Quel che si frulla in un libro (fumettologico)

Ho un amico che, quando si trova schiacciato dagli impegni e non si fa sentire per un po’, ama dire: “ciao, tutto bene – e comunque no: non crederai mica che stia lavorando sul serio”?

Succede anche a me, ultimamente, immerso come sono nella scrittura di (più di) un libro che si è mangiato il tempo per dedicarmi a questo blog. E la mia risposta, qui, somiglia a quella sottospecie di understatement sfacciato che potrei rivolgere all’amico: “ciao, tutto bene – e comunque no: non crederete mica che stia lavorando sul serio, scrivendo di fumetto?”

Questo incipit suonerà forse come una captatio benevolentiae, lo so. Ma volevo condividere, a bocce ferme dopo la stesura finale di un volume (condiviso al 50% con uno splendido collega) di cui poi vi dirò, una sensazione personale: quanto possa suonare strambo ripercorrere i pezzi di cui si può comporre una riflessione teorica sul fumetto.

Riguardando la bibliografia di uno dei capitoli che ho scritto (uno diciamo meno “di servizio” e più “propositivo”), mi sono infatti reso conto di avere infilato, per appoggiare le mie (poche) idee, alcuni autori e tradizioni di riflessione che raramente capita di vedere insieme:

John Berger, Luc Boltanski, Jay David Bolter, Thierry Groensteen, Richard Grusin, Jonathan Crary, Henri Focillon, Sam Ford, Henry Jenkins, Gunther Kress, Theo van Leeuwen, Philippe Marion, Marshall McLuhan, Jean-Cristophe Menu, Thierry Smolderen.

Questa lista di nomi comprende un mix di “fumettologi professionisti” e autori tangenziali ai Comics Studies; studiosi di media e di arte; teorici modernisti, anti-modernisti e post-modernisti; esperti di tecnologia e altri di disegno, grafica o comunicazione visiva; analisti che hanno passato una vita rivolti all’universo delle rappresentazioni, e altri che l’hanno trascorsa criticando la distanza di quella prospettiva dalla realtà dei processi sociali.

Ma soprattutto: c’è gente che alla fumettologia ha dato tanto, e che da essa ha ricevuto molta attenzione; e gente il cui lavoro, diversamente eccellente, non è praticamente mai citato dagli studi sul fumetto.

Ora, questa mia lista, ovviamente parziale (è solo un saggio fra quelli del volume, e fra i tanti possibili) e soggettiva (come tutte le scelte, intellettuali e disciplinari incluse), non vuole però essere una discutibile “professione di eclettismo”: per gli argomenti che ho sviluppato in questo specifico capitolo, mi è sembrata una selezione bibliografica inevitabile, necessaria, e utile. Che ai miei occhi “funziona”. Naturalmente sta anche a chi lo leggerà giudicare, ma questa convinzione personale mi pare una piccola, buona occasione per fare tre considerazioni:

  • quanto sia incredibile che autori tanto centrali in campi differenti siano spesso fuori dal radar di quella “aspirante disciplina” che mi ostino – e mi diverto – a chiamare Fumettologia.
  • come possa essere produttivo, per avanzare nella comprensione di alcune questioni (almeno quelle quattro che ho scelto di mettere ‘sul tavolo’ in quella sede: la circolazione sociale del fumetto, i suoi immaginari, il suo dispositivo, e la sua ‘genealogia’) accostare proprio quelli e non altri.
  • quante possano ancora essere le configurazioni possibili, per chi avrà fantasia e rigore, in un campo intellettuale che si dia l’obiettivo della ricerca, ovvero non si limiti a pagare pegno verso ciò che già è disponibile (chiamateli risultati, categorie, idee, problemi) nel piccolo giardino della fumettologia.

Insomma, io adesso posso tornare a scrivere regolarmente questo blog, ma voi perdonatemi se oggi, una volta tanto (posso usare la scusa classica ‘sono stanco’?), faccio il sentimentale. Perché “fare fumettologia”, a volte, sembra proprio uno strano viaggio. Che non sono certo di sapere dove porti. Ma qualche esplorazione in zone sconosciute la offre ancora – eccome. E sarà ancora più bello, se a fare questo viaggio saremo in compagnia.

Ok. Ho finito.

Ecco, era ora. Non mi dirai che stavi lavorando?

Non sia mai. Non vorrai mica insultarmi?

Vabbe’, e quindi cosa stavi facendo: perché non ti sei fatto sentire, stronzetto?

Te lo dico in una parola: fumetto.

Eccolo! Stavi perdendo tempo, eh?

Non rompere. Ero impegnato in una figata: scrivevo di fumetto. Vieni anche tu?

Una Risposta

  1. Io voglio venire! Però mi sa che le mie conoscenze sono ancora troppo scarse, perdonami.

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