[Cinecomics OFF] Né in vendita né a noleggio

Di film realizzati da fumettisti francesi si parla sempre più spesso: Marjane Satrapi, Joann Sfar, Zep, Riad Sattouf…

Pascal Rabaté è invece uno di cui si sente parlare poco. Sarà il caso. O l’immagine di un autore meno egomaniac dei precedenti. O saranno i suoi lavori, eccellenti parabole mai abbastanza sorprendenti per farsi ricordare con pervicacia.

Eppure a Rabaté il talento non manca. E oggi esce nelle sale francesi il suo secondo film, Ni à vendre, ni à louer, dopo I piccoli ruscelli di un anno fa. Questo recente lavoro non è però un adattamento fumettistico ma, semplicemente, una commedia inedita “di scuola Tati” ambientata in un paradossale weekend al mare. Un omaggio quindi alle Vacanze di Monsieur Hulot, il cui difetto principale, secondo alcuni, risiede solo nell’essersi dato un modello tanto perfetto. Ma come vedrete nel trailer, un difetto d’ambizione che non rovina per nulla la splendida ‘scienza del ritmo’ di sequenze quasi mute, realizzate con mano felice:

E ‘finalmente il week-end, un week-end di primavera sulla costa atlantica. In questo fine settimana, due pensionati si recano nella loro seconda casa – una casupola grande come un francobollo – e incontrano una coppia di punk che come abitazione ha una casa disegnata sulla sabbia. Poco lontano, due impostori vestiti di arancione e verde si dedicano al golf nei pressi di un corteo funebre. Nel frattempo, un rappresentante di ombrelli ha un appuntamento con una maitresse sadomaso in un albergo in riva al mare, dove soggiornano due coppie la cui esistenza viene sconvolta dalla perdita di un aquilone. Si parla anche di studenti di belle arti, auto sportive, auto senza patente, golf car, auto rubate, caravan, tele di tende, di un lettore di codice a barre, una cornice decorata con conchiglie e di una tempesta notturna. Un week-end in cui i destini, le classi sociali, le generazioni, il sentimento, i dolori come i piaceri, si incrociano. Un week-end al mare, insomma.

Una Risposta

  1. Che bello arrivasse in Italia, magari anche in lingua originale che vista la scarsità dei dialoghi non sarebbe necessario nemmeno sottotitolarlo.

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