Black e il fumetto dai Balcani

Il nuovo numero della rivista Black, pubblicata da Coconino Press – e diretta da Igort – arriva in libreria dopo quasi 3 anni di assenza. E per una (di quelle insulse) associazione di idee, mi viene da pensare al dottor McCoy di Star Trek. Perché è un numero che fa indubbiamente alzare – a lui, come a me – un sopracciglio.

La ragione è semplice: si tratta di un numero dedicato ad autori sconosciuti. Con l’eccezione – peraltro relativa – di Alexandar Zograf. Per la rivista ammiraglia di un editore-faro del settore, una scelta quanto mai bizzarra. Niente Burns o Gipi, DavidB. o Guibert, Baru o Giacon, Nanni o Fior: la line-up è composta da Bunjevac, Ciric, Hofbauer, Jankovic, Klemencic, Lomova, Lust, Moderndorfer, Pipovic, Stupica, Zizek, Zograf.

Insomma: questa uscita di Black ci presenta una piccola esplorazione del fumetto di area balcanica. Una zona oscura, di cui offre uno squarcio raro per il panorama italiano ed europeo. Lo fa abbandonando del tutto i valori sicuri della casa editrice, assecondando un bisogno più urgente e prezioso: abbozzare cartografie culturali. Magari discutibili, magari provvisorie – come ogni cartografia. Ma di cui abbiamo bisogno. Perché come lettori siamo anche questo: viaggiatori in territori – composti da storie, simboli, esperienze – di cui ci illudiamo di conoscere i confini. E che invece nascondono grandi o piccoli ‘altrove’. Come i Balcani. Un ‘altrove’ peraltro molto vicino, sebbene ci sembri ancora così lontano.

La sorpresa per questa scelta, e la ricchezza del (micro-)ritratto culturale che ne emerge, mi hanno convinto non solo a parlarne, ma a pubblicarne un estratto: il testo di introduzione, eccellente quadro firmato dalla brava Paola Bristot. Che sottolinea saggiamente, fra le altre cose, le affinità di linguaggio e di pratica tra fumetto, teatro di marionette e animazione. Buona lettura.

Rastko Ciric

La ricerca finalizzata a tracciare un itinerario che fotografasse la situazione dello storytelling nei paesi dell’Est Europa è iniziata per me quasi dieci anni fa. La collaborazione con “Stripburger” in questa direzione è stata fondamentale.

“Stripburger”, oltre ad essere una rivista di fumetti, è un centro di convergenza di molti autori di fumetti e operatori culturali: la sede è a Metelkova, il quartiere di Ljubljana occupato da movimenti di controcultura. Se vi affacciate dalla finestra della redazione vi sembrerà di essere in una tavola di un fumetto underground: di fronte a voi, l’hostel Celica, un ex-carcere, con le camere ancora delle dimensioni delle celle e con le inferriate alle finestre e intorno, sui muri dei palazzi circostanti, i graffiti in continuo cambiamento dei writer di passaggio; sulla destra, la Music Hall dove la sera si alternano concerti, conferenze, performance.

Katerina Mirovic è la figura di riferimento di “Stripburger”, è lei che realizza la grafica e coordina i progetti editoriali ed espositivi, con lei abbiamo costruito una collaborazione su più fronti di qua e di là del confine. Grazie a “Stripburger” molte delle novità del mondo del fumetto del Nord e dell’Est Europa si sono affacciate all’Occidente. In questo senso la Slovenia ha avuto veramente una funzione ponte, un po’ per la lingua, che si avvicina più del Serbo o del Croato al Russo, un po’ per la predisposizione mitteleuropea di questa parte dell’area balcanica, coinvolta per soli 10 giorni nella guerra che ha lacerato la ex-Jugoslavia.

Goran Pipovic

Così attorno a “Stripburger” e alla sua vocazione europeista, fin dall’inizio della sua pubblicazione, 18 anni fa, si è aggregato un orizzonte aperto agli autori di fumetto internazionale. Dei giovani autori sloveni – Koco, Matej Lavrenčič, Andrej Stular, Gašper Rus, Marko Kociper – abbiamo scelto di presentare su Black Jakob Klemenčič e il giovanissimo Metej Stupica, che si cimenta con una storia di uno dei più interessanti drammaturghi della scena slovena, Vinko Möderndorfer. Ancora, attraverso “Stripburger”, recuperiamo una rete di autori dell’area balcanica, come Igor Hofbauer, illustratore e copertinista e, naturalmente, Aleksandar Zograf, una figura di riferimento nel panorama del fumetto autoriale.

