Le rivolte inglesi secondo Alan Moore

Forse avete già letto la notizia: un corrispondente dell’Ansa, Mattia Bernardo Brugnolo, ha seguito le rivolte dei giorni scorsi da Londra. E ha provato a contattare Alan Moore:

La notte in cui Tottenham ha iniziato a bruciare in televisione davano Watchmen. Bella coincidenza, ho pensato. Poi, dopo, quando mi hanno chiesto d’intervistare “qualcuno” il nome di Alan Moore è stato il primo a saltarmi in mente.

In realtà non ci è riuscito. O forse sì:

Ho provato ogni strada senza successo – compreso inviare una richiesta al suo website. E proprio da qui, ieri, mi hanno risposto: «Mr Moore non rilascia interviste ma ha preparato una dichiarazione». Ho chiesto subito se quel materiale fosse stato preparato espressamente in seguito alla mia richiesta o fosse una press release generale. Nessuno mi ha mai risposto.

Il testo “firmato Moore” è comunque interessante. Perché, da un lato, lo scrittore “antagonista per eccellenza” della scena fumettistica inglese prende posizione condannando le azioni dei rivoltosi. Ma anche perché Moore mostra, d’altro canto, di comprendere perfettamente il contesto sociale (e tecnologico) in cui ha preso forma – violentemente – l’ondata di accensione emotiva:

L’attuale situazione in Inghilterra sembra poter essere definita come un’ondata criminale di stampo consumista che non denota nessuna connotazione politica. Se l’unico obiettivo della furia distruttiva è quello di procurarsi scarpe nuove, cellulari o TV al plasma è difficile vederci niente di più che una furtiva spedizione organizzata da un’orda di idioti opportunisti.

È quel genere, peraltro prevedibile, di collasso sociale che si avrà inevitabilmente se i governi non avranno il coraggio di affrontare le banche e le corporation, i veri responsabili per le condizioni economiche attuali […]

Se, per parte mia, io sono famoso per essere un Amish quando si tratta di aver a che fare con ogni tipo di tecnologia che postdati il cavallo e il calesse (evito anche le email), vorrei sottolineare che l’unico atto veramente anarchico è stato commesso da quei gruppi di volontari che, il giorno successivo ai disordini, sono usciti armati di scope per ripulire i danni. E si sono coordinati a quanto pare grazie a Twitter.

Quindi, per riassumere. Sono in favore di proteste genuine e intelligenti nonché di atti di resistenza nei confronti di quelle istituzioni politiche e finanziarie che non hanno svolto il loro dovere di proteggere le società per le quali lavorano. Ma mi oppongo con tutte le mie forze ad atti di violenza di ogni tipo, compreso la follia teppistica a cui stiamo assistendo. Eppure ripeto: se permettiamo al tessuto delle nostre società di scivolare in questo stato di assoluta devastazione, allora ci dobbiamo aspettare tali azioni distruttive e senza senso.

Ho trovato le parole di Moore, talvolta descritto come un bizzarro anarcoide (e luddista), semplicemente sagge. Le parole di un autore che non smette di mostrarci la qualità civile che alimenta le sue posizioni politiche di “anarchico dichiarato”. Sulle quali il passaggio più significativo mi è parso questo:

Il fatto che io sia un convinto anarchico è pure noto, e mi domando se, a questo punto, la parola “anarchia” sia stata confusa con la parola “caos”. Quello che è accaduto in Inghilterra negli ultimi giorni è un esempio della seconda, e non ha nulla a che vedere con la prima – e la reazione della polizia lo ha chiaramente dimostrato.

Il testo completo è qui.

6 Risposte

  1. sagge? cazzate, semmai – anche Moore può dirne. Poi sul cosiddetto anarchismo dell’orco Moore e di V se vuoi ci torniamo sopra,distesamente e con calma a settembre. Intanto leggiti queste, anche se non fumettologiche, molto più sagge parole su quei fatti:
    http://socialismandorbarbarism.blogspot.com/2011/08/open-letter-to-those-who-condemn.html

    salud y libertad

  2. Moore rilascia un sacco di interviste. Di recente ne sono state pubblicate due sul Guardian e su Newsarama.

    Secondo me in questo caso ha detto “no” perché si è incazzato con il giornalista che ha assimilato gli scontri di Londra a V for Vendetta.

    Questa la vedo come una frecciatina al giornalista:
    “Visto che non sono generalmente noto per aver scritto opere in favore dello sciacallaggio, posso solo immaginare di essere stato contattato in quanto, in passato, ho espresso il mio sostegno ad”

    Parafrasando:
    “Spero che non mi hai contattato perché consideri V for Vendetta un’apologia dello sciacallaggio”

  3. boris: “police shot first”, e questo è il pesante nodo delle responsabilità sul campo. Ma che quelle rivolte siano solo rivendicazioni sociali e non sciacallaggi (hai letto dei criminali professionisti in giro a organizzare azioni?), non sono daccordo. Almeno per quanto ho capito, Moore mi è parso saggio perché non ci ha girato intorno, e lo ha riconosciuto. Sul “cosiddetto anarchismo” di Moore, comunque, mi interessa che ne pensi: settembre.

    luigi: la tua ipotesi ci sta, eccome. Grazie.

  4. Basta telefonargli a casa, a Moore, e ti risponde.
    Sul discorso del fatto che Moore dica la sua a costo di non suonare “di sinistra”, beh, gli inglesi lo sanno fare. Ricordo Johnny Rotten che se la prendeva con chi non paga le tasse.
    Aspetto anche io le illuminanti parole di Battaglia a settembre.

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