Strategie digitali: fumetto e crowdfunding

Il tema è di quelli che meritano ampia attenzione. Ridotto in una domanda: quali sono le relazioni tra il fumetto e le nuove forme di organizzazione sociale collaborativa (anche dei pubblici) maturate in Rete? In particolare: cosa sta accadendo intorno alle pratiche di crowdfunding applicate al fumetto?

Risposta sintetica: parecchie cose. E sempre più significative. Vediamone tre.

1. In Francia un editore ‘nativo digitale’ ha abbracciato nel 2010 questo modello per produrre i suoi fumetti. Si chiama Sandawe, e risale a ormai un anno fa il primo fumetto interamente finanziato dai lettori “edinauti”, grazie a un capitale di 36000 euro in donazioni. Da allora, altri 2 progetti sono andati in porto (e 2 sono oltre il 50% di funding), con valori tra i 19mila e i 40mila euro. All’ultima Angouleme presentavano il loro secondo libro, osservati con

2. In Spagna ci sta provando invece Lanzanos, che non è un publisher specializzato in fumetto, ma è comunque riuscito a finanziarne rapidamente uno (ammontare del finanziamento: 800 euro).

3. Negli Stati Uniti, domina invece la scena Kickstarter. Un portale diventato rapidamente (a 2 anni dalla nascita) il principale alfiere del crowdfunding di progetti creativi. Un sito diventato celebre per avere lanciato iniziative come il social network Diaspora e…molti, moltissimi fumetti. Al punto da essere ormai diventato un attore di peso nel mercato del fumetto statunitense. Come racconta Publisher Weekly, Kickstarter si avvicina a chiudere il primo semestre 2011 da quinto “editore” USA di fumetti in formato libro: dopo DC e Marvel, e di poco dietro a Dark Horse e IDW (a Maggio, 15 titoli prodotti da questi due, 10 da Kickstarter). La media di fumetti finanziati mensilmente da Kickstarer, sommando albi e libri, è di circa 14, per un controvalore totale di oltre 400.000 $ in soli 5 mesi, ovvero una media di 81.000$ di funding mensile. In realtà Kickstarter i libri non li pubblica, fermandosi al ruolo di puro marketplace (diversamente da Sandawe): gli editori sono poi i singoli utenti. O forse il punto è proprio questo: Kickstarter è un esempio di cosa può essere l’editore del futuro: non un produttore di oggetti, ma un abilitatore di servizi (anche editoriali) tra creatori e consumatori.

Insomma: di questioni da discutere, sollevate da casi come questi, ce ne sarebbero.

Per esempio, del modello crowdfunding si potrebbero facilmente descrivere i limiti (l’assenza di quel che gli inglesi direbbero curatorship; le secche determinate dall’estrazione culturale (geek o indie ‘spinti’) degli autori; i rischi della disintermediazione della catena distributiva; le strozzature relative alla visibilità, visto il contesto di un marketing della piattaforma e non (ovviamente) dei singoli prodotti; il caos delle politiche di prezzo; la crescente difficoltà del portale a governare la library esistente secondo logiche editoriali; …).

Oppure si potrebbe polemizzare sulla distanza tra queste esperienze e le discussioni “tutte chiacchiere e distintivo” sul fumetto digitale in Italia, ormai il “big market” fumettistico più arretrato, rispetto alle pratiche sia di crowdsourcing (anche se esistono eccezioni come Spinoza.it) che di crowdfunding (italiani, popolo di navigatori…ma con paturnie sulle carte di credito).

Per ora, ci limitiamo ad osservarlo. Chissà mai che, a forza di abituarci alla sua presenza, questo modello possa fare ulteriori passi avanti. E ispirare qualche slancio nostrano. Sarebbe anche l’ora: che dite?

8 Risposte

  1. C’è una cosa che ancora non ho capito del funzionamento del crowdfounding.
    Se io investo ad esempio 1000 Euro, questi soldi sono a perdere, o “acquisto” delle quote del prodotto, e questi soldi mi ritorneranno i proporzione quando il fumetto sarà venduto?

  2. Trovo molto interessante il sito di Lanzanos, dove non si limitano a chiedere la grana: ti dicono precisamente di quanti soldi necessità il singolo progetto e quanti ne ha avuti finora.

    • Luca: certo che no: i soldi non sono “a perdere”. Prima del raggiungimento del 100% di finanziamento, gli addebiti sulle carte di credito non partono. Non è “carità”: è finanza collaborativa.

      Federico: Anche gli altri due portali lavorano come Lanzanos: esiste una somma-target, e una percentuale di progress.
      Kickstarter, inoltre, fissa delle deadline: se entro tot giorni non è finanziato, il progetto decade (e non scattano gli addebiti alle carte di credito).

  3. Segnalo l’articolo di Comicom con qualche altra suggestione sull’argomento http://www.comicom.it/digitale-innovazione/2011/crowdsourcing-la-liberta-e-partecipazione.html Ciao!

  4. Interessantissimo, ma quali sono le “misure” del mercato frances? sicuramente c’è un numero più alto di lettori disponibili alla sponsorizzazione, in Italia mancano i lettori disposti all’acquisto, figuriamoci alla sponsorizzazione.

  5. Segnalo in proposito la neonata piattaforma italiana per il crowdfunding http://www.eppela.com , funziona come kickstarter, con una somma-target e una deadline, e i sostenitori ricevono in cambio delle ricompense che sono parte del progetto (biglietti teatrali, copie del libro o del film o del cd..)

  6. Diciamo che noto particolare utilizzo e applicazione per progetti artistici..ma funziona ancora poco nell’ambito sociale…

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