Il primo graphic novel spagnolo: 1904

Il primo periodico dedicato al fumetto, in Spagna, fu probabilmente il settimanale Monos.

Un supplemento per bambini del quotidiano “El Liberal”. Un po’ come il nostro Corriere dei piccoli. Però nato 4 anni prima (e non a colori, e non in rima), alla fine del 1904.

Il dettaglio curioso di Monos lo ha evidenziato quel setacciatore compulsivo di Joan Navarro. Che ha notato come veniva presentato, nei redazionali, un fumetto apparso sin dal primo numero. Era una serie di episodi, intitolata Las travesuras de bebé.

Ironia della Storia, era descritto come “la primera novela grafica que se publica en Espana”. Nientepopodimenoche:

Secondo elemento di ironia storica: questa breve serie di onepagers non era di produzione spagnola. La prima “novéla grafica” era infatti statunitense. Si chiamava Posey County, realizzata per il “The World” dal semisconosciuto Frank Lagendorf, una sorta di follower di Outcault. Solo semi-, però, perché quelle stesse tavole domenicali apparvero pure in Francia.

La morale della scoperta di Navarro? La solita: graphic novel, sia la parola che il concetto, sono *cose* insieme nuove e antiche.

Il casino, se volete, è che si tratta di una ambiguità di quelle vere, inaggirabili. Intorno a cui vedremo gente (autori, editori, giornalisti, fumettologi) azzuffarsi forever and ever.

4 Risposte

  1. c’è un errore di base.
    La novela grafica, Comic, Tebeo (TBO) sono tutti termini che descrivono la parola fumetto.
    Non esiste la diatriba grottesca e retorica che ritroviamo in Italia sulla parola Graphic Novel.
    TeBeO si riferisce ai fumetti pubblicati ai tempi delle riviste degli anni 60 (c’era una rivista che si chiamava appunto TBO, da lì il nome).
    Generalmente si chiama Comic tutto ciò che è fumetto in serie (americani, giapponesi).
    Tutto il resto è chiamato Novela grafica, nel senso più ampio del termine.
    Nessuna guerra su cui azzuffarsi

    • claudio, il dibattito c’è eccome, anche in Spagna. Penso alle reazioni suscitate dal recente libro di Santiago Garcia “La novela grafica”. Per il quale (ma non è il solo) questo termine non è affatto un sinonimo neutro di tebeo o comic, come tendi a dire tu.
      Un conto è dire che “descrive la parola fumetto”, un altro dire che è del tutto intercambiabile. E infatti qui casca l’asino – in Spagna come altrove: il graphic novel è fumetto, ma il fumetto non è sempre graphic novel.

      Che poi in Italia ci si azzuffi più che altrove: seguro.

  2. Ma infatti quando dicevo errore di base era legato al fatto che in Spagna usare il termine Novela Grafica creasse la stessa diatriba che c’è in Italia, dove ci si scanna su una parola senza fare analisi sul contenuto.
    La parola Novela Grafica viene generalmente utilizzata per quei fumetti che hanno un lungo respiro nella narrazione e che la confezione somigli più a un libro.
    Sembra limitativo, ma ti garantisco che è quello che ti dicono gli autori spagnoli
    Per quanto riguarda le reazioni sul libro di Santiago sono state più legate agli autori che non sono stati inseriti nel libro, e meno al modo in cui la parola Novela grafica potesse creare “lotte”.

  3. […] L’ambiguità semantica delle “parole per dirlo”: una questione che in italiano è ben più vasta – e complessa e antica – delle ricorrenti diatribe sul termine graphic novel. […]

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