Accade da Fiorello: Benigni cita Paz (e tutti confusi&felici)

Gran serata nazionalpopolare, ieri, con mezzo paese catodico incollato a vedere Fiorello, impegnato nel varietà di prima serata più seguito dal 2006 a oggi (50,23% di share medio: 13.401.000 spettatori). E sul finale, piccoli grandi momenti di fumettofilìa, con Fiorello che menziona Jacovitti e soprattutto Benigni, che cita una frase attribuita ad Andrea Pazienza.

In realtà il buon Benigni si confonde – chissà se volutamente, o scivolando su una buccia di banana – e dimentica che la frase non appartiene al Paz, ma a un certo Che Guevara (o forse Majakovskij, sostiene qualcun altro).

La vignetta con la citazione in questione, è qua sotto. E dell’aneddoto ho raccontato qualche dettaglio di là.

3 Risposte

  1. altra citazione “fumettosa”: durante l’ultima canzone “Ora” eseguita da Jovanotti, nel video dietro le sue spalle compare per qualche secondo Sergio Bonelli e poi un disegno di Tex mentre il testo recita “..dicono che è vero che quando si muore poi non ci si vede più…”

  2. Altrettanto significativo rispetto alla (sbagliata) citazione di Pazienza da parte di un Benigni sempre più ecumenico, e al bel volto di Bonelli sullo schermo gigante (opera di un autore del programma dietro le quinte, non di una star sul palco), è il fatto che Jovanotti, nell’eseguire il suo brano “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, si sia presentato vestendo lo stesso identico completo del Lupin III della prima serie televisiva e del famoso film di Miyazaki “Il castello di Cagliostro”: camicia nera, cravatta gialla e giacca verde.
    Forse è più significativo, magari di poco, perché non si è trattato di una citazione sottolineata a parole (Benigni su Pazienza) o di un omaggio ormai agiografico (Bonelli sul video) ma di una testimonianza che alcuni personaggi giapponesi sono entrati in profondità nel tessuto connettivo culturale di un paio almeno di generazioni e non c’è più nemmeno bisogno che la cosa venga dichiarata. Per esempio, se Jovanotti si fosse presentato con le Clark, la camicia rossa e la giacca nera, molti avrebbero notato il “cosplay” di Dylan Dog, così come molti quarantenni e trentenni, lunedì scorso, hanno senza dubbio notato la mise di Lupin. Credo però che siano stati di più quelli che hanno riconosciuto Lupin di quelli che, nel caso, avrebbero riconosciuto Dylan Dog, lo dico solo per segnalare che comunque la televisione per ragazzi negli anni Ottanta è stato un collante culturale dell’immaginario giovanile molto più, per ovvie ragioni, di quanto non sia stato il fumetto nello stesso periodo.

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