai preso in mano (l’oggetto!), avresti dovuto vederci prima di tutto un libro, non un romanzo.. proprio per quello che hai detto poco sopra.. il romanzo si definisce da caratteristiche strutturali, espressive, contenutistiche, ecc., non da caratteristiche materiali.. penso..

    • sacrosanto, niki. Anche per questo, come dicevo nel maxicommento qui sotto, che lo si dica in inglese o in italiano, bisogna fare attenzione: un romanzo è sempre un libro, ma un libro non è sempre un romanzo. Come un graphic novel è sempre un fumetto, ma un fumetto non è sempre un graphic novel😉

  15. Corbeauss, su Watchmen hai barato tu. Oppure avevo capito male io. Insomma: pensavo la domanda non fosse generica, ma relativa alla sua nascita come albo periodico, e solo quello ho risposto. (e chissene dei dettagli)

    Ma tornando al tuo commento: se devo schierarmi con Manara a favore della dolorosa difesa della parola fumetto: sappi che l’ho fatto, lo faccio (il nome di questo blog dovrebbe essere chiaro abbastanza), e lo farò.

    Pensavo però fosse chiaro che stiamo discutendo di altro [lo dico anche a niki].

    Lo spunto che ho riportato è diverso dalla solita chiacchiera sul termine-ombrello per la “9a arte” – la parola fumetto sì fumetto no. Siamo su un piano più limitato e specifico: si discuteva di una forma specifica di fumetto, e del modo di nominare quella, non il mezzo in generale. Una forma detta graphic novel in USA, roman graphique in Francia, novela grafica in Spagna, eccetera…

    E qui mi pare stimolante la posizione dei “cruscanti”, che a graphic novel preferiscono l’italiano: 1) in primis “romanzo a fumetti”, 2) poi “romanzo grafico”, 3) infine un neologismo

    Da parte mia ho rilanciato la discussione un po’ avanti (e un po’ a monte), con due domande:
    – perché altrove tende a prevalere la traduzione, e da noi il termine inglese?
    – perché la preferenza di quei ‘cruscanti’ va (lievemente) alla prima delle due traduzioni più diffuse, e non alla seconda?

    Sulla prima la risposta è a mio avviso lunga e complicata: comprende considerazioni sull’esterofilìa italiana, sul significato storico di questa (non sempre negativo, peraltro), e sulla peculiare condizione storico-semantica della parola italiana per dire “9a arte” (da noi: balloon-centrica, come è noto). Nella mia prassi non mi schiero tra i cruscanti, e uso spesso graphic novel. Con i non pochi limiti che riconosco – peraltro esplicitantodoli spesso, su questo blog.

    Sulla seconda, infine, la mia posizione è di invertire la posizione dei ‘cruscanti’: ritengo la locuzione “a fumetti” limitativa (perché derivativa) e superata. Nella mia prassi tendo quindi a usarla il meno possibile, preferendo sì *fumetti* (again: termine che prediligo e difendo), ma laddove ci fosse la parola romanzo, no: dire “romanzo a fumetti” mi lascia perplesso e insoddisfatto, per le ragioni che ho accennato nel primo commento. Ecco quindi che a differenza dei ‘cruscanti’, in primis metto la dizione *romanzo grafico* (alla spagnola/francese), in secundis la dizione *romanzo disegnato* (ma è cosa rarissima), e al massimo in tertiis “romanzo a fumetti”.

    Se poi riesco a tenermi lontano dal parlare di romanzo – o di novel – sono spesso assai contento: molti graphic novel, di romanzesco non hanno nulla.

    PS Ragazzi: mi avete fatto fare discorsi da Crusca. La pagherete😉

  16. eh eh, sì, hai ragione.. è che, come ben vedi e sai, i commenti a questi argomenti sono sempre digredenti..

    penso che “graforomanzo” non abbia alcun problema, è semplicemente una soluzione terminologica unica per dire “romanzo grafico”, quindi direi che sarebbe accettabile

    riguardo la prima domanda: è vero che spesso adottiamo parole straniere e in particolar modo quelle inglesi – al contrario dei francesi che pure il computer, lo devono chiamare a modo loro – ma proprio per quello che ho detto prima, rispetto a molte lingue straniere l’italiano non ha adottato il termine “comico”, preferendo – fortunatamente – quello tutto italiano di “fumetto”.
    forse è una questione di piacere uditivo e formale, di sensazione accattivante, o di struttura linguistica in certi casi.. iceberg magari suona meglio di borgognone, sport è più efficace, univoco e consolidato di altri termini troppo limitanti, taekwondo esprime brevemente un pensiero più ampio, garage forse è più simbolica di autorimessa, ecc. Pensando all’uso dell’inglese come lingua molto prediletta anche nella musica cantata, direi che un po’ innamorati forse lo siamo – non solo noi.

