Harry Potter, o la fine della civiltà

Il 30 giugno del 1997 usciva in Gran Bretagna Harry Potter and the Philosopher’s Stone, primo volume della serie letteraria che più di ogni altra ha spostato in alto l’asticella del concetto di Bestseller, costringendo gli analisti a coniare l’ormai diffuso (e bramato…) concetto di Megabestseller.

Di questo successo mi sono occupato, a suo tempo, nell’ambito di una ricerca sui meccanismi del ‘successo culturale’ (un progetto riuscito, la cui parte di modellizzazione mi sembra continui a funzionare oggi, al di là dei singoli casi).

Dopo 14 anni dal suo debutto, e dopo 5 dal lavoro sul campo per cercare di comprenderlo e spiegarlo, Harry Potter è ancora lì. E insomma, ci ripensavo un po’. Così mi è tornata in mente una strip del bravo cartoonist Richard Thompson (già colonna portante del Washington Post, da qualche anno alle redini della pluripremiata Cul de Sac). Che non è male, per sintetizzare – e ghignare su – gli effetti profondi della harrypotterizzazione:

Una Risposta

  1. […] Via Fumettologicamente […]

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