Leonardo da Vinci e il fumetto – bis

Delle parole di Leonardo da Vinci sulla “somma stoltizia” di un affresco del Ghirlandaio, interessanti perché sollevano questioni narrative e di composizione spaziale dalla rilevanza quasi-fumettologica (riportate da Gombrich e riscoperte da Luca Raffaelli), avevo scritto qui.

Nel commentare quel passaggio è intervenuto anche Daniele Barbieri, che nella nuova puntata della rubrica ‘Nuvolette’ di Raffaelli (su Lanciostory ora in edicola), dice:

Possiamo dire così: Leonardo rappresenta la prima istanza consapevole di un’idea della pittura, la stessa da cui poi nasce la prospettiva. L’idea della pittura, dal Rinascimento in poi, è l’idea di qualcosa che può trasmettere autonomamente il discorso. Tutta la pittura che era stata prodotta prima era stata accompagnata da racconti […]

Questo accompagnamento della parola (scritta od orale) con il Rinascimento scompare. E la pittura prende un’altra strada, quella del discorso autonomo. La narrazione per immagini non è che scompaia ma, diciamo così, va sullo sfondo. Diviene una cosa secondaria relegata, per esempio, alle stampe di uso popolare (ad esempio in Germania nel Cinquecento, dove si stampavano le narrazioni per immagini, soprattutto dalla Bibbia, che erano dei protofumetti per uso popolare). Oppure diventano il linguaggio usato dai cantastorie, che andavano nei paesi a presentare il più povero dei teatri. Ma insomma, scomparvero dai primi piani della storia e della storia dell’arte. Che dal Rinascimento diventa soprattutto costruita da “immagini centrate”. La prospettiva diventa una sorta di metafora di quanto sta accadendo. E Leonardo con quelle parole difende la nuova centralità della pittura. E quand’è che la narrazione per immagini, che esisteva nel Mediovevo, ricomincia ad avere un peso?».

Il punto centrale del discorso sia di Barbieri che mio, ovviamente, è il passaggio dalla narrazione per immagini al fumetto. Una transizione storica ancora poco studiata, che dal mio punto di vista – come scrivevo – prese forma da un duplice processo:

  • la ridefinizione / messa in discussione (post-rinascimentale) della natura ‘ideologica’ del concetto di punto di vista,
  • e il suo innestarsi in un ambiente  culturale moderno (caratterizzato da un quadro tecnologico e cognitivo che non sto qui a ricordare) segnato dalla nuova portabilità e diffusione degli oggetti editoriali.

Continueremo a ritornarci sopra. E non solo perché Raffaelli proseguirà di certo nel dare voce al dibattito su questa affascinante posizione leonardesca (e in cui ha voluto gentilmente inserire anche le mie osservazioni). Ma perché a breve vorrei riprendere e commentare una delle (poche) ipotesi esistenti sulla ‘transizione moderna al fumetto’: quella che io chiamo tesi autoriflessiva, sostenuta da Thierry Groensteen in relazione al “caso Topffer”.

Ah: inoltre, in tutto questo dibattito si inserisce anche la rivista SIGNs Journal, di cui – con colpevole ritardo – l’amico Fabio Gadducci e il sottoscritto stanno preparando un nuovo numero (e a breve vi racconto).

Ma i dibattiti di questo genere non invecchiano rapidamente come lo yogurt, vero?

PS  Buttiamola infine in vacca, con un nerdissimo divertissement grafico:

iphone by Leonardo da Vinci

6 Risposte

  1. Leonardo sceneggiatore di fumetti, ci fu (illustrato da Scòzzari) sul n.4 di ANIMAls!

  2. In attesa di rientrare in gioco con calma su questo tema sempre interessante, può forse essere utile a chiarire quello che volevo dire questo post di qualche mese fa: http://guardareleggere.wordpress.com/2010/05/18/del-fumetto-delle-immagini-del-racconto-e-del-jazz/.
    Luca ha riportato delle parole dette da me a braccio su una sua domanda a bruciapelo. Dato il contesto, dovevo rispondere molto in breve, e il tema non è proprio di quelli che si possono liquidare in due parole.
    Quindi, in questo vecchio post, pur senza nominare Leonardo, parlo proprio di quel tema. E appena ho un po’ di tempo ci ritorno sopra.
    Grazie Matteo
    db

  3. laura: non ricordavo, grazie
    daniele: ricordavo, grazie

    Nei giorni del salone del mobile (e delle sconfitte interiste…), siamo tutti un po’ leonardeschi

  4. la narrazione per immagini è sempre stata fumetto, uff, che testoni che siete, mi sa che vi devo rimandare, che dovrete andare avanti a studiare per anni, prima di poter venire anche voi a giocare qui in strada.

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