    riguardo la seconda: contando il fatto che il fumetto è spesso legato a quell’idea di cosa-non-seria, non per adulti, sorta di magazine di intrattenimento a mo’ di settimana enigmistica, prevalentemente per bambini e banalmente di fantasia, forse si tende a dire romanzo a fumetti per ricordare a chi appartiene, evitando il termine grafico affiancato a romanzo che forse darebbe un po’ di “serietà” e “professionalità” alla questione.. ma noi siamo tutti fan (dovremmo usare “fanatici” :)) dei “fumetti”!!!

  17. Non sarò breve.

    1. sull’esterofilia; per me è il carattere nazionale: sempre pronti ad auto-denigrarci come nessun popolo al mondo (a questo proposito Umberto Eco ricorda sempre un dialogo avuto con un taxista pakistano a New York, che gli chiedeva chi sia il nemico storico degli italiani; Eco, per la delusione del taxista, rispondeva che gli italiani non hanno nemici, salvo poi rifletterci sopra e concludere che la nemesi degli italiani sono gli altri italiani), inconsciamente siamo portati a preferire sempre e comunque le parole straniere, che con poco sforzo fanno sembrare cool e up-to-date (visto?); la deriva in questo senso mi sembra oltretutto peggiorata negli ultimi 10 anni, grazie a una classe politica letteralmente ubriaca di aziendanglese (inglese aziendale);
    2. sulla preferenza per “romanzo a fumetti”; non so i cruscanti, ma io la preferisco perché è la forma che mi pare più onesta e passibile di tutte le possibili declinazioni merceologiche:
    -romanzo a fumetti: Asterios Polyp, di Mazzucchelli
    -rivista a fumetti: Frigidaire
    -albo a fumetti: Tex, Amazing Spiderman
    -saggio a fumetti: Palestina, di Joe Sacco
    -antologia di racconti a fumetti: Donne, di Scòzzari
    -ristampa/raccolta in volume di una serie a fumetti già apparsa a puntate (su un albo a fumetti o su una rivista a fumetti): Watchmen, Maus, V for vendetta, L’ultima caccia di Kraven, ecc.

    Ho scritto declinazioni merceologiche perché mi pare che in Italia, ma non solo, sotto la definizione graphic novel poi si fan passare anche i ricopertinati dei Difensori, purchè raccolti in un volume di un certo peso, oppure le due pagine sul supplemento domenicale del Corriere (in questo caso fa aggio il prestigio del giornale; mica il Corrierone si metterà a pubblicare dei fumetti? Eccerto che no, diamine!, in via Solferino solo il meglio, e vai di graphic novel…). In quel caso io invece parlerei rispettivamente di ristampa in volume di una pessima serie a fumetti già apparsa a puntate in albi mensili, purtroppo per lungo tempo, e di due pagine a fumetti sul supplemento domenicale (solitamente un poco loffie, per non dire totalmente prive di coraggio).

    Che poi, capisco chi sostiene come fumetto abbia per molti un’accezione negativa, da roba per bambini; è vero, purtroppo; ma se questo è IL problema, non può essere una scusa per trovare una nuova parola; va invece combattuta l’ignoranza di chi crede che il fumetto sia sinonimo di Geppo (si fa per dire; onore a Geppo!) o Killkiller (indimenticata zozzeria pazzesca di qualche anno fa, il peggiore fumetto mai visto in vita mia), nel caso migliore Topolino, e basta.
    Invece, “fumetto” è il nome italiano del medium; se si inizia a pensare a un nuovo termine che abbia la statura culturale che “fumetto” non ha, per me è come dire che, siccome “cinema” copre uno spettro che si estende da Kubrick a Martinelli, e siccome questa non è cosa buona e potrebbe ingenerare confusione allorché si parla di cinema in generale, allora chiameremo “cinema” le porcherie di Martinelli, mentre i film di Kubrick diremo che sono “moving photo”, così non si fa più confusione. Pussa via, cinema! Benvenuto, moving photo!