Ora, se dovessimo trovare un comune denominatore tra la maggioranza di questi artisti, esso potrebbe essere una attenzione soprattutto al fumetto americano, quello di “Mad”, di “Raw”, più che alla narrazione in forma di romanzo. Anche un transfuga dalla Serbia come Milorad Krstić, approdato in Ungheria, dove vive tuttora, scrive un Anatomische Theater in cui traccia una storia universale del ‘900, con l’aspirazione all’arte totale come mito finale, o un altro serbo, Rastko ćirić, anche lui coltissimo, seppure di una generazione precedente, ricostruisce il suo universo grafico in un catalogo, opera omnia che titola per l’appunto: Miscellanea.

Jakob Klemenčič

Proprio mentre con Igort scrivevamo l’indice di “Black” 10, è uscito un corposo volume Zenski strip na balkanu (ed. Fibra), curato da Irena Jukic Praniijć e Marko Sunijć, oltre ad un altro libro che fa il punto sul fumetto, Stripovi, di Johanna Marcadé (ed. Turbo Comix e Le Courrier des Balkans). Entrambi testimoniano la volontà di una verifica dell’arcipelago fumetto in un’area geografica estesa dalla Serbia alla Dalmazia.

La presenza femminile sembra essere dominante e forse non casuale, visto che, tra le figure emergenti dell’area mitteleuropea, sono le autrici a manifestare un linguaggio e una scrittura originali. Di qui la scelta di Dunja Jancović, Nina Bunjevac e dell’austriaca Ulli Lust, oltre alla ceca Lucia Lomova. Quest’ultima non è certo una promessa, ma un’autrice affermata i cui libri circolano non a caso anche in Francia. Le tavole di Lucia Lomova testimoniano una potente verve narrativa, una formula linguistica che si lega certo a una cultura più affine al racconto.

Ulli Lust

Vorrei in questo senso segnalare la familiarità tra l’opera degli autori dell’Est e del Nord-Est europeo con la tradizione del teatro di figura, che, come il fumetto, specialmente oggi, non è più un linguaggio destinato solo a una fascia di pubblico infantile, ma adulto invece. Nel passato, attraverso il teatro, le marionette o i burattini trasmettevano messaggi politici e sociali che potevano costare la vita al marionettista o al burattinaio. Questa cultura visiva veramente popolare, che affiora sia nei fumetti sia nelle animazioni, ha attraversato con una vitalità ancora fortissima tutte le aree del nord est europeo e può essere utile a capire il modo di esprimersi, il tipo di influenza narrativa, i temi affrontati, così come il peculiare senso dell’umorismo, duro, spesso noir, degli autori di quest’area geografica.

Per allargare la riflessione sui fenomeni artistici dell’Est, non potevamo non parlare di Laibach. Essi sono fondatori di uno stato, NSK, uno stato nello stato con tanto di passaporto, uno stato stilizzato come forma di espressione, che forse ci permette di comprendere il desiderio di autonomia e di identificazione politica, certo, ma anche culturale, dei tanti Stati in cui si è smembrata la ex-Jugoslavia e l’ex-URSS.

NSK è in questo senso la pura essenza dell’utopia concretizzata nel ricorso a stilemi attinti dal sistema di comunicazione e propaganda assolutista degli anni ’30 e ’40 in Germania, nell’ex-URSS e naturalmente nella confederazione di quella che era l’ex-Jugoslavia. Queste simbologie, virate ai fini della comunicazione di un gruppo musicale, i Laibach, appunto, o di un gruppo artistico, IRWIN, funzionano perfettamente oggi più che mai. Laibach è il nome tedesco di Ljubljana, la capitale della Slovenia. “Laibach” ricorda l’occupazione della Slovenia da parte della Germania nazista, dell’Italia fascista e dell’Ungheria. Il settore italiano di occupazione comprendeva la capitale, Laibach, e la zona a sud ovest del piccolo stato sloveno. Per questo molte cartoline inviate dai deportati nei campi di concentramento nazisti e fascisti recavano il nome nelle due dizioni, italiana o tedesca.

Nina Bunjevac

Da questo triste capitolo di storia arrivano le testimonianze di molti artisti, poeti, letterati, ma soprattutto pittori e illustratori, che documentano i rastrellamenti, le uccisioni e gli internamenti di migliaia di civili sospettati di appoggiare i partigiani del Fronte di Liberazione. Una vicenda storica colpevolmente rimossa dallo stato italiano, i cui protagonisti – criminali di guerra fascisti – non sono stati processati, come è accaduto invece ai nazisti. Le cartoline con le invocazioni d’aiuto ai parenti e familiari in cui spicca stampata la scritta VINCEREMO e, nel bollo, l’effige del re Vittorio Emanuele III, ci ricordano una pagina della nostra storia di cui dovremmo prendere atto.

