In parlamento: l’editoriale di Buzzelli

Dopo la rissa alla Camera di oggi, ho ripensato a Guido Buzzelli. Della cui mostra lucchese (e annessa pubblicazione) abbiamo parlato pochi giorni fa.

Ho ripensato a lui perché, negli anni in cui lavorò come illustratore per Repubblica, realizzò disegni come questo:

Satyricon, «la Repubblica» (1988): seduta in aula del Parlamento, matita e china su carta

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Altri incontri a Lucca Comics (2): Pedrocchi

Informazione di servizio. Oltre ai Comics Talks e alla chiacchierata con Craig Thompson e Sarah Glidden, alla imminente Lucca Comics sarò anche a conversare (i dettagli in fondo al post) con un testimone storico d’eccezione: Carlo Pedrocchi.

Figlio di Federico Pedrocchi – colui che, senza troppe difficoltà, potremmo qualificare come “uno degli autori più influenti per la storia del fumetto italiano” (e se la giocherebbe con pochi: forse i soli Antonio Rubino, Gianluigi Bonelli, Hugo Pratt e Guido Crepax) – Carlo è stato invitato dagli autori dell’eccellente volume in uscita Eccetto Topolino, ovvero Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama, che pure saranno presenti all’incontro.

Una sua breve biografia:

Carlo Pedrocchi (Milano, 1939) praticamente impara a leggere sfogliando le raccolte rilegate di Topolino e Paperino portate a casa dal padre. Il suo esordio come sceneggiatore è nei fotoromanzi: Bolero Film, Gran Hotel…. Approda ai fumetti su “Linus” e poi, per venti anni, lavora nell’Editrice Universo, dove diventa caporedattore dell’”Intrepido”. Nel 1998 lascia le redazioni e si dedica a insegnare sceneggiatura fumettistica. Dello stesso periodo è l’incontro con “Il Giornalino”, per il quale realizza Jobhel (storia del Giubileo a fumetti,  disegni di Nicola Genzianella) e la serie SPQR (disegni di Leo Cimpellin). Periodicamente collabora con la Editrice Astorina (“Diabolik”).

La sua produzione comprende anche alcuni libri a fumetti: Le Grandi Firme del Fumetto Italiano (nel quale ripresenta alcune fra le più belle serie a fumetti realizzate dal padre negli anni ’30-’40), del 1971. E poi La madre dei mostri e altri racconti (da Guy de Maupassant) e Le morti concentriche e altri racconti (da Jack London), entrambi del 1998.

Per chi non avesse idea di chi fu Federico Pedrocchi, padre del mio ospite, qualche informazione dagli autori del volume:

Un “libro nel libro”, fra i capitoli di ECCETTO TOPOLINO, è la parte relativa alla “scuola di Federico Pedrocchi”. Ovvero alla prima grande fioritura, tra il 1935 e la Seconda Guerra Mondiale, del fumetto moderno in Italia, da Rino Albertarelli a Walter Molino, da Guido Moroni Celsi a Giovanni Scolari: una classe di disegnatori di prim’ordine che ha inventato il fumetto d’avventura italiano, accogliendo le tecniche e il linguaggio grafico dei grandi comics americani e adattandoli alla sensibilità e ai temi e motivi della cultura popolare europea.

In collaborazione con Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi è la mente creativa e organizzatrice a capo di questo gruppo di artisti, in grado, nel 1938, di esportare la produzione a fumetti di Mondadori in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti.

Relegato per tanti anni al ruolo di leggenda del fumetto italiano, per la sua prematura scomparsa, Federico Pedrocchi torna ad essere una figura a tutto tondo in ECCETTO TOPOLINO, grazie alle numerosissime notizie inedite, ai documenti fotografici, alle curiosità ritrovate fra le sue carte dal figlio Carlo, oltre che ai documenti inediti conservati nell’archivio di Guglielmo Emanuel, agente del King Features Syndicate in Italia.

L’incontro sarà sabato 29 ottobre, alle 21, presso la Libreria LuccaLibri, in Corso Garibaldi 54.

Una più ampia presentazione del volume sarà inoltre venerdì.

L’assegno che cambiò la storia del fumetto

Nella storia del fumetto statunitense, pochi documenti hanno lo stesso sapore di quello che è emerso in questi giorni.

Quel che vedete qui sotto è infatti l’assegno con cui, per 130$, Joe Shuster e Jerry Siegel vendettero nel 1938 i diritti di Superman. Dando così il via ad una battaglia legale storica, ancora oggi non conclusa, emblematica come poche altre della vicenda creativa, editoriale ed economica dei comics.

L’assegno pare provenire dal patrimonio degli eredi Siegel, una cui tranche di memorabilia è stata messa all’asta di recente, come raccontato da ComicsBeat.

Centotrenta dollari. Così poco, per così tanto. O Così tanto, per così poco: una piccola idea, in fondo. Ma una di quelle che, come una marea, cambiò per sempre la storia dei comics.