    • Sono d’accordo su tutto ma ho un dubbio sul fatto che Palestina sia un “saggio”. Forse sono saggi a fumetti quelli di McCloud (che piacciano o no), quello di Sacco è una sorta di diario/reportage. Comunque concordo in generale sulla tua giusta classificazione.

  18. chiacchiere, e neanche un distintivo.

  19. Chiamatemi quando userete il termine graforomanzo in pubblico, che poi mettiamo il video su youtube.

  20. matteo: siamo allineati. Tranne su “romanzo a fumetti” (o “giornale a fumetti”), come ho detto.

    boris: adorabile, quando sei tranciante (tranchant no: troppo esterofilo!).

    giorgio: già, perché non chiedi al cruscante che lo proponeva di tentare la performance?

  21. Più che barato, ho saltato in pubblico alcuni miei passaggi mentali.

    In effetti io GN non la tradurrei proprio, perché – ad oggi – secondo me non esiste proprio, come categoria.
    Come dice il giusto Matteo senza S, GN è pure il peggior fumettaccio seriale Marvel ricopertinato. Pure i Peanuts after Shulz sono stati venduti come “GN”!!!

    L’unica definizione valida di GN è che GN è qualunque cosa venga definita da qualcuno GN.

    Poi per il resto, la pratica distrugge il concetto di GN. Perché da definizione, Watchmen, Maus, DKR, non dovrebbero essere GN, solo per dirne tre.
    Mentre appunto, da catalogazione commerciale, i Peanuts sono una GN…

    Quindi per me, da quest’anno, il concetto di GN è annullato. E’ un marchio commerciale e da parvenu, e come tale capisco che venga usato per scopi commerciali (e da parvenu).

    Ma se io devo definire in qualche articolo o in qualche luogo didattico “Persepolis”, non uso certo né il termine GN, ne mi preoccupo di una traduzione di questo termine.

    Cerco semmai una definizione universale.

    Dopo romanzo, mettere “grafico” o “illustrato” o “disegnato” non lo trovo adatto però.

    Una cosa è la grafica, una cosa è l’illustrazione, una cosa è il disegno. E una cosa ancora è il fumetto. Ci sono delle differenze, piccole e grandi, ma ci sono.

    Quindi, visto che si parla di fumetti, non capisco perché promuovere queste differenze…

  22. dare del parvenu ai tantissimi autori che hanno inventato il graphic novel… mi sembra una cretinata. I parvenu sono alcuni giornalisti (o editori furbi). Ma la parola in sè…
    A me va bene tutto, graphic novel o romanzo grafico o romanzo a fumetti. Capisco le distinzioni del Stefanelli o di quel forum o di Corbeaus, ma non faccio il giornalista e non me ne preoccupo: non vi invidio😉

    • “da quest’anno”. Non sto dando del cretino ad Eisner o a Pratt (chi altro ha inventato il GN? Come si arriva a “tantissimi”?)

      Dico solo che quello che hanno fatto al loro tempo, dovevano farlo, e hanno fatto bene.

      Nell’anno del signore 2000 e 12, però, mi pare che venga usato solo come concetto di marketing, e sia per altro superato dagli eventi e dal mercato.

  23. mi permetto i llink perchè il “Discutibile” di oggi capita particolarmente a proposito:
    http://www.mammaiuto.it/?p=3332

  24. comunque stavo pensando: non potrebbe esserci una lieve differenza tra “romanzo grafico” e “romanzo a fumetti” (o “fumetto romanzo” “fumeromanzo” “fumetto di romanzo”)?
    entrambi sono racconti, narrazioni, ma vedrei (come già osservato da un cruscante) l’uso del termine “grafico” utile a sottolineare l’aspetto “visivo” e non “visivo narrativo” qual è invece il senso di “fumetti”..
    per la componente di narratività c’è il termine “romanzo”, sì, ma solo lui (qualcuno mi dirà: “romanzo grafico sta per “romanzo fatto/reso grafico”, e seppur d’accordo ci vedrei comunque un limite) .. e non dico che non andrebbe usato, ma forse non per indicare un fumetto, forse meglio per indicare un altro tipo di (pensando al discorso fatto sul tema da Daniele Barbieri in un post) “narrazione per immagini” (o “con” immagini): magari un vero romanzo accompagnato da disegni, tipo il piccolo principe (che però è un racconto, più che romanzo, grafico)..
    in effetti le variabili non sono poche.. se poi mi dite: “sì ma i disegni del piccolo principe sono illustrazioni, non narrano da sole”, allora io direi: appunto! nel momento che raccontano si utilizza il termine “fumetto” che è simbolo non solo della nuvoletta, ma di come essa funziona