Il Comune di Gonars, uno dei comuni italiani in provincia di Udine che ospitò un campo di prigionia in cui furono rinchiusi civili sloveni e croati – il campo n.89 – sta da qualche anno cercando di recuperare questa memoria, attraverso convegni e pubblicazioni. Passato e presente si incrociano inevitabilmente nelle zone di confine. In una rassegna geo-grafica che si estende a Est fino al Nord dell’Europa, le storie si tessono su traiettorie oblique, in cui troviamo però radici comuni, tradizioni, modi di pensare, tendenze e sguardi affini, soprattutto della vecchia Mitteleuropa.

8 Risposte

  1. Wow! Che bel libro e che bei fumetti!

  2. E’ vero, è sempre importante parlare dei Balcani, nel fumetto come nel resto della quotidianità. I Balcani…
    I Balcani sono Croazia, Serbia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Bulgaria, Kosovo, Albania, Macedonia, Grecia, Turchia europea e forse anche la Romania. In questo libro non ci sono tutti questi paesi, ma gli ormai scontati appartenenti alla Ex Jugoslavia. Almeno mi sembra.
    Quindi in questo libro ci sono dei grandi assenti che non starò a citare.
    In Italia esiste una cultura alternativa del fumetto? Leggendo questo post direi di si, perchè se anche un esperto come Matteo Stefanelli non si accorge di quello che è stato fatto in questi ultimi 10 anni in Italia su questi paesi, vuol dire che esiste un fumetto alternativo sconosciuto agli studiosi in generale.
    Facciamo un piccolo elenco di quello che è stato fatto “solo” da Associazione Mirada sui “Balcani”, senza citare tanti altri che hanno lavorato sul tema:

    1) 2002 – “Per ventiquattromila baci” Balkanfestival (Mostra + catalogo) – http://www.mirada.it/per24milabaci.html
    2) 2003 – “Bosnian flat dog” Ovvero come Tito visse in un fumetto Max Andersson & Lars Sjunnesson (Mostra), http://www.mirada.it/bosnian_flat_dog.html nel 2008 pubblicato il libro con Comma 22.
    3) 2004 – Aleksandar Zograf Fumetti e storie dai balcani (Mostra) http://www.mirada.it/zograf_2004.html
    4) 2004 Small Hands Performance di Daniel Zezelj e Jessica Lurie http://www.flickr.com/photos/associazionemirada/sets/72157623294800743
    5) 2005 Tomaz Lavric alias TBC mostra la Festival Komikazen del 2005 http://www.mirada.it/komikazen2005festival.html
    6) 2006 Danijel Zezelj CITY OF DREAMS (Mostra + Performance) http://www.mirada.it/danijel_zezelj.html
    7) 2006 Questi sono i Balcani (Mostre, incontri ecc…) http://www.mirada.it/questi_sono_i_balcani.html
    8) 2007 Honey Talks – Comics inspired by Beehive Panels http://www.mirada.it/honey_talks.html
    9) 2007 La Turchia ride Disegnatori turchi della rivista Le Man (Mostra – Catalogo) http://www.mirada.it/leman_ancona.html
    10) 2008 Cartoline (Serbia, Bosnia e Italia) http://balcomics.jimdo.com (Mostre – Catalogo)
    11) 2008 Aleksandar Zograf – Lo psiconauta visivo http://www.mirada.it/zograf2008.html
    12) 2010 Aleksandar Zograf a Komikazen http://www.komikazenfestival.org/komikazen-2010/ospiti/aleksandar-zograf

    Non segnalo le mostre anche sugli autori Greci e Rumeni per non fare un lista troppo lunga…

    Quasi tutti gli autori citati sono già stati pubblicati su inguineMAH!gazine http://www.inguine.net e GIUDA http://www.giudaedizioni.it tra cui Nina Bunjevac citata nel post.
    Molti di questi autori sono stati pubblicati su Internazionale.

    Molte altre realtà come per esempio il Festival Crack di Roma, ospitano sempre gli autori dei paesi balcanici.

    Ultimamente si è tenuto questo evento a Vasto http://www.bittageneration.blogspot.com

    Si potrebbe continuare per ore…
    Ricorderei anche il famoso dibattito sul blog di Igort di molti anni fa in cui veniva affermato dall’editore che Zograf non sa disegnare…

    Ecco quindi direi che questa pubblicazione è un approfondimento di quanto è già stato fatto non certo una esplorazione in una “zona oscura” del fumetto, forse il fumetto svizzero è meno esplorato in italia…

    • certo: Mirada è la sola realtà che in Italia lavora con costanza su questa e altre aree geografiche “fumettologicamente oscure”, come in passato ho raccontato su questo blog (e confesso una particolare curiosità per la Turchia, di cui quel poco che so sulla scena contemporanea lo devo proprio al catalogo della mostra citata).

