Tra Wertham e Wirtham, intorno e dentro le fanzines

Mi sono finalmente deciso a leggere l’ultimo dei testi pubblicati dallo psichiatra Fredric Wertham, The World of Fanzines: A Special Form of Communication (Southern Illinois University Press, 1973).

Ebbene sì, l’autore del celebre The Seduction of the Innocent – libello polemico sui comics di matrice (paranoico-)francofortese – dedicò il suo ultimo saggio alle fanzines. E non c’è dubbio che la nomea di Wertham, “arcinemico dei comics” sin dagli anni 50, ha avuto come effetto anche quello di mettere in ombra, se non dimenticare, questo testo in realtà pionieristico: la prima ricostruzione e riflessione socio-psicologica della fan culture.

Di testi o studi sulle fanzines se ne sono visti un bel po’, dai tardi anni ’90 in poi. Da quando cioè le tradizionali fanze hanno iniziato ad essere superate dalla Storia: Notes from underground di Stephen Duncombe, Fanzines: The DIY Revolution di Teal Triggs o Below Critical Radar della Triggs con il buon Roger Sabin. Tutti testi molto buoni sul piano documentale e interpretativo (al di là della periodizzazione: questi posteriori alla rivoluzione punk, quello decisamente precedente), certamente più maturi di quello del vecchio Wertham. Eppure, riprendendolo in mano, bisogna riconoscere che lo psichiatra aveva già messo a fuoco tutti i concetti chiave: autenticità, creatività, reciprocità, indipendenza, alternatività.

Per presentare questo libro, Wertham fu invitato a una tavola rotonda organizzata da una convention fumettistica. L’idea era di Phil Seuling, organizzatore della New York Comic Art Convention del 1974. Accettare fu, immagino, anche un modo di ‘pagare pegno’ alle conseguenze del suo precedente saggio sui comics. Ma in un esemplare caso di contrappasso storico, Wertham si trovò subito brutalmente contestato. Abbandonò la tavola rotonda e – narra la leggenda – da allorasmise definitivamente di occuparsi di fumetti.

Un episodio che, da solo, varrebbe un capitolo di un testo (meno trionfalistico dei saggi nel filone post-Jenkins) dedicato alla storia sociale dei Fan Studies: il primo, pionieristico elogio intellettuale della fan culture, ricevette enorme e violenta diffidenza. Dagli stessi fans.

Dopo la pubblicazione del suo libro, la nuova ondata di fanzines, legata alla dimensione antagonista della DIY culture, riserverà un ruolo di rilievo per Wertham. Una fanzine in particolare, autoprodotta da Clifford Neal intorno al 1976, si distinse per energia e virulenza nel pubblicare fumetti ‘alternativi’ e attacchi al Comics Code. Probabilmente il ruolo che Wertham aveva immaginato per sé scrivendo The world of fanzines era lontano da quello che gli attribuì “Doctor Wirtham’s Comix & Stories” (Steve Bissette, Rick Veitch, Jay Kinney, Greg Irons, Michael T. Gilbert, Marc Hempel, Gary Dumm, Peter Bagge, Robert Williams, RC Harvey…) il cui colophon recitava:

We publish good art and underground stories in the E.C. vein, the kind of stuff you know the good doctor would love to hate.

Una Risposta

  1. ah, “Doctor Wirtham’s Comix & Stories” da ricordare unicamente per le copertine e i fumetti di Greg Irons… un grandissimo, praticamente sconosciuto in Italia…

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