  25. L’ultima osservazione di qumodink si collega, volente o nolente, al concetto di romanzo grafico da associare alle opere degli anni Venti-Trenta di autori come Otto Nückel, Franz Masereel, Lynd Ward (credo che Matteo ne abbia già parlato tempo fa qui). Cioè un romanzo grafico è in generale un romanzo (il “romanzo” è un genere letterario, da non confondere con genere narrativo; il termine genere di per sé è ambiguo e oggi il romanzo dovrebbe essere definito “forma letteraria”, lasciando il termine genere a indicare quelli narrativi come western, fantascienza ecc.), dicevo, un romanzo, cioè una storia di respiro, intenti e magari esiti “romanzeschi” (scusate la tautologia), raccontato con mezzi grafici, o meglio, per la precisione, iconografici. Anche l’alfabeto o i kanji sono mezzi grafici…
    (Peraltro io distinguo da tempo fra letteratura alfabetica e letteratura iconografica, e letterature “miste”, che armonizzano i due sistemi di comunicazione).

    Quindi la traduzione corretta di “graphic novel” è semplicemente “romanzo a fumetti”, non “fumetto a romanzo” e altre simili, simpatiche ma secondo me “pretestuose”, definizioni. A meno che non vogliamo essere letterali e usare “romanzo grafico”, il che estende a dismisura il campo della graficità associata a questo tipo di romanzi (icono)grafici. Il Poema a fumetti di Buzzati, per esempio, a me pare sia un poema grafico. (Né romanzo, perché appunto “poema”, né a fumetti, perché il fumetto come forma di racconto assume in quest’opera buzzatiana un rilievo solo marginale; illustrazione, disegno, citazione colta sono invece gli strumenti grafici prediletti e costanti di questo lavoro).

    Ciò detto, il termine “graforomanzo” è una cazzata.
    In greco “graphein” vuol dire scrivere. Fino a prova contraria tutti i romanzi vengono scritti. Si tratta di un truismo, di una ridondanza, trovate voi altri paroloni. Ma a me cazzata, appunto, pare quella più idonea.

    Ciaoooo
    Marco

  26. @Marco: è vero che c’è forma letteraria e genere narrativo, ma infatti il romanzo è “una forma letteraria narrativa” http://www.treccani.it/vocabolario/romanzo2/ come l’epopea, o la barzelletta, a differenza ad esempio del “saggio” http://www.treccani.it/vocabolario/saggio2/ che è una “forma letteraria analitica-descrittiva-espositiva-ecc” .. non penso si possa dissociare il carattere di narratività da quello di romanzo, considerando il termine sia nel suo significato etimologico che consuetudinario..

    pur essendo dalla tua parte nel trovare il termine “grafico” ampio, capace di racchiudere anche l’alfabeto e i segnali stradali, (e proprio per questo) non sono d’accordo sull’idea che “grafico” voglia dire “scrivere”.. o meglio: vuol dire quello, ma “anche” quello http://etimo.it/?term=grafia&find=Cerca , sta più a significare la capacità di “segnare” in modo materiale, di incidere, di solcare, di lasciare impresso per mezzo di un mezzo (scusa il gioco di parole), o anche in modo più astratto, con la descrizione e la trattazione, altrimenti non avrebbero il senso attuale tutte le parole composte che lo usano: fotografia, litografia, calligrafia, radiografia, geografia, bibliografia, ecc.. comunque sono d’accordo sui limiti del termine

  27. alf: state ‘bboni…

    corbeauss: capisco le preoccupazioni e l’irritazione (eccome). Quel che non condivido è solo l’estremizzazione: non tutti gli usi del termine graphic novel sono illegittimi, naif o dettati da mere opportunità di marketing. Molti autori, critici, studiosi, giornalisti, editori fanno un uso appropriato del termine. A meno di credere che quel termine non abbia mai avuto nulla di appropriato (cosa che non credo)…

    marco: condivido che Sacco sia nonfiction, e non un ‘saggio’ come McCloud. Ma dobbiamo riconoscere che la distinzione editoriale non è semplice: nelle classifiche come sugli scaffali, in Italia, le inchieste tendono a stare nella saggistica (e qui potrebbe ricadere Sacco)….
    Condivido pure l’idea che “graforomanzo” e “fumetto a romanzo” non siano molto utili. Di certo, però, mi pare sensato – anche se paradossale – porre la distinzione di genere non solo dal punto di vista del romanzo (romanzo…a fumetti) ma anche da quello del fumetto (fumetto…”a romanzo”?).