      Il punto che sollevavo, però, rimane. E per me non è di ordine editoriale (quanti libri/mostre si sono visti di autori balcanici) ma culturale: al di là di Zograf, che presenza ha il fumetto balcanico nella cultura (inclusa la pubblicistica) sul fumetto, oggi, in Italia? Per il pubblico fumettòfilo italiano, che pure a quell’area potrebbe essere rivolto vista la prossimità, cos’altro sono, i Balcani, se non un’area di produzione e consumo fumettistico ancora largamente ignota?

      La relazione tra questa area e l’Italia continua ad essere problematica: così vicini, così lontani. Persino in quella ‘padania immaginaria’ che se la racconta con pseudo-miti austroungarici cui finge di credere. E il fumetto non ne è che un sintomo.

      • Meglio tardi che mai. In effetti si sono fatte più mostre sul fumetto balcanico che svizzero in Italia, e molti sono i soggetti che si sono interessati a questo fenomeno. Questo numero di Black per quanto vedo non fa altro che pubblicare autori comparsi su Stripburger sostanzialmente dell’Ex Yugoslavia. Quindi una parte dei Balcani. E una realtà scusa Matteo veramente molto conosciuta in un certo ambiente a cui Black anche si rivolge. Quindi, tralasciando la questione delle relazioni Italia ed Est Europa, viziate in parte da un po’ di pregiudizio da superiorità culturale di alcuni, bisogna dire che gli ambienti resistenti, alternativi, curiosi che in Italia ci sono ed esistono malgrado la miopia di molti, hanno sempre avuto un’attenzione particolare per questa parte del mondo. Se posso fare un’osservazione in merito proprio alla scelta degli autori, manca il più grande dei disegnatori serbi, Wostok. Quest’ultimo veramente ingiustamente ancora non pubblicato.

  3. stefanelli, adesso scrivi un post su wostok, che se no i bambini si mettono a piangere, e non barare con la pubblicazione automatica che ti vedo

  4. cari amici, il progetto di Black 10 si è basato su una ricognizione su alcuni elementi di scrittura a fumetti nell’area mitteleuropea e, diciamo balcanica, per usare un’accezione di un termine in via di continua ridefinizione geo-politica (tipo la posizione eccentrica della Slovenia, che non si sente affatto ‘balcanica’). In ogni modo nulla si vuole togliere alle ricerche in corso, semmai il proposito era di capire le contaminazioni di linguaggi artistici che formano una corrente sotterranea, questa sì comune, a molti degli autori proposti. Ora il discorso andrebbe ampliato e approfondito certamente. Mi interessavano per esempio le connessioni con l’animazione e il teatro d’animazione che sono veramente diffusi e popolari rispetto a una scrittura a fumetti: la costruzione dei caratteri, la scelta spesso originale delle tematiche… Oppure il peso della storia, sempre incombente anche sul presente… La mia idea di ricerca non è mai stata statica e definitoria, la considero solo un tassello, che dovrebbe nelle mie intenzioni far rivedere e ribaltare luoghi comuni.
    Poi non dimentichiamo la visione editoriale d’insieme di Igort, l’ammiraglio, co-curatore dell’antologia. e di tutta la redazione della Coconino Press che, con i suoi suggerimenti e apporti, ha guidato questo numero 10 al porto!
    Paola Bristot

  5. Che barba, adesso c’è il copyright sui Balcani? Gli autori sono interessanti, belli da leggere, o no? Quando pubblico qualcosa mi domando principalmente questo. Se pubblico Clowes o Lutes non mi riguarda se qualcun’altro lo ha pubblicato prima, ma se quello che pubblico ha una sua forza, se mi emoziona e magari se questa emozione oggi la posso condividere con i nostri lettori. Punto.
    Mirada ha fatto un lavoro di esplorazione? Stripburger pure? Bene, bravi, bis. Ma Coconino è libera di fare, proporre, declinare alla sua maniera e con i tempi che riteniamo buoni per noi e per chi ci segue.
    Se difendo un’idea e un progetto sono ben lieto quando questo si diffonde. Non mi turba se qualcun’altro la pensa come me e condivide certe traiettorie. Anzi.
    Slava Trudu!!

    buone cose, buona lettura.
    igort

    • Questo spirito mi piace molto. Anche a me era piaciuta la forza della proposta, più che la sua novità.
      Non bisticciate però, ché queste ricerche sono merce rara: più collaborano, e più alimentano bibliografie condivise, meglio sarà. E ho la sensazione che senza Mirada, Stripburger e Black (in Francia, per es., non vedo nulla di altrettanto approfondito) i Balcani resterebbero ancora più ignoti. Col rischio di dover imparare a leggere “giugoslavo”. Ché ci manca solo quello, coi problemi che abbiam già col “padano”…

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