Vittorini e la cultura popolare

Elio Vittorini, la cultura, e il fumetto. A questi tre elementi sono stato portato dalla lettura del breve Vittorini e i balloons. I fumetti del “Politecnico”, di Annalisa Stancanelli. Un librino divulgativo su un intellettuale cui tutti i fumettologi italiani – a sinistra come a destra – devono molto. E forse ben più di ‘molto’.

Elio Vittorini, uno che 80 anni fa scriveva:

La questione è che oggi non esiste DESIDERIO DI CULTURA. Non si concepisce la cultura come un’attività vera e propria dell’uomo, ma come un mezzo d’attività, come una rotella che serva ad altre rotelle. Così ci si limita a conseguire il minimo indispensabile e specifico per quella data attività pratica che si intende esercitare.
E un ingegnere si ritiene autorizzato a ignorare Tolstoj o Dostoevskij che non sono tecnica, ma letteratura; Platone o Vico che non sono tecnica, ma filosofia; Gibbon, Collette o Amari che non sono tecnica, ma storia; Leopardi o Goethe che non sono tecnica, ma poesia. Ossia non si è colti affatto. Perché la vera e propria cultura comincia dove finisce la cultura professionale, dove non si è più praticamente interessati ad essere colti. Solo la cultura non necessaria è cultura. Solo la cultura che non serve, è cultura (Elio Vittorini, “Elogio della cultura popolare”, 1937, via)

Elio Vittorini, che nel 1945 lanciò una rivista decisiva per il rinnovamento culturale del paese, e che nelle immagini, nella grafica, nel fumetto trovò strumenti – magari andando anche un po’ a tentoni – indispensabili per discutere, elaborare, partecipare.

Sarà nostalgia, sarà snobismo. Sarà l’inconscio che reagisce contro l’ipercontemporaneo Yokoyama e il desiderio di ragionare su nuove – ennesime – esperienze fumettistiche in ambienti digitali.

O forse, come è più probabile, sarà che negli ultimi mesi le letture fumettologiche che mi hanno più stimolato comprendono un dosaggio pesante di Passato e Retro’: un saggio su Zavattini, uno su Vittorini, ma anche la tesi di dottorato di Jean-Cristophe Menu. E sarebbe bello affiancare a questi la raccolta di interventi sul fumetto di Oreste del Buono, promessa mesi fa da Brolli per Comma 22 (ma di cui non so più nulla, pur continuando a sperare).

Retrofumettologia, potremmo chiamarla. Idee, discorsi, visioni fumettologiche d’altri tempi. Insomma, vi ho avvisati: nei prossimi post, potrebbe fare capolino.

9 Risposte

  1. la tesi di dottorato di Menu?
    a parte la perplessità per il fatto che Menu prenda un dottorato, come faccio a leggerla?

    • Semplice: Menu ha pensato di pubblicarla per intero, come saggio per L’Association. È uscito nelle librerie francesi da 2-3 settimane. (Trovi i riferimenti nel mio anobii).

      E’ grosso più dell’ultimo Eprouvette, un tomo spaventoso. Ma pur nel rischio di una architettura farraginosa, ha momenti davvero brillanti.
      E passaggi che, per un fumettologo, non esito a definire…libidinosi.

      Insomma, ne parliamo anche qua a breve: tempo di finirlo (maledetto lui).

  2. Però sul libro della Stancanelli qualche giudizio bisognerebbe esprimerlo, non credi?
    Io l’ho letto e non sono felice del tempo che ho investito. Siccome ci sono arrivato dopo aver riletto tutto il politecnico mi sono accorto che quella della rilettura è operazione cui la studiosa non ha pensato. Perché leggere quando si può scrivere?
    (e in più ci sono nel libello della Stancanelli errori imbarazzanti… mi pare giustificabile che vittorini e i suoi abbiano riempito di errori la loro analisi di un fenomeno lontano e poco documentato: mi pare meno giustificabile che una studiosa italiana vivente – e con accesso a google, in assenza di voglia di scartabellare tra libri e riviste – assecondi questi errori)

  3. Dove si trovano numeri del Politecnico a prezzi accettabili?

    • Non so se si trovi ancora. Nel 1980 einaudi ha ristampato tutto il politecnico in un cofanetto di cartone. L’ho trovato da qualche parte a metà degli anni 90 nel remainder’s in galleria Vittorio Emanuele II a Milano (adesso non c’è più) nel periodo in cui facevano il 75% di sconto sul prezzo di copertina (lo dico solo per farti invidia: devo averlo pagato 15.000 lire).
      Qualche tempo fa ero in giro con lo stefanelli e stavano girellando per la libreria del mondo offeso. Su uno scaffale c’era quell’edizione e il fumettologico ha iniziato a perdere bava (di fronte alla mia ostentata indifferenza). Alla sua richiesta la libraia ha risposto: “quello è mio!”

    • confermo: in giro si trova ancora quel cofanetto con tutta la rivista in anastatica. Ma mai a meno di 100 euro (vedi abebooks).

      Lo vidi in remainder anni fa, e ancora mi pento di avere rimandato l’acquisto. Spari: bstrd

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