Il fumetto è di centro-destra (o: Alan Moore su Frank Miller)

Non si è sottratto, Alan Moore, alle domande a proposito dello “spericolato” intervento del collega Frank Miller sul movimento Occupy. Ne ha discusso qui, in un’intervista ampiamente rilanciata dai media americani, con affermazioni del genere:

Frank Miller è una persona il cui lavoro ho a malapena seguito negli ultimi venti anni. Ho pensato che tutto il suo Sin City fosse irrimediabilmente misogino, e 300 sembrava selvaggiamente a-storico, omofobico e del tutto sbagliato.

e come:

Penso che Occupy sia, in un certo senso, l’opinione pubblica che dice che dovrebbero essere loro a decidere chi è “too big to fail”. E’ un urlo del tutto giustificato di sdegno morale, e sembra essere gestito in modo molto intelligente, non violento, il che è probabilmente un altro motivo per cui Frank Miller ne è ben poco soddisfatto.

oppure – e questa è niente male (peraltro discutibile, imho. Anche se richiederebbe di entrare nel merito di cosa è “centro” o “destra” secondo Moore):

Mi è sempre sembrato che la maggior parte dell’ambiente del fumetto, se si dovesse collocarlo politicamente, si dovrebbe dire che sta a centro-destra.

Ma questi non sono che alcuni estratti. Altro troverete nella conversazione integrale, certamente interessante. Poi beh, c’è da fare la solita tara: il nostro gioca sempre a fare il guru (“We are culture. Just ordinary people, what they do.”).

Peraltro, questa intervista alza l’asticella delle aspettative rispetto al work in progress Jerusalem, che Moore ritiene il suo migliore lavoro fino ad ora.

Ma il dato più interessante mi pare un altro: da tempo non si assisteva ad un confronto così aperto intorno alle visioni politiche di due grandi protagonisti del comicdom americano. Altro che Morrison/Millar. Verrebbe da pensare: quand’è che qualcuno si impegnerà per mettere insieme Art Spiegelman e Alan Moore in una bella conversazione congiunta?

Infine, news. Con la notizia tanto (ehm) attesa da curiosi e appassionati milleriani. Ovvero: l’edizione italiana del suo ultimo libro uscirà a marzo, per Bao Publishing, intitolata Sacro Terrore. E così sia:

PS   Però non dite che, qui o altrove, non siete stati stra-avvisati. Se proprio vi manca un’opera di Miller, ve lo ripeto: acquistate pure … Ronin.

10 Risposte

  1. ottimo consiglio.
    “ronin” è davvero un’opera misconosciuta e sottostimata.

  2. Ronin è un capolavoro, ma già lo possiedo
    Magari comprerò 300, di cui la versione ortolaniana mi sfiziò non poco, ma questo “Holy Terror” mi sembra solo pieno di livore e razzismo, non penso proprio che lo comprerò.

  3. Secondo me art spiegelman non ammetterebbe mai di sapere che esiste Alan Moore. Quanti inglesi sono stati pubblicati su raw, little lit o anche solo sulla copertina di new yorker in epoca moulyiana?
    Credo che per spieg il Regno Unito non sia Europa.

    • può essere. Anzi, è certamente così. Peccato per noi (e anche per Spiegelman): se si riuscisse, sarebbe una splendida chiacchierata.
      Anche alla faccia di quel pubblico che si schiera per l’uno o per l’altro.
      Quasiquasi lo suggerisco a quel tizio molto british che li conosce da anni, entrambi😉

  4. mh, non avevo ancora notato la finezza dei denti che partono dalla bocca del tipo bendato

  5. comunque sono sorpreso che foschini (che ci ha abituati a ben altro) pubblichi “holy terror”: al di là dei contenuti, come “fumetto” è proprio una puttanata (e scusa la frank…ezza)

  6. Premesso che sto dalla parte di Moore, rilevo che il Nostro fa il fenomeno come sempre, usando la tecnica che sfoggia praticamente in ogni intervista che si legge negli ultimi tempi. Che poi è riassumibile in: “da vent’anni non leggo fumetti, ma li critico lo stesso” (quel “Frank Miller is someone whose work I’ve barely looked at for the past twenty years”, testuale, riprende altre esternazioni simili).
    Nel caso delle semplificazioni hollywoodiane di Miller, chiaramente, Moore ha campo facile. Ma in un eventuale scambio con Spiegelman dovrebbe alzare il livello oltre le opinioni troppo schematiche di tante recenti interviste.
    Due parole su Morrison e Millar: il loro scontro ripropone in maniera più british quello fra ragione e provocazione di Moore e Miller. In questo non c’è minimamente differenza. Anzi sì, Millar e Morrison sono ancora rilevanti per il pubblico, e non solo per i critici.

  7. Sono di sinistra, e mi sono divertito sia a guardare (il film da) Sin City che 300, ma non mi stupisce affatto che l’autore sia di destra… mi sarei stupito molto di più del contrario🙂

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