Il Presidente che praticava la satira

Sfogliare libri e fumetti del passato, talvolta, serve a digerire e capire meglio il presente. In particolare, trovarsi sbucare dalla libreria un libro come Falsetto, di Pericoli e Pirella (Bompiani, 1982), significa tuffarsi in una stagione politica che solleva ricordi, forse oggi un po’ sbiaditi, su quanto sia stato fertile il rapporto tra la satira disegnata e i nostri massimi rappresentanti istituzionali.

Era il 1982, e a introdurre il volume di Pericoli e Pirella apparve un dialogo memorabile tra Umberto Eco e Sandro Pertini. Un’intervista all’allora Presidente della Repubblica, interamente dedicata alla satira, che Eco apre ripescando un episodio emblematico dalla sua carriera giornalistica:

L’aneddoto è di quando Pertini dirigeva L’Avanti! e Majorana era il vignettista del giornale. Scelba agli interni, in un conflitto tra polizia e braccianti, nel Sud, ci scappano quattro morti. Ma le prime notizie parlano di tre. Pertini e Majorana decidono una vignetta in cui si vede Scelba che sovrasta, immagino con aria truce, tre corpi stesi. Ma al momento di andare in macchina si apprende che i cadaveri, appunto, sono quattro. Troppo tardi per rifare la vignetta, Majorana è disperato, e Pertini ha un’idea: avanza giusto lo spazio per disegnare, in primo piano, un paio di piedi che spuntano dal margine del disegno. Come è ovvio prevedere, saranno quei due piedi a rendere il disegno veramente drammatico, incisivo, memorabile. Un gesto politico.

Nel corso dell’intervista emergono i ricordi e la competenza di Pertini. La cui lucidità in materia suona proverbiale. Ed è un autentico piacere rileggere quelle parole oggi, a valle di una stagione del “pupazzettismo ad personam” che speriamo si possa presto dichiarare conclusa superata.

Così Pertini:

Oggi non ci sono più grandi giornali satirici come ve n’erano ai miei tempi, e parlo di molti anni fa… L’Asino con Galantara, Il Guerin Meschino, il Travaso delle idee, il Becco Giallo di Giannini. Giornali pieni di spirito. Voi non sapete che Mussolini, per mostrarsi uomo superiore, quando veniva da Villa Torlonia a Piazza Venezia, si faceva vedere in macchina mentre leggeva il Becco Giallo. […]

Io dò una grande importanza alla satira politica… E’ la critica portata alla sua massima espressione. La critica ‘seria’, magari espressa in modo blando e involuto, non riesce a fare apparire un difetto o un errore con l’evidenza con cui ci riesce il disegno o la vignetta. Pensate alla funzione di Simplicissimus che usciva in Germania a inizio secolo: contro l’esercito, contro la guerra… Feroce. Scalarini era più schematico, invece il disegno di Galantara era più completo anche dal punto di vista artistico, ha fatto anche dei quadri… […]

Ricordo cosa mi diceva Giannini, che lui, ai suoi caricaturisti del Becco Giallo, suggeriva direttamente come doveva essere fatta la vignetta. ‘Quante volte’, diceva, ‘mi hanno sorpreso con il caricaturista seduto in poltrona ed io per terra che facevo smorfie, per suggerirgli l’atteggiamento da rappresentare.’ […]

Il guaio è che oggi manca da noi un vero giornale satirico, pensate alla Francia, c’è il Canard Enchainé, che vende più di settecentomila copie. Prima se la prendeva con Giscard e sembrava che volesse risparmiare Mitterand, e invece ora lo punzecchia, lo chiama Ton Ton. […]

Quelli che danno querela mancano di spirito. Bisogna saper sorridere, anche se amaro. Se hanno messo in evidenza questo difetto, debbo correggermi. […]

Ricordo Majorana, mi chiedeva dove deve mettere la vignetta, e io gli dicevo di metterla sempre in prima pagina nell’angolo a destra, sempre nello stesso posto, in modo che il pubblico sappia dove andarla a cercare, la vignetta non deve svolazzare di qua e di là secondo i giorni, deve essere sempre in un posto fisso.

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