Perché autoprodursi: motivazioni fresche

Qualche giorno fa si parlava di una recente autoproduzione di Sergio Ponchione.

Per dire – sintetizzo – che autoprodursi non è mai solo una scelta ‘forzata’ in mancanza d’altro (un editore), una cosa da ‘ggiovani, o viceversa una tattica per aggirare il bieco mercante (noto come editore). Le motivazioni di una simile scelta, possono essere – e spesso lo sono – ben diverse: Ponchione si è autoprodotto un albetto, per la prima volta dopo 10 anni di carriera, per ragioni che sono tutt’altro che derivative o etero-condizionate.

Nel frattempo, un altro autore con ormai un tot di lavori alle spalle ha fatto lo stesso. Makkox ha autoprodotto un libretto, intitolato L’Adolescenza, che descrive così:

L’albo è una raccolta tematica di storie già pubblicate su rivista, più una no. L’ho realizzato perché volevo averle insieme e stampate come cristo comanda. Inoltre, raccogliere le storie è stata occasione di riflessioni e ricordi che ho scritto e un po’ disegnato e ho messo lì a collegamento e connessione tra i racconti.

Ho voluto produrre questo volume in autonomia perché volevo curarmelo dall’inizio alla fine come un artigiano che costruisce comodini.

Recupero di materiali dispersi, gusto artigiano del ‘lavoro ben fatto’. Ma anche qualcosa d’altro, che somiglia al giocare con dei materiali fatti di carta e disegni, e un piacere che è insieme controllo e fantasia. Ponchione mi ha raccontato le proprie motivazioni così:

Perché autoprodurti un fumetto, oggi?

L’albetto autoprodotto è un piccolo sfizio che non mi ero mai tolto. Non l’ho fatto agli inizi perchè il desiderio che avevo era ‘entrare’ nella scena “professionale” del fumetto, e forse perchè in realtà collaboravo già alla rivista letteraria Maltese Narrazioni, che era un’autoproduzione di gruppo a tutti gli effetti. Ma dopo aver pubblicato da ormai oltre dieci anni, quel primordiale ed eccitante desiderio di fare un “giornalino tutto tuo” con pochi mezzi e tanta fantasia – come quando si è bambini – ogni tanto rispunta fuori. Ed ecco che ciò che è il punto d’inizio per molti giovani autori può invece essere un piccolo traguardo per un autore professionista. Grazie alle soddisfazioni e conferme professionali avute nel tempo, potersi permettere insomma di fare una cosa assolutamente per il proprio piacere senza troppe ambizioni.

Piacere, dici: di che genere?

Diversi piccoli piaceri. Realizzare il “giornalino” di cui sopra, rimaneggiare materiale già apparso tempo fa e in altro modo su Maltese Narrazioni per dargli un nuovo senso e visibilità, essendo anche materiale che difficilmente avrei potuto ricollocare altrove. Proporre la storia prima a puntate on line sul blog come fossero puntate di un telefilm. E poi raccoglierla appunto su carta: un modo per me nuovo, diretto, artigianale, seguendo un percorso che andava dalla mia testa dritto alla mia stampante… vabbè, alla copisteria.

Insomma, mi pare chiaro: il selfpublishing è un campo ricco e complesso. A volte in alternativa o antagonista all’editoria ‘mediata’ dagli editori; a volte, semplicemente, una strategia “altra”. E la differenza la fanno – come sempre – i bisogni. Chiarirli (chiarirsi?), aiuta a scegliere.

E domani si premia un’altra autoproduzione, qui.

3 Risposte

  1. “Andate e autoproducetevi…” (Genesi 22,17)

  2. altro bel post! ma comincio a fare fatica a starti dietro…😉

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