Mister Bo: un saluto ai lettori Bonelli

Sul sito web della casa editrice, dopo settimane di messaggi ricevuti dai lettori, la redazione di Sergio Bonelli Editore ha postato questo messaggio, affidato a una tavola disegnata da Fabio Celoni:

Caro lettore, data la grandissima quantità di messaggi di cordoglio, di ricordo e di affetto che sono arrivati sull’apposita pagina del nostro sito Internet in queste settimane, contrariamente alla nostra tradizione, che prevede di rispondere a tutti coloro che ci scrivono con una lettera personale, abbiamo deciso di ricorrere a un’email di ringraziamento dal contenuto comune a tutti.

Siete stati davvero in tanti, con le vostre parole e il vostro pensiero, a dimostrarvi vicini alla famiglia di Sergio Bonelli e a tutti noi della redazione di via Buonarroti, e volevamo riuscire a dirvi sinceramente grazie.

La Redazione di Sergio Bonelli Editore.

Tintin, il film: in arrivo (con problemi)

Difficile non esagerare con le aspettative: il film tratto da Tintin potrebbe essere il “cinefumetto” più atteso da sempre.

I perché sono noti. Tintin è una pietra miliare del fumetto da oltre 80 anni; è uno dei simboli della fumettofilìa (e della fumettologìa); Spielberg e Jackson, per giunta insieme, sono forse le due massime ‘teste di serie’ nell’industria del cinema “popolare di qualità”; il progetto è stato realizzato con il più avanzato state-of-the-art tecnologico.

E il lancio non è stato certo cosa da poco. La prima mondiale è stata a Bruxelles. L’hanno seguita un po’ tutti i media, da quelli generalisti a quelli specializzati, italiani inclusi (vedi qua e qua). Viaggio in treno brandizzato per Spielberg, palinsesti a tema nella tv belga RTBF, installazioni e pannelli per la città, performance dal vivo, eccetera eccetera:

Palais Royal (foto: Mark Renders/Getty Images Europe)

Naturalmente questo lungo percorso lo seguo da tempo. Sia per lavoro che per puro piacere: di Tintin sono un quasi-fan (feticcio preferito: le copertine fake, del tipo “Tintin in Vietnam” o “Tintin in Cambogia”; P.S.: cercasi credibile “Tintin in Italia”). E per ingannare l’attesa negli ultimi giorni, sono andato a vedere cosa cominciava ad emergere dalla stampa più preparata.

A corollario, due notizie di cronaca.

La prima è che, con fastidioso tempismo, l’amministratore della Moulinsart (società che detiene i diritti di Tintin) Nick Rodwell è riuscito a collezionare l’ennesima figuraccia minacciando azioni legali contro una piccola brasserie belga (brasseria Faubourg Saint-Antoine, a Schaerbeek) colpevole di avere caratterizzato il locale esponendo (da 20 anni…) pubblicazioni e merchandising di Tintin senza autorizzazione.

La seconda è invece che il ministro belga delle Finanze, Didier Reynders, avrebbe abbandonato la riunione dei ministri delle finanze della zona euro per recarsi ad assistere alla prima del film. E la stampa britannica se ne è stupita, criticandolo.

Ma il succo del discorso è altro. Ovvero: la prima del film potrebbe avere confermato diversi timori da parte di chi, vedendo i trailer del film piacevolmente colorati e baracconi, ha pensato: tutto qui?

Il quotidiano inglese The Guardian ha scritto una lunga recensione del film che mi pare essere la prima vera, dura stroncatura. Mentre l’Independent ha giocato al classico scaricabarile, mettendo a tema l’insoddisfazione dei fans, il critico del Guardian ha preso una posizione molto chiara, intitolando il pezzo “Come hanno potuto fare questo a Tintin?”:

Uscendo dal nuovo film di Tintin diretto da Steven Spielberg, mi sono trovato, per qualche secondo, troppo stordito e disgustato per parlare; ero stato costretto a guardare due ore di violenza letteralmente insensata perpetrata nei confronti di qualcosa che avevo amato teneramente. In realtà, il senso di violazione è stato così forte che mi sentivo come se avessi assistito ad uno stupro.

Proseguendo, il critico – che parla di “spazzatura CGI” – descrive la sua insoddisfazione in toni meno apocalittici, e si sofferma su un paio di piacevoli dettagli. Ma la considerazione complessiva, con cui sintetizza il valore dell’operazione, è questa:

il film ha trasformato un sottile, intricato e bellissimo lavoro d’arte nell’enfasi bombastica tipica del blockbuster moderno, un Tintin per idioti.

Non voglio togliere nulla all’entusiasmo di chi, invece, ne ha scritto positivamente. Ma la distanza tra le posizioni, e la intensità delle argomentazioni di Lezard, materializzano i timori che il “cinefumetto più atteso da sempre” non poteva non portare con sé. E io aspetterò una settimana, ma vedo pian piano spegnersi il lumicino di ottimismo rimasto.

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