    Il fumetto è così: un inevitabile caos categoriale. Che non può che renderci o “agnostico-anarchici” (“fumetto è quel che si autodefinisce tale” – posizione che trovo sbrigativa) o “liberali”: tolleriamo questa maledetta diversità. E’ ricchezza, signorimiei.
    La ricerca della purezza – anche terminologica – lasciamola ai cruscanti; ma non snobbiamo i prestiti da altre lingue (sennò poi succedono pasticci pure con manga, che in fondo non è che ‘fumetto giapponese’, no?).

    • A Matteo su “manga”: be’, no. “Manga” per i giapponesi è quel che per gli italiani è “fumetto”. Per noi italiani dire “manga” equivale ovviamente a “fumetto giapponese”, perché i giapponesi i fumetti li chiamano così; così come se diciamo, in Italia, “bande déssinée” intendiamo chiaramente i fumetti di lingua francese. Però i giapponesi con “manga” intendono tutti i fumetti; se devono parlare dell’Uomo Ragno, per loro è un manga. Un manga americano. Così come per noi L’Eternauta non è solo un’historieta; L’Eternauta, per il 99% degli italiani che dovessero imbattersi in quest’opera, sapendo che è di autori argentini direbbero al limite che è un “fumetto argentino”.

      • tranquillo, nessun equivoco😉 La mia era una battuta, sul rischio di eccedere. Ovvero: tradurre in italiano va bene. Ma non sempre, e non tutto. Per dire (una banalità): *garage* è un forestierismo che non abolirei… Come va benissimo *manga* per indicare (noi, mica i giapponesi) il fumetto giapponese. Meglio che dover intitolare un articolo o un libro, ogni volta, “Il fumetto giapponese” (povero Bouissou, no? ^_- )

        • Certo! Anche se Daniele (Barbieri) in questo è un po’ più integralista; se ho capito bene, afferma che i fumetti giapponesi “seri/drammatici” dovremmo chiamarli direttamente gekiga… vero, Daniele?🙂

        • @ Marco
          non esageriamo. Non ricordo quando e dove avrei detto questo. Ci sono sicuramente dei contesti in cui è opportuno essere precisi. Da noi “manga” ha ormai l’uso generale che ha, e “gekiga” ne è per noi un sottoinsieme.
          Mi pareva però che qualcuno sostenesse che i giapponesi usano l’americano “comics” per riferirsi ai fumetti in generale – e che la parola “manga” sarebbe di fatto pochissimo usata, se non nel significato specifico di “immagini derisorie”. Ma sottolineo il “mi pareva che qualcuno”. Non ricordo nemmeno il riferimento.
          Marco, sei tu l’esperto…
          db

        • Eh, eh, ma la mia era solo una battuta, Daniele! Ce lo siamo scritti in privato ma anche la tua era volutamente una battuta. Quanto a chi può aver affermato che i giapponesi usino “comics” invece che “manga” per designare i loro fumetti, non ho idea di chi possa averlo fatto, ma non mi trovo molto d’accordo, per quella che è la mia esperienza di dialogo con i giapponesi (sia addetti ai lavori, sia persone che si occupano di tutt’altro, quindi, in tal senso, “della strada”).

  28. eh si, bello sia scoprire le diversità e con ciò le ricchezze, sia di conseguenza capire cos’è e cosa non è..

    vero anche l’inutilità dell’accanimento eccessivo ai termini.. ma, cercando di non cadere nel qualunquismo bisogna comunque tener conto della relatività: non che tutti son belli e buoni e ognuno fa come gli pare, ma che per uno è “così” per un motivo e un contesto..
    manga è “fumetto giapponese” per “noi”.. per i giapponesi non è “così”.. però, ecco, è la convenzione sociale e dell’uso di sistemi di segni

  29. Il Fumetto e il caso graphic novel…

    un particolare genere di fumetto, vicino (dopo ci sono anche i limiti), per caratteristiche formali e contenutistiche, al “romanzo” o “novella”, realizzato al modo, però, della nona arte…

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