Tanti premi, nessun premio? (E Fullcomics)

Michele Petrucci ha risollevato una vecchia questione: la proliferazione di premi (anche) fumettistici in Italia.

Credo abbia fatto bene a farlo. Perché la questione è quantomai opportuna, in un Paese che vive da dieci anni una costante crescita delle manifestazioni culturali dedicate al fumetto, tra fiere e festival. Una progressione che, se da un lato testimonia la maturazione di un canale di mercato consistente (per penetrazione geografica e volumi di pubblico), dall’altro rappresenta bene le dinamiche in parte disarticolate con cui è andato sviluppandosi il canale, non a caso periodicamente oggetto di piccoli o grandi conflitti (sovrapposizioni di calendario, concorrenza su clienti/espositori e contenuti/mostre).

E i premi sono da tempo parte di questo dibattito. La loro stessa presenza e diffusione – evento che vai, premio che trovi – pone inevitabilmente domande su qual sia il loro ruolo. Questione che si associa alle domande sulla loro ‘formula’: nonostante le sfumature, i premi fumettistici italiani tendono ancora oggi ad assomigliarsi molto l’uno con l’altro.

Siccome le questioni da discutere sarebbero molte, mi limito a quella postami direttamente da Petrucci: perché fare il giurato in un premio ‘piccolo’ come quello di Fullcomics? E rispondergli mi permette anche di rilanciare, offrendo qualche elemento che spero utile a proseguire la discussione al di là del di per sè poco interessante caso individuale.

Premessa: condivido che la questione piccolo/grande sia importante. Michele parla di visibilità: più è ‘grande’ l’evento, più ampia la visibilità.

In realtà le cose non stanno esattamente così (esempio italiano: Romics ha più visitatori, ma i premi di Napoli Comicon sono certamente più ‘visibili’). E non è vero che il ruolo di un premio stia in una generica e indifferenziata visibilità: molti importanti premi culturali perseguono strategie volutamente diverse dalla “visibilità mediatica di massa”, privilegiando visibilità specifiche o settoriali (nel cinema, gli Oscar non sono i Sundance Awards), oppure ‘valori’ del tutto diversi: il più comune è il riconoscimento all’interno di un network (i premi dati da artisti ad altri artisti, per esempio, non sono uguali a quelli assegnati agli artisti dalla stampa, dalla critica, dal mercato, dal pubblico… Esempio: i Grands Prix di Angouleme, assegnati dall’Académie des Grands Prix (tutti autori), sono ben altro dai premi alla carriera assegnati da giurie varie o direttamente dagli staff festivalieri). Qual è il valore più comune attribuito alle strategie del riconoscimento? Il prestigio: il riconoscimento da un’autorità locale non attribuisce lo stesso prestigio di un riconoscimento di una figura competente, un grande artista, un imprenditore di successo, eccetera. E la stessa “visibilità” ne è fortemente condizionata: come dicevo prima, c’è visibilità e visibilità.

Ma questa premessa è solo un minuscolo spunto. Doverosa solo per evitare di appiattire il dibattito sulla questione della visibilità, e ricordare come il ‘senso’ dei premi sia questione ben più complessa e sfaccettata, a partire dalla questione del prestigio e del riconoscimento (e il valore sia simbolico che economico di tutto ciò). Per approfondire, consiglio la lettura di The Economy of Prestige Prizes, Awards, and the Circulation of Cultural Value di James English.

Il mio trovarmi d’accordo con Petrucci sul “problema della proliferazione” deriva dal fatto che, nel panorama del fumetto italiano, la tendenziale somiglianza tra formule – e intendo dunque categorie, composizione delle giurie, meccanismi di selezione, contenuti dell’assegnazione, e obiettivi simbolici del premio (quasi e sempre solo una indifferenziata visibilità, appunto) – produca un effetto inevitabile: tanti premi, nessun premio. Il problema non è solo nella quantità, ma in una sorta di proliferazione indistinta. Ovvero: se così tanti premi si somigliano, a vincere resta solo il più “grosso”, in grado di produrre la massa di visibilità maggiore. In un simile scenario, la scelta di rinunciare del tutto ai premi può rappresentare una scelta estrema, ma anche la sola via d’uscita dall’effetto ‘calderone’: è la posizione di un festival rilevante come Bilbolbul, che incarna la più evidente consapevolezza di una simile impasse.

