Amnesty e il fumetto come sinèddoche

Pare proprio che Amnesty Italia, per fare un po’ di campagna di comunicazione intorno all’imminente manifestazione EuroPride a Roma, dedicata ai diritti dei “diversamente etero” (questa passatemela –  sennò vi mando Borghezio), si sia rivolta – nel progettare un’applicazione per Facebook – all’estetica del balloon.

Ambiguità incluse: l’ha chiamato “fumetto”. Che come riporta, chessò, il Sabatini Coletti, è: 1. la nuvoletta; oppure: la narrazione a disegni. [e non leggete il 2., che poi ci si arrabbia]

L’ambiguità semantica delle “parole per dirlo”: una questione che in italiano è ben più vasta – e complessa e antica – delle ricorrenti diatribe sul termine graphic novel.

3 Risposte

  1. Caro Matteo,
    pregevole osservazione; da parte mia devo dire che, se escludiamo l’accezione gastronomica del termine “fumetto”, esso si riferisce in origine, nell’ambito che ci è caro, proprio alle nuvolette; infatti le prime espressioni per designare il nostro beneamato medium, nel dopoguerra, erano “storie a fumetti”, “stampa a fumetti” et similia. Cioè con i “fumetti” si designavano precisamente le nuvolette. Da qui il famigerato equivoco in cui sono caduti molti critici fino ad almeno gli anni Settanta, i quali indicavano con “fumetti propri” (es. Claudio Carabba in Il fascismo a fumetti, 1973, e altri sia prima sia in quegli anni) quelli con le nuvolette; gli altri non erano considerati propriamente fumetti (quelli cone le sole didascalie e quelli con le strofe in rima).
    Credo che oggi molti critici, e lo stesso linguaggio comune, cadano nell’integralismo opposto, in un certo senso, dal punto di vista semantico: noi oggi designiamo con il termine “fumetto” – o comunque riteniamo di averne legittima facoltà formale – sia il medium in sé, in tutte le sue manifestazioni, sia ogni singola storia. “Il fumetto è una forma espressiva degna di rispetto…”, “questo fumetto di Marjane Satrapi è noioso…” ecc. In tutti i casi, il termine “fumetto” è sempre una sineddoche, quale che sia il suo uso, a meno che non indichi precisamente la nuvoletta, cioè l’oggetto originario che il termine designava. Ovvero, fumetto e nuvoletta sono sinonimi perché indicano in origine la medesima convenzione grafica. Il termine “fumetto”, se non ero, inoltre è una metonimia, oltre che una sineddoche: è metonimo di “nuvoletta”, perché oltre a riprodurne il vezzeggiativo (ma questo è solo un dettaglio grammaticale), ne indica una proprietà (la nuvola è, ipso facto, fatta di un qualche tipo di fumo).
    Pertanto mi pare di poter concludere che, formalmente parlando, gli slogan di questa campagna promozional-culturale siano corretti, perché designano col termine fumetto i fumetti, ovvero le nuvolette, secondo l’accezione originaria, e ancor oggi formalmente corretta, con cui le nuvolette venivano indicate. Ancor oggi io trovo che non sia affatto scorretto indicare col termine fumetto le nuvolette delle storie a fumetti. Basta essere chiari ed espliciti sul significato che si dà alle parole nel contesto locale nelle quali le si pronuncia e all’interno del proprio discorso, per salvaguardarne la coerenza e per non confondere i propri interlocutori.
    So che rimane il fatto che forse gli ideatori della campagna non hanno del tutto chiare queste nostre riflessioni, e magari hanno “azzeccato” il termine per puro caso; però, caso o non caso, hanno ragione e comunque si sono riferiti al termine “fumetto” perché di certo, oltre a essere indubitabilmente in tema, è di maggior richiamo per il presunto pubblico designato rispetto a un termine ancor oggi, forse, non del tutto entrato nel patrimonio linguistico comune come sinonimo di balloon fumettistico, “nuvoletta”.

  2. A me piace sempre ricordare che jacovitti usava la parola “fumetto” per indicare i balloon; eppure, nella prima storia di Zorry Kid usa il termine “fumetto” in entrambi i sensi: quando Kid Paloma spiega che il suo maggiordomo Carmelito Battiston sa leggere ma non sa scrivere e quindi i suoi fumetti (nel senso di balloon) sono privi di scritte, nelle vignette successive alla domanda “come faccio a leggere i fumetti di Carmelito se sono privi di scritte?” risponde: “Io sono un uomo di cultura: IO NON LEGGO I FUMETTI!”. E qui usa il termine “fumetto” come sineddoche, probabilmente anche per ironizzare su un certo atteggiamento alora ancora molto diffuso di disprezzo verso i “fumetti”

  3. marco: grazie, e sì, non c’è nulla di semanticamente sbagliato nella campagna di Amnesty. E’ però anche vero che la lingua vive di usi, e mi pare che usare fumetto nell’accezione di nuvoletta suoni, semplicemente, un po’ demodé

    paolo: Jac mi sa proprio che la adorava, la parola fumetto. grazie.

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