Dilbert ha sbroccato?

Scott Adams: così si chiama l’autore di uno dei più celebri, divertenti, cialtroni, piatti fumetti del mondo, Dilbert.

La notizia è che mister Adams ha inanellato, negli ultimi anni – e mesi – di post sul suo blog ‘personale’, una tale serie di affermazioni paradossali e immotivate (sulle donne, sulla scuola, sull’evoluzionismo e su Dio. E poi non ditemi che i fumettisti non hanno opinioni su nulla…), e di auto-difese capziose e violente, da meritarsi qualcosa di più di un premio come “fumettista più polemico del decennio”.

I suoi sostenitori sostengono che sia un tipico caso di “provocatore antipatico che scherza sempre”: uno che quando inizia a provocare, poi non smette più. I suoi detrattori, che il successo gli abbia dato alla testa, togliendogli la capacità di ritrattare quando è evidente che ha sostenuto fesserie improbabili. A giudicare dalle reazioni online, pare che i primi – almeno in USA – siano pochini.

Confesso che: avendo letto con gusto qua e là Dilbert per anni; e poi essendomi spesso annoiato per la sua ossessiva ripetitività (più che con Garfield); e poi avendo letto una lunga serie di ricostruzioni sulle polemiche che ha suscitato; beh, ho iniziato a capire da dove arrivassero quelle idee tanto ciniche che avevano prodotto il piacere&disgusto per quella “stupidata geniale” che è Dilbert. E forse avrei fatto meglio a limitarmi alle strips.

Anche se – devo dire – un autore affermato che sbrocca a quel modo: vien proprio voglia di incontrarlo.

Insomma: della vicenda Adams ho scritto sul Post.it.

Siccome la vicenda è insieme particolarmente triste e spassosa – e si sa, dietro al miglior umorismo c’è sempre un che di tragedia – metto qui un po’ di link per chi volesse approfondire ulteriormente:

  • Una ricostruzione della polemica sui “privilegi delle donne”.
  • E un commento sul recente caso di “auto-incensamento anonimo” online.
  • Un biologo che si divertì, nel 2007, a smontare le fesserie anti-evoluzionismo di Adams, qui.
  • Qui (o anche qui, dalle parti di Richard Dawkins) qualche contro-argomento alle tesi anti-ateismo del nostro.
  • E alla fine, qui, Adams si è recentemente paragonato a Marilyn Davenport. Porello.

Beam me up (into your brain), Scotty

Una Risposta

  1. Ho smesso di leggere Dilbert da parecchio, sia perche’ era diventato ripetitivo, ma anche per una ragione piu’ profonda: e’ un personaggio autocompiaciuto. Faccio un confronto con un altro fumetto di argomento aziendale per spiegarmi meglio, il britannico e cronologicamente precedente Bristow.
    In entrambi i casi vengono messi alla berlina gli assurdi rituali aziendali, il punto di vista e’ pero’ un po’ diverso. Bristow e’ un uomo senza qualita’, sa di esserlo: nonostante a volte sogni di diventare neurochirurgo o grande scrittore, sa che e’ irrimediabilmente prigioniero nella sua posizione di impiegato degli acquisti che puo’ solo sabotare dall’interno con il suo barcamenarsi. Dilbert e’ invece un genio: cretini o non collaborativi sono infatti gli altri, e si ha quasi l’impressione che in un altro ambiente potrebbe fare cose memorabili. Bristow e’ dunque un personaggio negativo, Dilbert e’ invece positivo: il lettore tendera’ quindi a identificarsi piu’ con Dilbert che con Bristow. E qui sta l’autocompiacimento: mentre il lettore di Bristow ride anche della propria mancanza di qualita’ ed e’ quindo portato a vedere anche le proprie attivita’ e i propri sogni con ironia, il lettore di Dilbert identificandosi con lui pensera’ che e’ il suo capo che e’ un imbecille, il suo vicino di ufficio che gli mette i bastoni tra le ruote. Questo finche’ non si accorgera’ che anche il suo vicino di ufficio che legge Dilbert pensera’ la stessa cosa di lui.
    In altre parole, mentre Bristow e’ un fumetto radicale, Dilbert e’ in fondo consolatorio: se in Dilbert il mondo aziendale fa schifo, la colpa non e’ sua. E questo certamente non favorisce una vera critica del sistema.
    Chiedo scusa per la lunghezza del commento.

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