In questo contesto – naturalmente in evoluzione: dubito che tra 10 anni lo scenario sarà lo stesso – è strategico riflettere, oggi, su un piano che mi pare un “passaggio forzato” per sciogliere il nodo della somiglianza/appiattimento nelle formule: l’identità dei premi. Ovvero: premiare sì, ma “che cosa”? Una domanda che mi accompagna da un po’ di tempo, sin dai tempi di Napoli Comicon nel 2006/7 in cui, oltre a istituire il concetto di Comitato di Selezione, ridisegnai la struttura delle categorie rafforzando l’identità ‘italiana’ (più sezioni) e creando una più articolata distinzione tra opere seriali (per generi: drama/comedy) e non. Un impianto che mi pare ormai felicemente consolidato, e che oggi – a mio avviso non a caso – apre spazi di manovra su altri piani, come le politiche di valorizzazione e comunicazione (l’accordo con alcune librerie Feltrinelli Express, sebbene in un numero irrisorio).

E proprio su questo piano – lavorare sull’identità dei premi – ho trovato le motivazioni essenziali che mi hanno spinto ad accettare l’invito di Fullcomics. I cui premi sono in parte simili ad altri, ma in parte no. E le differenze, rappresentate da alcune categorie, mi sono parse tali da ritenerla una opportunità per segnalare 4 cose:

  1. le autoproduzioni sono un segmento importante della produzione fumettistica: assurdo snobbarle, e anzi mi pare urgente integrarle come già avviene persino nel più importante festival internazionale, ad Angouleme. Ecco dunque l’importanza di lanciare un segnale compiendo scelte all’interno di una categoria MIGLIOR FUMETTO ITALIANO AUTOPRODOTTO
  2. la produzione di fumetto per piattaforme digitali è un altro segmento rilevante, oggi. Al punto che non solo è utile integrarlo (Napoli lo fa da qualche tempo; Lucca non ancora), ma serve anche un salto in avanti: non solo guardare alle produzioni seriali, ma anche a specifiche opere. Ecco perché ho suggerito – trovando adesione presso gli altri giurati – di inserire anche singoli lavori di fattura particolarmente riuscita, che hanno prodotto la nomination alla (per me splendida) storia “In fondo in fondo” di quasimai nella categoria MIGLIOR FUMETTO ITALIANO DIGITALE
  3. riconoscere l’operato non solo degli autori ma anche degli operatori, passa anche per il discrimine tra strategie produttive standardizzate e iniziative (formule editoriali o iniziative commerciali, piattaforme o collane dai concept originali e creativi) in grado di offrire elementi di innovazione, che possono emergere mettendo a fuoco categorie come quella dedicata all’INNOVAZIONE EDITORIALE
  4. infine credo sempre più utile segnalare che i contributi alla crescita della cultura fumettistica non passano solo per i prodotti, ma anche per altre iniziative culturali. Ecco perché, accanto alla saggistica, si è potuto inserire una mostra nella categoria PREMIO SPECIALE CULTURA DEL FUMETTO

Niente di più, niente di meno: un premio di un evento piccolo, dalla rilevanza limitata. Peraltro non privo di debolezze anche sui premi stessi (l’ambiguità sull’identità italiana delle categorie; una certa prosopopea nella retorica comunicativa, nome “Gran” Premi incluso).

Ma questa piccola fiera, nel contesto dell’Italia fumettistica dei nostri giorni, ha offerto qualcosa di utile, volenti o nolenti: la consapevolezza che esistono aspetti che hanno ancora poca visibilità persino nei “premi calderone” nostrani, nonostante la loro evidenza. E di cui i premi del futuro faranno bene a tenere conto.

Chissà che prima di arrivare all’auspicata equazione “meno premi, più visibilità”, non si riesca a passare per una ragionevole “più premi, se mirati”.

 

PS Questo post inizia bene, poi diventa noioso. Uff. Lo ammetto: stanchezza da perditempo al Salone del mobile.

15 Risposte

  1. concordo su tutto. un premio alle autoproduzioni ci vorrebbe veramente. anche il premio nuove strade agli autori emergenti è sparito dal comicon.

  2. non è vero che il premio Nuove Strade sia sparito. é un premio a parte, assegnato insieme da cfapaz e comicon e quindi non ha un percorso di preselezione e nomination.

  3. Ach, Professore, ma se Fullcomics è “un evento piccolo, dalla rilevanza limitata” perchè un illustre cattedratico come te perde il suo prezioso tempo a parteciparvi?

    Spero inoltre che avendo tu definito Fullcomics come “un evento piccolo, dalla rilevanza limitata” tu non abbia richiesto alcun rimborso spese per portarvi a tua illustre presenza.
    Altrimenti come funzionerebbe? Il tuo senso critico sarebbe indipendente ma il tuo protafoglio no?

