Disegni originali, disegni falsi?

In un articolo per l’abitualmente sulfureo blog Hooded Hutilitarian, Yoshimichi Majima e Timothy Finney hanno sollevato un piccolo caso intorno a un tema sottovalutato: l’opacità del mercato delle tavole originali.

Indagando su Manga Legends, una piccola azienda che si descrive come venditore di disegni originali di (spesso noti) autori di manga – e che tra le 5 lingue del suo sito ha anche l’italiano – i due hanno riscontrato una serie di offerte sospette (l’abbondanza di materiali ritenuti particolarmente rari, come alcune delle tavole più note di Akira), comportamenti ambigui (l’uso di referenze non confermate, come quella con Kashima Agency) e affermazioni oscure negli scambi via email con il gestore (la millantata affiliazione alla catena di negozi Animate è stata spiegata così: “About the company’s affiliation, it’s a little bit complicated and I can’t really explain to you in details”) che hanno di fatto suggerito l’ipotesi di un caso di truffa.

Nei commenti al post, alcuni lettori hanno fornito un indizio di più. Una delle tavole originali messe in vendita, tratta dal classico Lone Wolf & Cub, presenterebbe alcuni dettagli particolarmente critici, tra cui il senso di lettura: da sinistra a destra, “all’occidentale”, e non da destra a sinistra, come sarebbe ragionevole immaginare vista la provenienza.

Il caso è già una notizia in sé: gli orginali di valore provenienti dalla produzione giapponese sono particolarmente difficili da reperire, come testimonia il principale marketplace online del settore, il sito Comic Art Fans. Detto altrimenti: una truffa del genere fa proprio arrabbiare.

Ma il problema non è nuovo nemmeno sulle piazze occidentali, dove negli anni si sono succeduti numerosi episodi, come i falsi originali di Frank Miller o Michael Turner – per non dire dei tanti falsi Pratt, Magnus, Bonelli… – che hanno spinto alcuni collezionisti appassionati a creare persino una pagina Facebook, Comic Art Fraud Database.

Il fenomeno è ricorrente e mi pare un eccellente esempio delle differenze tra i mercati dell’arte riconosciuti e istituzionali, e quelli ‘informali’ fondati sulle culture del fandom, dove la veridizione non si giova della presenza di pratiche (certificazione), luoghi (aste/mercati) e soggetti (venditori dotati di curriculum e di chiare partnership) in grado di garantire quella fiducia e trasparenza di mercato di cui il consumatore ha bisogno per ritenere il consumo ‘sicuro’.

Certo, nell’ultimo decennio, il boom di gallerie e aste dedicate alle tavole originali è certamente un segnale di istituzionalizzazione che, tra i suoi risvolti positivi, ha anche quello di garantire il collezionista rispetto alla affidabilità dei materiali acquistati.

Ma che si tratti di un mercato trasparente e ‘maturo’, beh, quella è – ancora oggi – tutta un’altra storia.

8 Risposte

  1. […] truffe ai danni dei collezionisti di tavole originali. Potete leggere l’articolo completo facendo click qui. Per le frodi c’è anche una pagina FaceBook e, per fortuna, ci sono ormai anche entità […]

  2. certo che vendere una tavola di lone wolf all’occidentale è una cosa molto sciocca!
    per il resto, il problema c’è ed è non di facile soluzione.
    ma abbiamo idea di quanti soldi muove in italia il mercato degli originali?
    e quali sono secondo te gli autori italiani che riescono ad “arrotondare” in modo significativo anche grazie a questo mercato?

    h.

    • La tua domanda è generica, ma insieme cruciale. Pensiamo al fumetto 20 anni fa. Esisteva un mercato degli originali paragonabile ad oggi? No. Neanche lontanamente.

      E dunque. Se per arrotondare intendi un generico ‘integrare il reddito’, non posso che sparare stime, ma molto alte. Se escludiamo i disneyani contemporanei (che non mi pare muovano molto mercato, in proporzione alla produzione: la fanbase Disney stessa non mi pare attenta agli originali quanto la fanbase Bonelli), secondo me è ragionevole immaginare che in Italia almeno la metà dei fumettisti “arrotondi” in qualche modo con la vendita di originali.

      Vorrei allora sollevare un tema che non ho mai sentito discutere: il regime fiscale di questi scambi. Tranne i pochi casi di gallerie e intermediari seri, il mercato degli originali è storicamente un mercato nero. Nonostante gli oggetti di compravendita siano del tutto assimilabili a opere d’arte, sento ancora di autori che vendono ‘alla buona’ (ovvero: in nero, senza emettera fattura e inserire il reddito in dichiarazione). Fatto ancor più grave, sento di intermediari la cui attività – nonostante volumi di scambi regolari e non irrisori – pare ancora sostanzialmente in nero.

      E sarà veteroqualcosa parlare di elusione, ma okkey se mi regali un disegnino un paio di volte, ben altro se qualcuno muove svariate migliaia di euro (per opere significative, e non per robette disegnate in fiera) senza che il fisco veda nulla.

      • Il problema è: esiste un sistema semplice per risolvere la questione? O ppure gli autori dovrebbero essere tutti costretti ad avere la partita IVA e emettere fattura?

        E gli artisti di strada (intendo i ritrattisti, o quelli che vendono i loro quadri sui lungomari in estate) come sono regolamentati?

        Per quanto ne so, nemmeno in Francia hanno ancora chiaramente legiferato sulla tematica della vendita degli originali da parte dei detentori di diritto d’autore.

  3. Pare (sono voci di corridoio, quindi da prendere con le pinze), che esistano anche dei “veri” falsi.
    In pratica, sembra che alcuni inchiostratori abbiano l’abitudine di inchiostrare più volte le stesse pagine, stampando le matite in ciano, per poi rivenderle ai collezionisti.

    • sì luca: vero. Peraltro non sono voci di corridoio: la pratica esiste eccome.
      Un po’ come per i festini a Palazzo Grazioli…basta “chiedere in giro”. E talvolta non sono gli inchiostratori, ma gli stessi disegnatori.

      Domanda, ché io non ricordo: di questo aspetto specifico (autori che si duplicano o costruiscono ‘falsi’ originali) ne ha mai scritto qualcuno, sulla stampa fumettistica (non dico forum ecc.)? E cosa dicono gli operatori del mercato degli originali: è in crescita, oppure no?

  4. Io non ho mai letto nulla a riguardo.
    Comunque sarebbe una cosa interessante da analizzare.
    Il fatto che un disegno venga riprodotto più volte (soprattutto se si parla non solo di inchiostrazione, ma addirittura di disegno a matita) fatto dall’autore stesso, può essere considerato un falso?
    In fondo è quello che fanno spesso dei pittori quando riproducono più volte lo stesso soggetto.
    Anche dell’Urlo di Munch, se non sbaglio, esistono più versioni.
    Una volta ho visto Taniguchi fare delle dediche ad Angoulême, I suoi disegni sembravano fatto con lo stampino. Erano sempre gli stessi. Questo li rende dei falsi?
    Qual’è la “linea di confine”?

  5. […] truffe ai danni dei collezionisti di tavole originali. Potete leggere l’articolo completo facendo click qui. Per le frodi c’è anche una pagina FaceBook e, per fortuna, ci sono ormai anche entità […]

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