    GM

  4. di troll ce ne sono tanti, e assomigliano spesso a personaggi di fumetti come Obelix. Solo che invece di cadere nel pentolone di pozione magica, forse sono caduti in un pentolone di bile magica!😉

  5. I premi dovrebbero rispecchiare (e quindi indicare ai lettori) quel percorso culturale che la manifestazione dovrebbe fare. Per questo prima è necessario creare questa identità. E per questo motivo che critico quelle piccole realtà che ancora stanno lavorando sulla loro identità ma che in maniera indistinta creano concorsi. Ma tutto è migliorabile e le nuove categorie che avete pensato per Fullcomics, per esempio, fanno ben sperare.

  6. Certi argomenti fan proprio sorridere.

    Perché la rilevanza limitata di Fullcomics è esattamente il pregio che ho descritto: la capacità di mettere a fuoco alcuni valori specifici, attraverso qualche premio concepito con lucidità e visione dall’organizzazione. Non serve essere i “più rilevanti” (in termini di visitatori e impatto sui media), per essere “rilevanti” (in termini di idee): il prestigio si costruisce a piccoli passi, con piccole scelte: qui ce n’erano.

    E poi perché tutti i principali festival orientati al profitto rimborsano il lavoro dei giurati: da Venezia/cinema a Angouleme/fumetto. Indipendenti vuol dire liberi di dare un contributo professionale; che ha un costo. E valutarlo è un inevitabile, banale elemento gestionale e professionale: da Napoli a Piacenza, mi è sempre stato offerto un rimborso per questo lavoro. Il prestigio si costruisce con piccole scelte anche nel metodo e nella gestione, e qui ho trovato anche queste.

    In sostanza: di Fullcomics sapevo poco. Ma senza preconcetti ho ascoltato l’invito, e ho riconosciuto le condizioni per poter lavorare seriamente. Il passato mi interessa, ma se ogni volta è un macigno che impedisce di guardare oltre, si cade nel loop in cui cascano tanti nostri politici da 4 soldi che passano il tempo a attaccare o difendere azioni passate.
    Piccolo o grande che sia, limitato o meno (ciascuno valuterà come crede): per ora posso rubricarlo come case history positiva. Che rispetto al futuro, è sempre, solo una tappa. Ma una tappa positiva è anche sempre una opportunità. Il resto lo vedremo.

  7. D’accordo su tutta la linea, per il sito che curo mi sento molto vicino alla tematica della visibilità del fumetto e della “emarginazione” del fumetto digitale dai premi tradizionali. Aggiungo che a prescindere che sia un competizione di fumetti o qualsiasi altra cosa il premio deve essere denaro, o fornitura, insomma qualcosa che faccia realmente la differenza tra vincere e non vincere.

  8. Caro Professore, su una cosa siamo concordi. Anche a me certi argomenti fanno sorridere.

    E ci sarà tempo e modo per sorridere ancor di più insieme durante e dopo Fullcomics.

    GM

  9. Allora grazie per il lobbying in favore della mia scrollata solitaria😉
    Comunque anche secondo me questa proliferazione di premi non fa molto bene al fumetto italiano, pero’ magari ai fumettisti si. Mi spiego : gli autori di fumetti posseggono solitamente un ego smisurato, e visto che nella maggior parte dei casi col fumetto ci fanno la fame, lasciategli perlomeno qualche premietto di consolazione per risollevarsi il morale e fare bella figura con amici e parenti.
    Non lo dico con sarcasmo eh?

    • quasimai, io invece rigiro il tuo argomento in chiave sarcastica. Perché invece delle competenze sul contenuto, sai cosa hai attribuito ai giurati? Competenze da assistenti sociali!😉

      PS. Ne ho letti, di webfumetti italiani, nel 2010 (hmh, e se avessi un analista mi direbbe di non dirlo troppo in giro). Chiamalo lobbying, lungimiranza o gusto: per me quel lavoro è stato, semplicemente, il singolo webcomic più stimolante dell’anno (ché poi qualcuno creda pure che siamo amiconi, o che mi hai pagato in… pixeldollari!).

  10. full comics 2010, ne parlai qui:

    giorgiotrinchero.blogspot.com

    scusa se faccio la mia solita sparata e mi raccomando cancella tutto se messina e bot ne approfittano per trolleggiare (che poi, come è possibile che i media partner di una manifestazione siano anche troll… bisogna ammettere che sono avanti anni luce quei due)

    • ma mica avevo visto il delirio sul blog di petrucci… sono sempre peggio, e Primiceri ancora che gli fa fare i media partner. Salvatore, eddai, almeno loro mollali, sembri in ostaggio di un pazzo. Manda dei segnali cifrati se ti tengono prigioniero…

  11. Trinchero chi?

    GM

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